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lunedì 7 dicembre 2009

Il postino (di Pablo Neruda)

"Se dico 'il cielo piange', Mario, che cosa voglio dire?" "Che sta piovendo." "Vedi? E' una metafora." "Eh, ma è semplice, perché allora 'sto nome complicato?"

Un nome grande per un concetto tanto semplice… una metafora esemplificata con lacrime, paragonate e gocce di pioggia, incessanti come un pianto.

Sulla battigia alla fine del giorno Mario riesce a passare pochi poetici attimi con don Pablo, l’uomo che l’ha stupito con dolci splendidi versi d’amore… Mario, un pescatore che poi diventa postino; lui così concreto, così “ignorante”, povero ma non privo di sensibilità, pronto a lasciarsi travolgere dalle emozioni. Sono Mario e Pablo i protagonisti del film “Il postino”, tratto dall’omonimo libro di Antonio Skàrmeta: sullo sfondo di un caldo giugno del 1969 Mario Ruoppolo (interpretato dal nostro attore italiano Massimo Troisi che morì prima di concludere le riprese del film) decide di iniziare il lavoro di postino, accettando però di dover consegnare la posta solo al poeta cileno Pablo Neruda.
Il rumore del mare, la fresca risata di Pablo e l’incantevole bellezza di sua moglie Matilde, musa di tanti dolci versi, ripagano Mario dall’incarico giornaliero di passare sopra la terra secca dell’Isla Negra per svolgere il suo incarico.

Nobilitato dalla poesia che gli percuote il cuore e che non conosceva prima, inizialmente prova solo stupore dinanzi a questo mistero apparentemente più grande di lui e che trova ispirazione nella bella Beatrice, la donna che incarna il suo desiderio, interpretata da M. Grazia Cucinotta; donna che lo incanta con la sua sensualità, proprio lei che in una pausa di lavoro nell’osteria di sua proprietà si lascia andare in una partita a calcetto con Mario il quale è incapace di pronunciare parole a causa della sua disarmante bellezza: Beatrice raccoglie la pallina e la pone tra le labbra e in quel momento Mario si rende conto di essere veramente innamorato.
Sarà proprio Pablo, il poeta, che darà voce ai sentimenti che Mario non sa esprimere attraverso questi splendidi versi:

“Nuda sei semplice come una delle tue mani, liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente, hai linee di luna, strade di mela, nuda sei sottile come il grano nudo. Nuda sei azzurra come la notte a Cuba, hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli, nuda sei enorme e gialla come l'estate in una chiesa d'oro (…)”

Un “bella” sussurrato alla ragazza, questa volta non urlato volgarmente dai tavoli dell’osteria ma da una semplice poesia che viene ritenuta quasi pericolosa, sospettosa dalla zia di Beatrice che a tante complicate parole non è abituata.
Mario rimane stupito di fronte a lei come se scorgesse il volto pulito della luna per la prima volta, e così rimane anche di fronte alla poesia, che ritrae ogni suo singolo, tiepido respiro…attraverso le metafore che don Pablo suggerisce a Mario, vitali come caldo temporale per un frutto estivo.



Non c'è bisogno della valutazione IMDB :-)
Buona visione!

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