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giovedì 26 novembre 2009

Hijo de la luna - Mecano

Non posso fare a meno di postare qui una canzone che deve essere per forza conosciuta, "Hijo de la luna".
Gli autori sono i i Mecano, uno dei più importanti gruppi musicali spagnoli di musica pop che esordì in contemporanea con la movida madrilena (dopo A quien le importa, ricomponiamo i tasselli musicali della movida... :P ) e che venne fondato proprio a Madrid nel 1981 dai fratelli Nacho e José María Cano accompagnati dalla cantante Ana Torroja.

Incantevole gruppo ed incantevole testo: solitudine, amore, morte violenta.
Tematiche tipicamente andaluse qui racchiuse in uno dei pezzi pop più conosciuti, e non solo in Spagna.
“Hijo de la luna” , è una leggenda che narra del patto tra una donna e la luna: la donna chiede un marito alla luna e quest’ultima è disposta a concederglielo solamente in cambio del suo futuro figlio. La donna gitana, pur di fuggire alla solitudine, accetta di sacrificare il figlio lasciandolo alla luna. Sfortunatamente, il bambino nasce albino, bianco e pallido come la luna (per patto, sua madre) : il gitano calè (in andaluso, è la colorazione scura di pelle dei gitani) pensa ad un tradimento e abbandona la donna con a fianco il neonato.



Il finale riconferma il carattere leggendario del racconto: la storia viene confrontata con le fasi lunari. La luna piena corrisponde alla felicità del bimbo, mentre la luna calante è immagine della culla. Inoltre, la luna rappresenta un’entità pagana, una sorta di strega che può realizzare il desiderio della gitana di trovare il suo sposo. Nella fantasia andalusa, la luna appare come dea della fertilità, possiede la magia in grado anche di poter dare un marito alla donna. Appare anche come divinità crudele, in quanto il destino fatale vuole la donna gitana morta, per aver concepito un figlio bianco come la luna, causa della tragedia.


Tutto trasuda di cultura andalusa, e un forte esempio lo si trova nelle figure presentate da Garcia Lorca nel “Romancero gitano”: la solitudine della donna, l’amore, la fertilità, la morte violenta. Comuni anche immagini, simboli, come la luna, l’oliva (colore olivastro della pelle) , la natura e i gitani (il “Romance de la Luna”, che posto qui sotto, è sempre relazionata ad un bambino morto).



"La luna vino a la fragua
con su polisón de nardos.
El niño la mira mira.
El niño la está mirando.
En el aire conmovido
mueve la luna sus brazos
y enseña, lúbrica y pura,
sus senos de duro estaño.
Huye luna, luna, luna.

Si vinieran los gitanos,
harían con tu corazón
collares y anillos blancos.
Niño, déjame que baile.
Cuando vengan los gitanos,
te encontrarán sobre el yunque
con los ojillos cerrados..."

"Huye luna, luna, luna,
que ya siento sus caballos.
Níno, déjame, no pises
mi blancor almidonado.

El jinete se acercaba
tocando el tambor del llano
Dentro de la fragua el niño,
tiene los ojos cerrados.

Por el olivar venían,
bronce y sueño, los gitanos.
Las cabezas levantadas
y los ojos entornados."

"¡Cómo canta la zumaya,
ay cómo canta en el árbol!
Por el cielo va la luna
con un niño de la mano.

Dentro de la fragua lloran,
dando gritos, los gitanos.
El aire la vela, vela.
El aire la está velando..."

2 commenti:

  1. Bellissima canzone, sempre presente nel mio lettore mp3... sono contenta di conoscerti, ultimamente non mi troverai molto presente, a causa di crisi esistenziale...;))) ci sarò, anche se in sordina... spero di riaffacciarmi presto alla vita, come la desidero io...buona giornata^^

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  2. Ciao Angela,
    mi fa piacere tu abbia scritto qui.
    Curi un bellissimo blog, è molto personale e i post sono piccole parentesi nelle quali prima o poi è facile rivedersi... bello, mi piace. Crisi esistenziale? e perchè? ci conosceremo meglio, in queste ''piaghe virtuali''...

    Ritorna presto e stammi bene
    Ali

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