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sabato 30 gennaio 2010

Corride e tori: quando il toro vince

Sempre più i quotidiani spagnoli presentano dibattiti riguardo alla corrida, al punto di vista etico con il quale trattare questo sport che appare tra le pagine di arte e cultura.

Hemingway nelle corride ci credeva fermamente. Lo scrittore vedeva la perfetta metafora della vita nello scontro tra l’uomo e il toro; e la vita è una lotta che va condotta e gestita con grande maestria, per non lasciarsi sopprimere dalla realtà. Questa lotta dunque è luce, quella che viene riflessa dagli sgargianti colori dei “ trajes de luz “ , i vestiti del torero.
Il toro rappresenta metaforicamente lo sforzo dinanzi ad un destino già prescritto, che alle volte però egli stesso può ribaltare, rivoluzionare e porre a suo favore.

Ripercorriamo velocemente alcune date “ fatali “ per qualche famoso “ torero para la historia “ (ricavo le fonti dal curatissimo blog di viaggi “ Il reporter “ )

Il 28 agosto 1947 l’ammiratissimo torero Manuel Rodriguez (Manolete) si appresta a sfidare il toro più piccolo della sua carriera; il toro è nervoso, muscoloso… soprattutto imprevedibile. Chi ha assistito all’ultimo spettacolo di Manolete, racconta di una sfida condotta egregiamente, di balli con la morte straordinariamente eleganti e sinuosi in uno scontro perfetto tra un toro inesperto e rapidissimo e un torero ormai temprato e furbo.
Improvvisamente, il toro sferrò l’incornata fatale a destra mentre Manolete lo attendeva già dalla parte sinistra.

La Spagna rimase in lutto per lungo tempo, memore di altri lutti che “ descorazonaron “ i fedeli della crudele tradizione: nel maggio del 1920 a Madrid morì Juanito, mentre a Siviglia due anni dopo morì Varelito.

“Varelito è stato ferito, si diceva, ma non nel corpo, bensì nell’anima. Chi viene incornato una volta non vuol più sfidare nessuno. Varelito, insomma, ha paura.

E lui, che era orgoglioso e proprio sull’orgoglio era stato punto, sfidò, che ancora non era completamente guarito, un grosso toro.

Movimenti goffi quelli di Varelito, movimenti di chi non si era ancora ripreso. Rabbia troppo feroce quella del toro, una rabbia profonda quanto vera.
Il torero, incornato alla schiena e prossimo alla morte, abbandonò tra crudeli fischi l’arena, dicendo, rivolto al pubblico e con voce quasi spenta, “Avete avuto ciò che volevate, vi ho fatto contenti ancora una volta”.”

4 commenti:

  1. Grazie Pietro per gli avvisi su nome e data sbagliata riguardo a Manolete... mi ha risparmiato una grande figura :P

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  2. Toro più piccolo? Inesperto??
    Anche l'epilogo é un po' diverso da come lo hai raccontato tu... (pero el blog me gusta:)
    ciao, Francesco

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  3. Sì, correggetemi... non me ne intendo di corride, sicchè ditemi voi dove sbaglio, il più delle volte trovo informazioni sbagliate...


    :)

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  4. più piccolo no nso,sicuramente afeitado....cioè con le corna limate...Ma per Manolete questa non era una novità!

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