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mercoledì 10 marzo 2010

RAMÓN MARÍA DEL VALLE INCLÁN

" Ya sólo distinguí una sombra que rezaba bajo la lámpara del presbiterio: era mi madre, que sostenía entre sus manos un libro abierto y leía con la cabeza inclinada.

De tarde en tarde, el viento mecía la cortina de un alto ventanal.
Yo entonces veía en el cielo, ya oscuro, la faz de la luna, pálida y sobrenatural como una diosa que tiene su altar en los bosques y en los lagos...
Tuve miedo como no lo he tenido jamás, pero no quise que mi madre y mis hermanas me creyesen cobarde, y permanecí inmóvil en medio del presbiterio, con los ojos fijos en la puerta entreabierta.

La luz de la lámpara oscilaba.

En lo alto mecíase la cortina de un ventanal, y las nubes pasaban sobre la luna, y las estrellas se encendían y se apagaban como nuestras vidas. "

Jardìn umbrìo (fragmento)


Incantevole. Ramòn del Valle Inclàn è uno scrittore spagnolo nato nel 1869 a Villanueva de Arosa, nella città di Pontevedra (comune spagnolo che si trova nella Galizia, forse avrete presente in quanto è città famosa per la pesca del tonno) .
Diventa avvocato all'università di Compostela e a soli vent'anni decide di " emigrare " in Messico, dove comunque rimase per poco tempo. Nel 1895 inizia a Madrid la sua produzione di racconti e articoli, alternando l'attività di scrittore a quella di viaggiatore: percorre quasi tutta l'America del Sud e vive in Francia per ben quattro anni (1914-18) .

Valle-Inclàn rappresenta nelle sue opere, di fronte alla Generaciòn del 98 (Unamuno, Azorìn, Antonio Machado,...) , una tendenza più forte a stilizzare i testi, a complicarne le parole e la forma ( " modernismo " ) . Non si tratta tuttavia di un mero e vuoto " estilismo ", bensì di un disegno morale nella ricerca di una raffinata perfezione che può trovarsi principalmente nell'arte.

A differenza della sua poesia, ancora poco conosciuta, enorme è il successo della sua opera narrativa che par contrapporsi a quella degli altri scrittori della seconda metà del XIX secolo.
Forse la sua opera più famosa è quella delle SONATAS (1902, 1905) , il quale protagonista, il marchese di Bradomìn " feo, catòlico y sentimental " riporta un qualcosa del Don Juan nazionale, ma trasposto in atmosfere particolari (atmosfera messicana, in realtà immaginaria, o gallega nei canti de Otono) . Nelle Sonatas egli crea proprio la " novela artìstica ", realizzata meticolosamente attraverso una densa nebbiolina di " irrealtà " poetica.

Più virtuosa è invece la novella pseudo americana TIRANO BANDERAS (1926) che, effettivamente anche senza che l'autore ne avesse l'esperienza, si pone a capo degli scrittori rivoluzionari prediletti nell'america del sud. Caratteristico è questo miscuglio di espressioni tipicamente messicane con quelle argentine.
Da ricordare anche il ciclo " El ruedo ibèrico " che vuole rinnovare il genere che tratta gli episodi nazionali, narrandoli con tutto il lusso del linguaggio. " La corte de los milagros " e " Viva mi dueno " stampa immaginaria di Isabella II regina di Spagna, figura che ossessionò il poeta anche in ambito teatrale (Farsa y licencia de la Reina Castiza) .
Per il lettore medio scrive " Los cruzados de la causa ", trilogia di racconti sulla Guerra Carlista, di facile lettura.

Caratteristico del teatro valleinclanesco è l' " esperpento ", pezzo teatrale colorito e violento, dove le figure hanno visi grotteschi e minacciosi (Ligazòn, Los cuernos de Don Friolera) che non fatichiamo a ritrovare nelle maschere carnevalesche.

Muore nel 1936 (anno della morte di Lorca) a Santiago de Compostela.

Vi lascio un video di un poema splendido di Valle inclan, cantato da Ana Belen.


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