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giovedì 28 gennaio 2010

La Catalogna e le riforme sull'immigrazione

Si riaccende il dibattito sull’immigrazione irregolare in Spagna.

In Catalogna, nel piccolo comune di Vic, l'amministrazione locale ha deciso di non concedere più la residenza comunale (l' “empadronamento”) agli stranieri non in regola. La misura decisa dalla coalizione al governo di nazionalisti, partito socialista catalano (PSC) e sinistra repubblicana di Catalogna (ERC, indipendentisti) , colpirebbe il 2% della popolazione.
José Luis Zapatero ha subito contestato la futura decisione, definendola ”illegale” e affermando che i diritti delle persone non verranno ridotti.

Nel frattempo un altro comune spagnolo, Torrejon, vicino a Madrid, guidato dal Partido Popular, ha reso noto che a sua volta intende rifiutare l’“empadronamento” agli stranieri che non dispongano di almeno 20 metri quadrati nell’appartamento in cui vivono. Attualmente in Spagna per ottenere la “residenza comunale”, che dà accesso alla scuola e alle cure sanitarie, è sufficiente presentare un documento di identità e dimostrare di disporre di un alloggio nel comune, e il permesso di residenza non è richiesto.

La decisione di Vic, comune simbolo dell’indipendentismo catalano, sta suscitando un vespaio di reazioni e polemiche nel mondo politico e sui giornali. Mentre gli indipendentisti catalani si sono dichiarati a favore della misura, la capolista del Pp alle prossime regionali catalane in programma nella seconda metà dell’anno, Alicia Sanchez Camacho, ha annunciato che la lotta all’immigrazione clandestina sarà al centro della sua campagna.


(fonti: Panorama.it)


A quanto pare, Catalogna e resto della Spagna la pensano in modo differente non solo in ambito di corride.

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