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domenica 13 dicembre 2009

Crìa cuervos - Carlos Saura

Film dolcissimo, assolutamente da vedere.

Carlos Saura propone immagini girate magnificamente, episodi fermi su di un solo viso o movimento d’occhi; si avvale di soluzioni espressive elementari. Inquadrature strette. Movimenti a seguire. Recitazione concentrata nella espressività dei volti, degli occhi. I fatti appartengono alla quotidianità della vita e apparirebbero insignificanti se le fantasie dei protagonisti non li trasformassero in eventi drammatici.
La musica, esemplare. Due, massimo tre saranno le canzoni che si ascoltano durante “Cria cuervos” ( “Porquè te vas?” di Janette... non una volta mi sono ritrovata a canticchiarla per casa, è preziosa!) . Posso soggettivamente dire che ho trovato molte somiglianze con il film di cui già avevo parlato, “Secretos del coràzon”: la realtà vista dagli occhi di un bambino, che entra in contatto con il mondo adulto e cresce nella disillusione, rimanendo forse amareggiato dalla vita che lo vuole protagonista.
Tuttavia sono rimasta incantata per Ana Torrent, la protagonista. Sì, un pò mi sono rivista da piccina.. lei timida, con due grandi occhioni, un pò malinconica, recita divinamente pur nella totale semplicità della parte. Con piacere ho visto che Conchita Perez, quanto adoro quest’attrice... anche qui è criada, cioè donna di casa, balia, come fu in “La Casa de Bernarda Alba” : gestisce la parte con una tale disinvoltura...

COMUNQUE (altrimenti mi perdo in tutti i commenti più disparati) la trama è meglio leggerla un attimo prima; il film è all’apparenza semplice ma in realtà è un andirivieni di ambiguità, di piccoli dettagli che possono anche stranire lo spettatore.
Siamo a Madrid (il film è del 1976, giusto un anno dopo la liberazione della Spagna di Franco) : il film si apre con Ana, la protagonista ora trentenne, che parla riguardo alla sua difficile giovinezza e inizia a ripercorrerla. Rimane orfana, lei e le sue sorelle: la madre morta per una malattia incurabile e il padre a causa di un amplesso con l’amante.. Ana vede l’amante uscire dalla stanza. La zia farà loro da matrigna e Ana comincia ad odiarla, la figura della madre è sempre presente in lei.
Oggetto-chiave: un barattolino di polvere bianca che la bimba crede essere veleno, che in realtà nient’altro è che bicarbonato (Ana crede di avere nei confronti delle persone poteri di vita e di morte e manca assolutamente di sensi di colpa. Percepisce ingenuamente la morte.)


Non vi svelo niente, vedrete.

E il titolo?
CRIA CUERVOS Y TE SACARAN LOS OJOS.
L’origine di questo refràn non si conosce, anche se qualcuno lo attribuisce ad un aneddoto di don Alvaro de Luna durante una partita di caccia. Durante questa, il celebre conte di Castilla si scontrò con un povero affamato che al posto degli occhi aveva due orribili cicatrici che gli sfiguravano completamente il viso. Impressionato, don Alvaro chiese spiegazioni. Il mendicante gli rispose che per tre anni aveva allevato un cervo trovato piccolino sul monto; lo trattò con molto affetto fino a che poco a poco non divenne grande.. un giorno, mentre lui andava a dargli del cibo, il cervo lo accecò saltandogli addosso.
Don Alvaro, con amara ironia, disse ai suoi compagni di caccia: “Allevata cervi perchè vi tolgano gli occhi!”
Da quel momento, questa frase si applica per indicare l’ingratitudine di quelle persone che, dopo aver ricevuto grandi favori, li dimenticano e li ripagano con azioni ingiuste o parole fastidiose.
Carlos Saura non cita per intero il proverbio che utilizza come titolo del film ma lo utilizza solo in parte. I puntini che troncano la frase sembrano voler attenuare la violenza del monito che contiene, la sua disperazione.

"Hoy en mi ventana brilla el sol,
y el corazón,
se pone triste
contemplando la ciudad,

porque te vas.
.."

2 commenti: