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venerdì 30 aprile 2010

La Spagna sta meglio o peggio di noi?

Vi riporto un articolo di Irene Tanagli, giornalista per la Stampa, riguardo alla situazione economica spagnola. Uno sguardo generale e molto chiaro sulle problematiche iberiche attuali che in questi giorni sono in primo piano su tutti i quotidiani.


" Brutta settimana per il governo spagnolo. Prima la notizia del tasso di disoccupazione sopra il 20%. Poi il declassamento del rating da parte di Standard & Poor’s.

Ma se i giornali internazionali hanno dato più spazio al declassamento, è il dato sulla disoccupazione che ora preoccupa di più gli spagnoli e lo stesso governo. Perché contraddice quello che Zapatero ha sempre detto nei mesi scorsi e su cui ha sempre contato: ovvero che la crisi fosse in fase finale e che con il 2010 le cose sarebbero migliorate. Invece la disoccupazione non si ferma e molti economisti prevedono che resterà su questi livelli anche per tutto l’anno prossimo.

Il problema spagnolo è duplice: da un lato è legato alla struttura produttiva del paese, ancora incentrata su settori tradizionali e a basso contenuto di conoscenza e innovazione, dall’altro è legato al mercato del lavoro. Un mercato molto volatile e soprattutto spaccato in due: una folta schiera di lavoratori «consolidati» e ben protetti da una parte, e centinaia di migliaia di persone, soprattutto giovani, assunte con contratti a termine e senza alcuna protezione dall’altra. I contratti a termine in Spagna hanno avuto una diffusione enorme, toccando picchi del 30% di tutta l’occupazione spagnola. Sono contratti che per certi versi hanno aiutato il boom economico degli anni scorsi, ma questi posti di lavoro così facili e veloci da creare sono stati anche facili e veloci da distruggere appena l’economia, e soprattutto il settore delle costruzioni che di questi contratti ha fatto ampio uso, sono andati in crisi. Non potendo scaricare le conseguenze del rallentamento economico né sulle forze lavoro più vecchie (solidamente protette dai sindacati) né su un riaggiustamento dei salari (fermamente ancorati a contrattazioni collettive che ogni anno rinegoziano aumenti indifferenziati per tutte le aziende di ciascun settore), tutta la crisi si è scaricata su questi lavoratori meno protetti entrati nel mercato del lavoro in anni più recenti.

Non è necessario un esperto per notare le similitudini con la situazione italiana. L’unica vera (e non irrilevante) differenza sta nel fatto che in Spagna l’emergenza occupazione e la riforma del mercato del lavoro sono ormai quasi quotidianamente oggetto di dibattito pubblico, sia nel governo e nel parlamento che sui giornali, nelle università e nella società civile. Un gruppo di economisti spagnoli ha redatto un documento con alcune proposte per ristrutturare il mercato del lavoro senza ingessarlo, aumentando le protezioni per le fasce attualmente «scoperte» (con un «contratto unico» simile a quello proposto in Italia dagli economisti Boeri e Garibaldi), ma allo stesso tempo rendendo le condizioni di licenziamento meno proibitive e le contrattazioni collettive più flessibili. Una proposta che ha raccolto oltre cento adesioni tra economisti di tutta la penisola iberica (viene infatti chiamato «la proposta dei cento») e che vede un forte sponsor nella Banca di Spagna e nel Fondo Monetario Internazionale.

Un altro gruppo di economisti sta seguendo un disegno di legge sulla ristrutturazione della struttura produttiva del paese, cercando di supportare alcuni deputati nell’identificazione di misure appropriate sul fronte innovazione e formazione. E un paio di settimane fa il governo ha reso nota un bozza di riforma del lavoro che, pur con alcuni aspetti discutibili, cerca di riprendere alcuni dei punti più rilevanti delle proposte circolate in questi mesi. Insomma, il dibattito nella società e nella politica spagnola è vivo. Se poi riuscirà a produrre anche riforme forti e incisive è un altro discorso. In fondo l’anno prossimo la Spagna sarà già in clima elettorale. E noi meglio di chiunque altro sappiamo cosa ciò significhi in termini di decisionismo e coraggio. Ma intanto le forze politiche, economiche e sociali stanno dando qualche segnale di attenzione e di impegno.

In Italia invece, nonostante vi siano, anche qua, persone che con serietà studiano il fenomeno ed elaborano proposte interessanti, il dibattito pubblico sembra dominato da ben altro. Basta guardare i titoli degli ultimi giorni. Lodo Alfano alla riscossa, intercettazioni ed emendamento «D’Addario», litigi e scaramucce politiche, e una nuova altalena sul rischio di nuove elezioni. Il fatto che il tasso di disoccupazione italiano sia ancora molto più basso di quello spagnolo non è che una magra consolazione di fronte a questo scenario così caotico. E viene da chiedersi quanto possa durare questa nostra presunta superiorità economica. "

giovedì 29 aprile 2010

Buon compleanno Penèlope!

In ritardo di un giorno ma necessario a mettere a posto la mia coscenza,... ieri ha compiuto gli anni la mia attrice preferita, Penèlope Cruz.

Nasce ad Alcobendas (nella comunità di Madrid, solo spostata un pò più in alto!) il 28 aprile (anche lei un toro :-D...) del1974, figlia di Eduardo Cruz (commerciante) e Encarna Sánchez (parrucchiera), con Jamòn jamòn (Bigas Luna, 1992) fa la sua prima apparizione nel cinema. Tra un film e l'altro, continua a studiare teatro nella scuola di arte drammatica di Cristina Rota (studierà anche a New York e a Londra). Nel 1997 incontra Pedro Almodóvar che la sceglie per una piccola parte in Carne tremula (con la Sandrelli e la Neri,.. sarà che detesto la Neri, il film non mi è piaciuto per niente....); nello stesso anno è in Abre los ojos di Alejandro Amenábar (da vedere). Il film che le ha dato il successo e la fama è Todo sobre mi madre, sempre di Almodóvar (fa la parte della suora)

Inizia a lavorare anche in America, interpretando Blow con Johnny Depp e il remake statunitense di Apri gli occhi, Vanilla Sky. Nel 2004 Sergio Castellitto la dirige in Non ti muovere, con cui si guadagna il David di Donatello per la migliore attrice protagonista.

L'interpretazione di Raimunda nel film Volver di Almodóvar le vale la prima candidatura all'Oscar per la categoria Miglior attrice protagonista nel 2007.
Nel 2008, sotto la regia di Woody Allen, interpreta Vicky Cristina Barcelona, con il quale vince l'Oscar alla miglior attrice non protagonista.


Insieme a Carmen Maura e Marisa Paredes, è una delle tre muse di Pedro Almodovar.

Adoro Penèlope, il modo in cui recita e il carattere riservato che la caratterizza. Per me è assolutamente un mito indiscusso :-) (oltre che ad essere tanto tanto bella da invidia... qualche settimana fa ho visto le espadrillas alte che indossa in Volver, ragazzi non ho potuto resistere alla tentazione e le ho prese..)

Dice Pedro su di lei: "È un'attrice viscerale con un forte senso dell'umorismo, una grande forza interiore insieme con una vulnerabilità infantile che la rende speciale. Io e Penelope siamo una coppia felice, la nostra relazione si basa su due cose: la verità e la mancanza di sesso. Sono una persona sincera e a Pelelope dico sempre la verità perché lei ha una tendenza paranoica e mi chiede ossessivamente di dirle la verità, grazie a me la sua paranoia non si è trasformata in una patologia psicotica. "




Vi lascio qui sotto la sua interminabile filmografia:

* Prosciutto, prosciutto (Jamón, jamón), regia di Bigas Luna (1992)
* Framed, regia di Geoffrey Sax – film TV (1992)
* Belle époque (Belle époque), regia di Fernando Trueba (1992)
* Per amore, solo per amore, regia di Giovanni Veronesi (1993)
* Il labirinto greco (El laberinto griego), regia di Rafael Alcázar (1993)
* La ribelle, regia di Aurelio Grimaldi (1993)
* Alegre ma non troppo, regia di Fernando Colomo (1994)
* Tutto è bugia (Todo es mentira), regia di Álvaro Fernández Armero (1994)
* Entre rojas, regia di Álvaro Fernández Armero (1995)
* Brujas, regia di Álvaro Fernández Armero (1996)
* La Celestina, regia di Gerardo Vera (1996)
* Más que amor, frenesí, regia di Alfonso Albacete, Miguel Bardem e David Menkes (1996)
* L'amore nuoce gravemente alla salute (El amor perjudica seriamente la salud), regia di Manuel Gómez Pereira (1996)
* La legge della giungla (Et hjørne af paradis), regia di Peter Ringgaard (1997)
* Carne tremula (Carne trémula), regia di Pedro Almodóvar (1997)
* Apri gli occhi (Abre los ojos), regia di Alejandro Amenábar (1997)
* Don Juan (Don Juan), regia di Jacques Weber (1998)
* Due volte ieri (The Man with Rain in His Shoes), regia di María Ripoll (1998)
* La voce degli angeli (Talk of Angels), regia di Nick Hamm (1998)
* La niña dei tuoi sogni (La niña de tus ojos), regia di Fernando Trueba (1998)
* Hi-Lo Country (The Hi-Lo Country), regia di Stephen Frears (1998)
* Tutto su mia madre (Todo sobre mi madre), regia di Pedro Almodóvar (1999)
* Volavérunt (Volavérunt), regia di Bigas Luna (1999)
* Per incanto o per delizia (Woman on Top), regia di Fina Torres (2000)
* Passione ribelle (All the Pretty Horses), regia di Billy Bob Thornton (2000)
* Blow (Blow), regia di Ted Demme (2001)
* Il mandolino del capitano Corelli (Captain Corelli's Mandolin), regia di John Madden (2001)
* Nessuna notizia da Dio (Sin noticias de Dios), regia di Agustín Díaz Yanes (2001)
* Vanilla Sky (Vanilla Sky), regia di Cameron Crowe (2001)
* Amici di... letti (Waking Up in Reno), regia di Jordan Brady (2002)
* Masked and Anonymous (Masked and Anonymous), regia di Larry Charles (2003)
* Il tulipano d'oro (Fanfan la Tulipe), regia di Gérard Krawczyk (2003)
* Gothika (Gothika), regia di Mathieu Kassovitz (2003)
* Non ti muovere, regia di Sergio Castellitto (2004)
* Gioco di donna (Head in the Clouds), regia di John Duigan (2004)
* Un amore sotto l'albero (Noel), regia di Chazz Palminteri (2004)
* Sahara (Sahara), regia di Breck Eisner (2005)
* Chromophobia (Chromophobia), regia di Martha Fiennes (2005)
* Bandidas (Bandidas), regia di Joachim Rønning ed Espen Sandberg (2006)
* Volver (Volver), regia di Pedro Almodóvar (2006)
* The Good Night, regia di Jake Paltrow (2007)
* Manolete - Fra mito e passione (Manolete), regia di Menno Meyjes (2007)
* Lezioni d'amore (Elegy), regia di Isabel Coixet (2008)
* Vicky Cristina Barcelona (Vicky Cristina Barcelona), regia di Woody Allen (2008)
* Gli abbracci spezzati (Los abrazos rotos), regia di Pedro Almodóvar (2009)
* Nine (Nine), regia di Rob Marshall (2009)
* Pirati dei Caraibi 4

I blaugrana non voleranno a Madrid

L'inter vince sul Barcellona e va direttamente alla finale. Foto gigantesca sulla prima pagina del quotidiano sportivo madridista Marca rappresenta Mourinho, l'allenatore della squadra nerazzurra che si è guadagnato Madrid. Persino il glorioso Camp Nou a Madrid è stato reintitolato Camp Mou.

A Madrid circa trecento tifosi madridisti hanno addirittura invaso Plaza de Cibeles per festeggiare. Così come Mou aveva detto alla vigilia che l'ossessione del Barcellona era anzitutto antimadridismo, altrettanto lo è dall'altra parte. Dicono i giornali: non c'è nessun mistero, Mourinho è il prossimo obbiettivo del Real Madrid.

La Spagna preoccupa gli investitori europei

L’economia spagnola fatica a uscire dalla recessione in cui è piombata nel 2008. Generalmente viene sostenuta la condizione migliore di Spagna e Portogallo rispetto alla Grecia ma, secondo gli analisti di Ubs, la realtà è molto diversa: il debito dei Governi di questi ultimi due è decisamente inferiore a quello del Governo greco (61% del Pil in Spagna, 85% in Portogallo e 125% in Grecia), ma dati relativi alle banche affermano quanto sia alto l'indebitamento di famiglie, imprese, servizi pubblici.
A leggere i quotidiani, i debiti sono raddoppiati per famiglie e aziende negli ultimi dieci anni (rispettivamente all'89% e al 150% del Pil) ; in tre anni la disoccupazione in Spagna è tornata ai valori record di 15 anni fa, vicina al 20%; il debito pubblico resta di gran lunga sotto la media europea (53,2%) ma il sistema bancario mostra pesanti deficienze.

Riprendendo la citazione da CoseIberiche.it: "Proprio oggi, il premier Zapatero, durante la sessione di controllo dell’esecutivo da parte del Congresso, aveva parlato di indizi di miglioramento dell’economia, basandosi sugli aumenti del consumo di energia, sulla crescita della vendita delle auto e sull’aumento delle entrate dello Stato. Di contro, il leader del Partido Popular, Mariano Rajoy, ha accusato il governo di aver perso ogni credibilità, definendo una catastrofe la sua azione di fronte alla crisi."

Anche se l'attenzione è puntata sulla Grecia, la questione più allarmante adesso riguarda il rischio di contagio ad altri Paesi, dopo che S&P ( Standard & Poor's ) ha deciso di abbassare da AA+ ad AA il rating sul debito sovrano spagnolo e portoghese (rating è il rischio che un emittente di debito non abbia la capacità economica o la volontà politica di effettuare completi e puntuali pagamenti della quota principale e degli interessi durante il periodo di validità delle obbligazioni emesse) .

martedì 27 aprile 2010

Las vacas y la economìa

Simpatica mail inviatami da Ana, che condivido.

Principali teorie economiche spiegate attraverso le vacche, a leer ;-)


Socialismo: Tú tienes 2 vacas. El estado te obliga a darle 1 a tu vecino.
Comunismo: Tú tienes 2 vacas. El estado te las quita y te DA algo de leche.

Fascismo: Tú tienes 2 vacas. El estado te las quita y te VENDE algo de leche.
Burocratismo: Tú tienes 2 vacas. El estado te pierde una, ordeña la otra y luego tira la leche al suelo.

Capitalismo tradicional: Tú tienes 2 vacas. Vendes una y te compras un toro. Haces más vacas. Vendes las vacas y ganas dinero. Luego te jubilas rico.
Capitalismo moderno: Tú tienes 2 vacas. Vendes 3 de tus vacas a tu empresa que cotiza en bolsa mediante letras de crédito abiertas por tu cuñado en el banco. Luego ejecutas un intercambio de participación de deuda con una oferta general asociada con lo que ya tienes las 4 vacas de vuelta, con exención de impuestos por 5 vacas. La leche que hacen tus 6 vacas es transferida mediante intermediario a una empresa con sede en las Islas Cayman que vuelve a vender los derechos de las 7 vacas a tu compañía. El informe anual afirma que tu tienes 8 vacas con opción a una más. Coges tus 9 vacas y las cortas en trocitos. Luego vendes a la gente tus 10 vacas troceadas. Curiosamente durante todo el proceso nadie parece darse cuenta que, en realidad, tú sólo tienes 2 vacas.

Economía japonesa: Tú tienes 2 vacas. Las rediseñas a escala 1:10 y que te produzcan el doble de leche. Pero no te haces rico. Luego ruedas todo el proceso en dibujos animados. Los llamas ‘Vakimon’ e incomprensiblemente, te haces millonario.

Economía alemana: Tú tienes 2 vacas. Mediante un proceso de reingeniería consigues que vivan 100 años, coman una vez al mes y se ordeñen solas. Nadie cree que tenga ningún mérito.

Economía rusa: Tú tienes 2 vacas. Cuentas y tienes 5 vacas. Vuelves a contar y te salen 257 vacas Vuelves a contar y te salen 3 vacas. Dejas de contar vacas y abres otra botella de vodka.

Economía china: Tú tienes 2 vacas. Tienes a 300 tíos ordeñándolas. Explicas al mundo tu increíble ratio de productividad lechera. Disparas a un periodista que se dispone a contar la verdad.

Capitalismo americano: Tienes dos vacas. Vendes una y fuerzas a la otra a producir la leche de cuatro vacas. Te quedas sorprendido cuando ella muere.

Economía iraquí: Tú no tienes vacas. Nadie cree que no tengas vacas, te bombardean y te invaden el país. Tú sigues sin tener vacas.

Economía india: Tú tienes 2 vacas. Las pones en un altar para adorarlas. Después sigues comiendo arroz al curry.

Economía suiza: Hay 5000000000 vacas Es obvio que tienen dueño pero nadie parece saber quién es.

Economía francesa: Tú tienes 2 vacas. Entonces te declaras en huelga, organizas una revuelta violenta y cortas todas las carreteras del país, porque tú lo que quieres son 3 vacas.

Economía neozelandesa: Tú tienes 2 vacas. La de la izquierda te parece cada día más atractiva

Capitalismo británico: Tienes dos vacas. Las dos están locas.

Economía española: Tú tienes 2 vacas, pero no tienes ni idea de donde están. Pero como ya es viernes, te bajas a desayunar al bar que tienen el Marca. Si acaso, ya te pondrás a buscarlas el miércoles después del puente de San Aniceto.

B-)

lunedì 26 aprile 2010

Lezione sul " Romancero gitano " di Lorca

Volevo rendervi partecipi di ciò che ho appreso oggi alla breve conferenza svoltasi all'università.

Il tema trattato dal Professor Mariano de la Campa (storiografo medievale, docente all'Universidad Autonoma de Madrid nonchè esperto e specializzato nello studio del genere letterario del romancero) è la poesia di Federico Garcìa Lorca e in particolare del Romancero gitano che voi tutti conoscete... opera cardine del novecento nonchè del gitanismo, della lirica folklorica e popolare ma anche trascendente e simbolista.

Il professore, per altro molto in gamba e preparatissimo, parla di come in Lorca si uniscano il carattere folklorico, popolare della lirica ( egli ricostruisce, rivede, analizza quella poesia " creada por el pueblo " in modo quasi infantile, sorpreso, disincantato ) e l'angoscia, l'inquietudine di una morte che rimane sempre dietro all'angolo (come se fosse premonitore della propria, tragica morte). Paradossale è anche la personalità del poeta, divisa tra grazia, " relampago fisico " (v. Neruda) vivacità andalusa (vi ricordo lo scritto di Aleixandre su Lorca, che definisce bene questa sua solarità) e angustia per la morte onnipresente.
Mariano de la Campa ci offre un excursus avvincente tra i ricordi del suo professore di università che vide il poeta Lorca visivamente anche se non ebbe mai alcuna relazione diretta con lui; ricorda le memorie di quel professore che vide Federico suonare il piano al primo "estreno" di "Mariana Pineda" , accompagnando "La Argentinita" (fidanzata di Ignacio Sanchez Mejias, il torero al quale Federico dedicò il famoso "Llanto" ) ; o di quando vide il poeta recitare nello spettacolo de " La vida es sueno " de Calderon de la Barca: Federico dovette prendere la parte di un amico che si ammalò poco prima della rappresentazione e indiscusso fu il successo di questo ragazzo moreno che sapeva a memoria tutte le battute e che abilmente inventava laddove aveva lacune.
Ricorda anche il banchetto che Federico fece per Fernando de los Rìos (professore esiliato a New York durante la guerra civile,...) : Lorca interpretò una sevillana per il pubblico, graziosamente ironica e comica.

Nel 1919 sappiamo che Federico entra en la Residencia de Estudiantes in Calle Pinar e lì ci rimase per nove lunghi anni (incontrò Bunuel, Dalì, Alberti,...) ; del 1921 è la raccolta di poesie "Libro de poemas", libro tipicamente adolescente, colmo di inquietudini, dubbi, paure,... della raccolta abbiamo letto " Sueno " (la lirica tradizionale è presente solo nel ritornello; interessante la contrapposizione tra mendigo/vestido de oro e di cisne/serpiente) e " Otro sueno " (riprende il villancico tradizionale e modifica una canzone portoghese nel ritornello che torna) .
In "Canciones", raccolta scritta tra il '21 e il '24, abbiamo preso in considerazione la " Cancion del jinete " e la meravigliosa " Cordoba (lejana y sola!) "; in riferimento a quest'ultima il professore pone l'attenzione sull'onnipresenza dell' aceituna (l'oliva) che anni addietro fece la fortuna dell'Andalucìa, le donne erano quasi sempre impegnate nella raccolta di olive... importante è questo " Ay " gitano che viene ripetuto ben tre volte, ed esprime tutta la carica di frustrazione del cante hondo, il canto doloroso gitano. Il jinete di cui si parla vuole tornare a Cordoba ma non ci riesce: l'impossibilità di raggiungere qualcosa, di ottenerla, questo è un concetto cardine del poeta. Oltretutto il dubbio agghiacciante che Federico avesse preveduto la sua tragica morte viene esplicitamente espresso nei tre versi: yo nunca llegarè a Còrdoba / desde las torres de Còrdoba / antes de llegar a Còrdoba.

" Es verdad " copla in poesia e " Arbolè arbolè " sono altre poesie lette. Quest'ultima riproduce questo accento acuto " è " molto importante nella lirica tradizionale: non solo poeticamente, ma anche popolarmente ( " madrè " è la canzone popolare castellana per eccellenza e di poetico non ha niente ) . Del " Poema del cante jondo " l'attenzione è posta sulla " Baladilla de los tres rios " che sottolinea la differenza tra la Granada più intima e raccolta e la Sevilla più aperta, spigliata,... e i fiumi che scorrono tra le città (Quadalquivir, dalla Sierra Nevada a La Vega de Granada) e sul "Poema de la siguirilla gitana ". Dal Romancero gitano: Romance de la luna, luna (di questo abbiamo ascoltato la versione cantata... non quella di Paco Ibanez però, che per me resta sublime, come tutte quelle che interpreta, ve la metto qua sotto) e Romance sonambulo (per questi farò dei post distinti più avanti, perchè meritano una bella analisi :-)

Ovviamente mi emoziono per niente... e alla lettura delle poesie di Federico il mio cuore ha subito l'ennesimo, dolce, balzo.


domenica 25 aprile 2010

Fuori pericolo Josè Tomas dopo la grave "cornada"

Avevamo già citato velocemente Jose Tomas, celebre torero spagnolo: ieri e' stato gravemente ferito durante una corrida ad Aguascalientes, in Messico. Nell'ambito della Feria di San Marco, Josè Tomas ha affrontato il secondo toro, "Navegante", il quale è riuscito ad affondargli le corna per 15 centimetri nella gamba sinistra.

Fu talmente grave l'incornata che la squadra di medici rese esplicita a tutta l'arena la necessità di sangue A NEGATIVO... Tomas ricevette una trasfusione di circa 8 litri di sangue e per tre ore e mezzo si sottopose ad un intervento chirurgico che ha cercato di limitare il danno alle vene femorali.




Vi consiglio di leggere il post in Alle cinque della sera

venerdì 23 aprile 2010

Rientro

Sono rientrata da qualche giorno dalla Spagna, dalla mia Madrid.

Inizio a non sopportare più il tramonto sulla Gran Vìa, l'ultimo prima della partenza verso casa.
L'odore semplice, vasto e pieno della confusione che su quella grande (e centenaria,...) strada vive,... chi rientra dal lavoro, chi con valigia alla mano e mappa nell'altra ricerca il proprio hostel guardandosi bene in alto, intorno. La vita che si muove, e con lei mi muovo anche io. La decisione di raggiungere la Casa de los Libros, cercare ancora altri e tanti libri,... e poi uscire, continuare verso un altro cielo, raggiungere Callao. Il cinema, la Corte Inglès, la piazza con il botteghino delle informazioni turisti,... la scritta Schweppes che trafigge l'ultimo raggio pallido di sole sullo sfondo che imbrunisce.
La decisione di non farsi travolgere dagli eventi, la decisione per una volta di guidare la propria vita verso ciò che diventa un obiettivo: il riconoscersi autentici.

Immagini, profumi, odori, parole,... che non puoi toglierti più.
Così sorseggiare un bicchiere di vino significa mettere il vestito di festa a quella Grande Via e iniziarla alle danze serali; quella Grande Via che sull'orlo di una crisi di nervi Pepa guarda dal suo piccolo appartamento. Qualcuno lì vicino sorseggia invece della soda,... " soda: agua con hipo " direbbe Gomez de la Serna; qualcun'altro scommette sulle imminenti partite di calcio.
Vorrei aspettare ferma qui la notte di San Lorenzo, vorrei vedere da qui una stella cadente, stella "a la que se le ha deshecho el moño".

E' così semplice dunque provare il brivido della compiutezza?
Bastano pochi giorni perchè l'anima torni a ballare, ad amare, a gratificare. Pochi giorni perchè l'anima sussulti nel calpestare delle calles di sasso che hanno visto anni prima camminare Lorca, alla ricerca di un rifugio per la sua "hora muda".

Basta così poco per ritornare a vivere la Spagna gloriosa e valiente dell'Impero.
Basta così poco per baciare le labbra calde d'un paese che ti solleva in un calice d'argento e ti culla sino a rigenerarti; così poco per capire che Madrid apre le braccia, ma non le richiude.
Così poco per sentirti Madrid, perchè " si estas en Madrid, eres de Madrid ".

Non sopporto più il dovermi allontanare da Lei, dagli affetti che Lì ho.
Il mio rifugio, la mia oasi di pace, là dove le campagne di Castilla scorrono magnificenti dal finestrino dell'aereo... là dove amo perdermi e sognare ad occhi aperti, svegliarmi al suono dei "Buenos dias " e all'odore dei churros fritti dal locale vicino all'hostel.

Fatico a descrivere le mie sensazioni, a parlare di me,...ma sono sempre più convinta che chiunque possa viverle personalmente stringendo la mano a Madrid.

...e Ana che mi prepara la tortillas de patatas e Bilbao che pullula di vita, botellon e fiesta.
...e i vecchietti a cui chiedo informazioni e che mi accompagnano per assicurarsi che prenda Calle de San Jeronimo e non Calle de Carretas.
In questo continuo via vai, in questo continuo caos della vita,... la Spagna rimane il mio locus amoenus. Spagna che rispetto e che saluto con tanto di cappello, che non riduco alle ceneri di "fiesta, movida y sangrìa".


...por que mi amor por ti es total, y es para siempre...

Catalogna: Festa di Sant Jordi

Oggi 23 aprile, la Catalogna festeggia Sant Jordi, il suo santo patrono.

E' una sorta di secondo San Valentino, in quanto in questo giorno gli innamorati sono soliti scambiarsi rose e libri (i ragazzi regalano una rosa alle fanciulle, mentre queste ultime comprano loro dei libri) . Importantissimo e di origini antiche il significato della rosa: secondo la leggenda, Sant Jordi uccise un drago che terrorizzava il paese richiedendo giovani fanciulle come vittime. Dal suo sangue nacque una rosa, che Jordi donò alla principessa (Selene di nome, se non sbaglio) .


Più moderna invece l'idea dei libri.

L'occasione è presa dal giorno 23 aprile 1616, giorno in cui morirono due pilastri della letteratura spagnola e inglese, rispettivamente Cervantes e Shakespeare, tanto che dal 1995 questa data è stata dichiarata dall'Unesco "Giorno Internazionale del Libro" (qui il link degli eventi a Madrid)


lunedì 12 aprile 2010

Riassunto veloce autori di fine secolo spagnolo / Azorìn

Azorìn [Josè Martinez Ruiz] (1873) nasce a Monovàr, Alicante ed è uno dei rappresentanti della Generaciòn del '98. I suoi inizi letterari sono marcati da una sensibilità di carattere anarchiesta e i suoi primi titoli rispondevano a questa ideologia: Notas sociales (1896), Pecuchet demagogo (1898).

Nell'ultima decada di fine secolo viaggia incessantemente attraverso le terre della meseta castellana, con il proposito di conoscere meglio la sua gente, di venire in contatto anche con la loro miseria.
Una prima trilogia narratica è comporta dai volumi La voluntad (1902), Antonio Azorín (1903) e Las confesiones de un pequeño filósofo (1904), dove viene descritto un cambiamento personale che lo porterà poi ad adottare ideologie di tipo conservatore contrarie alle precedenti. Come Baroja, è rappresentante della corrente impressionista e proprio ad Azorìn va il merito di aver creato una sorta di "anti-novela" : la sua prosa dimostra una straordinaria attenzione per l'oggetto nei suoi minimi dettagli, l'esposizione è chiara e precisa, le frasi breve e ricche lessicalmente. L'esagerata concentrazione per il dettaglio, per i mille oggetti e per le mille situazioni (esiste solo l'eternità del tempo, tutto si ripete senza sosta) fanno perdere ad Azorìn quella che vuol essere l'organicità della novela, dunque il filo logico ad unire gli episodi e la compattezza dei temi. Tecnica impressionista dunque, che aspira a sottolineare l'essenza delle cose attraverso delicate espressioni poetiche. Opere di questo periodo: Los pueblos (1905), La ruta de Don Quijote (1905), Castilla (1912), Clásicos y modernos (1913), Al margen de los clásicos (1915) e Una hora de España (1924).

Scrisse importanti opere teatrali ma a mio avviso la più importante è quella del '27, "Brandy, mucho brandy" , emblema del teatro surrealista che in Spagna fa scalpore: la Spagna guardò sempre con atteggiamento guardingo i movimenti d'avanguardia francesi, e il surrealismo non era mai stato accettato come movimento entrato ufficialmente in spagna. Azorìn invece lo porta direttamente in teatro mediante quest'opera.

In Memorias inmemoriables (1940)sono raccolte tutte le sue più importanti memorie di vita.

domenica 11 aprile 2010

Letteratura spagnola contemporanea, muy buen video!



Elenco autori e testi a fianco.
Più studio e più li amo.

Riassunto veloce autori di fine secolo spagnolo / Pìo Baroja

Dovrei inserire Valle Inclàn, maestro dell'esperpento e della corrente espressionistica, ma siccome ne avevo velocemente parlato in un vecchio post, lascio il link.

Pìo Baroja (1875) nasce a San Sebastian, nei Paesi Baschi. Termina gli studi di medicina a Valencia nel 1891, e si laurea infine a Madrid. Nel 1900 pubblicò il suo primo libro, una raccolta di racconti intitolata Vidas sombrías, la maggior parte dei quali furono composti a Cestona sulla gente del posto e sulla sua personale esperienza come medico. In quest'opera si incontrano per la prima volta tutte le ossessioni che caratterizzeranno i suoi scritti seguenti. Il libro fu molto letto e commentato da prestigiosi scrittori come Unamuno, che si entusiasmò e volle conoscerne l'autore di persona; come Unamuno, Baroja condivide il rifiuto del nazionalismo vasco, pubblicando la satira " Momentum catastrophicum "
Oltre a Vidas sombrias vanno citate anche le opere Inventos y mixtificación de Silvestre Paradox, del 1901, dove lo scrittore evoca i suoi giorni di studente a Pamplona; Camino de perfección (1902) , confessione intima e molto personale, nella quale possiamo trovare dubbi e ansie relative alla sua giovinezza (Baroja anche da studente, è molto scontroso. Non si fa molti amici, tantomeno i professori... quando si trasferisce a Cestona per lavoro, crea un rapporto talmente brutto con i preti e con la parrocchia del posto che dopo poco se ne và, quasi forzato a farlo) . Molto bella, El mayorazgo de Labraz (1903), che riprende sempre i ricordi del periodo a Cestona ma parla anche della vita di un popolo di Spagna, molto vicino alla tragedia di tipo rurale (tragedia rurale? forse sbaglio a classificarlo così... tragedia rurale è Lorca con Yerma, Bodas de Sangre, Mariana Pineda,... dunque lascio solo "in stile tragedia" )

A seguito ci lascia anche una trilogia dal nome " La lucha por la vida ". Racconti dei quartieri madrileni del suo tempo, con sottofondo storico e politico. Da ricordare anche Zalacaín el Aventurero ( situata in territorio vasco all'epoca delle guerre carliste, sotto nel video un pezzetto del film tratto, dove appare Baroja) e Las inquietudes de Shanti Andía (evocazioni della sua giovinezza in San Sebastian) . Da leggere, anche solo per avere un quadro generale della storia spagnola di fine secolo.




Era molto diretto Baroja, il linguaggio a volte si colorava di una concretezza brutale e sincera; membro della Generazione del '98, si colloca nella corrente più propriamente impressionista/espressionistica. La scrittura è breve, sintetica, espressiva e molto molto naturale, antianeddotica e antiretorica... spesso il protagonista di un'opera è solo (gli altri vanno e vengono senza preavviso, sono secondari), e rimane l'unico filo logico e reale di collegamento alle varie scene e ai vari episodi, ai mille dettagli della realtà frammentata che l'autore ci propone (le principali impressioni, appunto)
Naturalmente, il personaggio descritto è antisociale e antiborghese, ribelle e anarchico (forse un pò tende a ritrarre sè stesso, laico e anarchico, in ciò che descrive [ "Aurora roja" , altro suo scritto, ne è un esempio] )


Ernest Hemingway e Camilo José Cela vollero portare la bara al suo funerale.

Riassunto veloce autori di fine secolo spagnolo / Manuel Machado

Manuel Machado (1874) nasce a Siviglia e presto, come il fratello, cerca fortuna a Madrid. Dell'Andalucìa manterrà sempre l'amore e il suo spirito autentico, tramandato per la maggior parte dal padre. Scrisse per molte riviste, venne chiamato ad occupare un posto alla Real Academia Española, nel 1938 in piena Guerra Civile ('36/'39).

A differenza del fratello, è nazionalista e anti-repubblicano (all'arrivo a Madrid del generale Franco, nel '39, Manuel scrive una poesia a lui dedicata, "Al sable del Caudillo" )

Opere più importanti sono "Alma" del 1902, che va di pari passo alle "Soledades" del fratello Antonio, di tratto simbolista e decadentista. Meraviglioso anche il "Cante hondo" del 1912: Manuel ama il flamenco e la sua poesia folkloristica vuole esattamente diffondere la sua sostanza, che è questo Canto Profondo di dolore, frustrazione, di amore. Scrive poesie adatte per il "Cante" utilizzando coplas, seguidillas e soleares. Sotto vi posto un video dove potete ascoltare una copla... esiste un qualcosa di più suggestivo del cante hondo? Le lacrime agli occhi mi vengono... Andando avanti, i temi di vita e di morte caratterizzeranno sempre la sua produzione, e Ars Moriendi del 1922 ne è l'esempio. Manuel si ispira moltissimo a Rubèn Darìo, al simbolismo francese... è più vicino al modernismo che alla Generazione del '98.

Scrive una poesia, "Adelfos", considerata una delle più belle poesie della letteratura spagnola e che potrebbe portare il sottotitolo di autobiografia dell'autore. Parallelamente, il fratello Antonio ne scrive una simile, "Retrato".

Riassunto veloce autori di fine secolo spagnolo / Antonio Machado

Antonio Machado (1875) nasce A Siviglia e per lungo tempo vive e studia a Madrid.
Membro della GENERACION DEL '98. Inizia a pubblicare prima le sue produzioni di prosa e successivamente pubblica le poesie (1901) . Conobbe il genio della poesia pure, Juan Ramòn Jimenez; conosce Rubèn Darìo durante il suo secondo viaggio a Parigi nel 1902; conosce Valle Inclàn e anche Unamuno. Curioso è ricordare la sua relazione con Leonor Izquierdo, che al tempo del matrimonio aveva solo quindici anni contro i suoi 34 (in Campos de Castilla le dedica dei versi meravigliosi).
Le poesie nella raccolta "Soledades" escono nel 1903, mentre al 1913 appartiene "Campos de Castilla" . Del 1924, "Nuevas canciones" . Soledades è notevolmente simbolista e decadentista: poesie velate di nostalgia per un passato che non c'è più, desiderio di approfondire la parte non conosciuta dell'anima dell'uomo. Campos de Castilla invece si apre alla dimensione storica e non più puramente solo a quella intima e personale: elogiati i campi castigliani, gli anfratti polverosi dei paesini spagnoli, i tratti paesaggistici gialli e verdi di meseta e pianura... non credo tuttavia che Antonio narrasse di "Castilla" con un intento "regeneracionista". Se Unamuno esaltava il paesaggio, la gente di spagna, lo faceva per risvegliare gli spiriti abbattutti di coloro che hanno visto una nazione frantumarsi ('98, desastre colonial) , in vesti nazionaliste e patriottiche. Antonio vuole semplicemente onorare la sua terra, di pari passo alle sue emozioni e sentimenti..

Col fratello Manuel scrive opere teatrali come, del 1929, La Lola se va a los puertos e La duquesa de Benamejí.

A differenza del fratello Manuel, Antonio è filo-repubblicano tant'è che è uno dei maggiori oppositori alla dittatura militare di Primo de Rivera ('23/'30)

Riassunto veloce autori di fine secolo spagnolo / Rubèn Darìo

Dopodomani dovrò affrontare la prima parte dell'esame di letteratura spagnola.
Devo per forza schematizzare un attimo tutti gli autori (i più importanti) che ho trovato andando avanti nello studio.

Schematizzo per me (molto liberamente) e schematizzo anche per chiunque, presente o futuro, ne abbia bisogno.

Rubèn Darìo (1867) nasce a Metapa, in Nicaragua. A soli dodici anni pubblica le poesie "La Fé", "Una Lagrima" e "El Desengaño" e a quindici anni si presenta dinanzi al Presidente Joaquin Zavala, chiedendogli di poter andare a studiare in Europa. Presenta al Presidente poesie scritte contro la religione, la cultura, la tradizione della sua patria: Zavala, molto affettuosamente, rifiuta la richiesta di Rubèn rispondendo " Figlio mio, se scrivi già contro la patria dei tuoi genitori, contro la religione della tua terra, che ne sarà di te in Europa, dove apprenderai cose peggiori? "
Rubèn sapeva già il fatto suo...
Diventerà il padre indiscusso del modernismo, il movimento letterario spagnolo più importante: è questo un congiunto di simbolismo francese e parnassianesimo (la corrente che si sviluppa sul concetto dell' " arte por el arte " , dove l'unica preoccupazione doveva essere la purezza e correttezza formale) che Darìo richiama attraverso versi colorati e tematiche esotiche, mitologiche (parnaso,..)
Viaggia in Spagna e conosce i classici spagnoli, le idee liberali. Nel 1888 pubblica Epístolas y poemas e Azul, emblema modernista.
Padre della generazione del '98, la quale denuncia il suo "escapismo" e disinteresse per la questione sociale spagnola, ma apprezza la sua arte anti-utilitaristica e anti-borghese.

Rubèn Darìo rimette in voga Luìs de Gongora, "miccia" per la Generaciòn del 27. Un giorno parlava con Verlaine e quest'ultimo pronunciò un verso di Gòngora " A batallas de amor, campos de pluma " . Rubèn tornò in Spagna con l'idea di rispolverare quell'enigmatico autore lasciato in disparte.
"Canción de Otoño en Primavera" (più conosciuta)

Orillas del Duero (Campos de Castilla) - Antonio Machado

¡Primavera soriana, primavera humilde,
como el sueño de un bendito,
de un pobre caminante que durmiera
de cansancio en un páramo (brughiera, landa) infinito!

¡Campillo amarillento,
como tosco (grezza) sayal (tela di sacco) de campesina,
pradera de velludo polvoriento
donde pace la escuálida merina!
¡Aquellos diminutos pegujales

de tierra dura y fría,

donde apuntan centenos y trigales que el pan moreno nos darán un día!
Y otra vez roca y roca, pedregales (ghiaioni)
desnudos y pelados serrijones,
la tierra de las águilas caudales,
malezas y jarales,
hierbas monteses, zarzas y cambrones.
¡Oh tierra ingrata y fuerte, tierra mía!
¡Castilla, tus decrépitas ciudades!
¡La agria melancolía
que puebla tus sombrías soledades!

¡Castilla varonil, adusta tierra, Castilla del desdén contra la suerte, Castilla del dolor y de la guerra, tierra inmortal, Castilla de la muerte!


Era una tarde, cuando el campo huía del sol, y en el asombro del planeta,
como un globo morado aparecía
la hermosa luna, amada del poeta.
En el cárdeno cielo vïoleta
alguna clara estrella fulguraba.
El aire ensombrecido
oreaba mis sienes, y acercaba el murmullo del agua hasta mi oído.

Entre cerros de plomo y de ceniza
manchados de roídos encinares,
y entre calvas roquedas de caliza,
iba a embestir los ocho tajamares
del puente el padre río,

que surca de Castilla el yermo frío.

¡Oh Duero, tu agua corre y correrá
mientras las nieves blancas
de enero
el sol de mayo
haga fluir por hoces y barrancas,
mientras tengan las sierras su turbante

de nieve y de tormenta.

y brille el olifante

del sol, tras de la nube cenicienta!...


¿Y el viejo romancero
fue el sueño de un juglar junto a tu orilla?

¿Acaso como tú y por siempre, Duero,
irá corriendo hacia la mar Castilla?

Puntos suspensivos - Joaquìn Sabina

Lo peor del amor, cuando termina,

Son las habitaciones ventiladas,
El solo de pijamas con sordina,
La adrenalina en camas separadas.

Lo malo del después son los despojos
Que embalsaman los pájaros del sueño,
Los teléfonos que hablan con los ojos,...


El sístole sin diástole ni dueño.


Lo más ingrato
es encalar la casa,
Remendar las virtudes veniales,
Condenar a galeras los archivos.
Lo atroz de la pasión es cuando pasa,

Cuando, al punto final de los finales,
No le siguen dos puntos suspensivos.

sabato 10 aprile 2010

Real-Barça: la Spagna si ferma

Nessuna partita è mai stata così importante per la Liga. Real Madrid e Barcellona arrivano tanto uguali in classifica (77 punti ciascuno conquistati in 30 partite) che il Clàsico di questa notte si è convertito in una finale, una partita definitivi. Per molti questa è la grande finale che avrebbe dovuto disputarsi alla Champion's League del 22 maggio, tuttavia l'incontro di oggi può servire da buon sostituto.

Mancheranno due stelle, Kakà da una parte, Ibrahimovic dall'altra: i due 'ex italiani' alle prese con infortuni muscolari, non sono stati convocati per la sfida e stasera si accomoderanno sulle tribune del Santiago Bernabeu per seguire da spettatori quella che i media spagnoli hanno già ribattezzato la parita del millennio. Non vengono comunque risparmiati talenti come Cristiano Ronaldo e Lionel Messi.

Nella storia della Liga il Real Madrid ha vinto contro il Barca 50 volte in casa, contro le 15 vittorie blaugrana e i 14 pareggi realizzati al Bernabeu nella storia del "clasico".
Le due squadre sono anche quelle che in Europa hanno totalizzato più punti, mai Real e Barca si erano infatti scontrati quando pareggiavano con così tanti punti (77). «Pareggiare è sempre un cattivo risultato», ha premesso ieri Manuel Pellegrini, assicurando che la sua squadra «scenderà in campo cercando la vittoria». Da Barcellona gli ha risposto Pep Guardiola: «dobbiamo giocare come se fosse una finale», ha detto.

Anche per questo, quella di oggi, sembra proprio che sarà "la partita delle partite".

Il match sarà seguito in tutto il mondo, fischio d'inzio alle 22.

Sarà in diretta sul canale spagnolo LA SEXTA.

venerdì 9 aprile 2010

Diritti ai gay - Portogallo

Il Portogallo (sesto paese europeo) ha dato il via libera definitivo alla legge che riconosce i matrimoni civili tra persone dello stesso sesso.
Il testo che è stato approvato in Parlamento a gennaio, ha però respinto la proposta di consentire ai coniugi gay di adottare un bambino.

Le chien andaluou ( El perro andaluso ) - Luis Buñuel

Cinema surrealista, il " El perro andaluso " esce nel 1929, prodotto ed interpretato da Luis Buñuel e Salvador Dalí.

Molti tendono a miticizzare il cortometraggio muto, molti altri tendono a togliergli valore ed importanza essendo un insieme di scene senza alcun filo logico tra loro. Io lo elogio a prescindere dalla naturale vena surrealista, lo guardo come miniera di informazioni riguardanti la vita di Dalì, di Buñuel, dello stesso Lorca (qui le critiche si sbizzariscono, più avanti vedremo il perchè) che irrorano le scene con riferimenti ai loro sogni, paure, incubi, angoscie.

Prima dicevo che il corto è stato prodotto e anche interpretato dai due artisti: il primo (bell'uomo, tra l'altro!!!) è presente nella scena iniziale dove, dopo aver guardato la luna che viene "tagliata" da una nube di passaggio, si accinge ad affilare una lametta di rasoio con la quale taglierà l'occhio sinistro della donna protagonista (in realtà l'occhio che vedete è l'occhio di un vitello morto: mister Buñuel voleva sconvolgere, e ci riesce divinamente) .
Per quanto riguarda Dalì, doveva essere fisicamente presente nella scena in cui l'uomo, invaghito morbosamente della donna, trascina due pianoforti sormontati dalle carcasse di due asini morti e due preti a seguito: uno dei due preti era inizialmente interpretato da Dalì, che venne poi sostituito.
Tuttavia se fate attenzione potete vederlo nei primissimi fotogrammi, la prima volta che i due preti vengono inquadrati.

Riassunto in breve (tralascio qualche scena, cito in modo essenziale le più importanti e aggiungo anche un'altra cosa... correggetemi se trovate qualche errore, è incredibile come io riesca sempre a farne :-) !!! ) :
1. Il tema sostanziale è quello di un uomo e di una donna, attratti reciprocamente da una pulsione erotica e quasi violenta; in una società per così dire "bigotta" come lo era la Spagna di inizio novecento, l'intento è quello di denunciare la chiusura mentale imposta dalla religione, l'oppressione da parte di questa della libertà sessuale. Bunuel a mio avviso ci mette molta ironia nonostante l'oniricità del cortometraggio!

2. Dopo il taglio dell'occhio, viene inquadrata una donna che si affaccia alla finestra: vede un uomo cadere dalla bicicletta. Lei scende, lo soccorre, si accorge che al collo porta una scatola chiusa e al suo interno trova una cravatta avvolta in carta a righe. La donna risalendo al suo appartamento, decide di ricomporre il corpo dell'uomo e lo fa disponendo gli abiti di quest'ultimo sul suo letto: rimane così, malinconica, a fissare quel "corpo" di soli abiti.
Fondamentale questa scena, in quanto interviene il pensiero di Dalì: come avevamo detto in un post precedente, Dalì nasce e cresce ossessionato dai "tre Salvadores" (padre Salvador, Salvador fratello e Gesù cristo salvatore) . Il fratellino Salvador muore a soli 3 anni e il concepimento di Dalì, successivo alla morte del fratello, vuole in qualche modo rimpiazzare il bimbo venuto a mancare. L'ossessione è proprio quella del corpo "doppio" e smaterializzato in questo caso... Dalì sente di non avere sostanza, sente il suo corpo "marcio, putrefatto, mollo, vuoto" . L'idea di putrefazione la si vede chiaramente anche nelle inquadrature della mano dell'uomo protagonista, dalla quale escono schiere di formiche.
3. La donna si accorge che l'uomo è salito in appartamento con lei (non è, evidentemente, morto) e vede uscire delle formiche dal palmo della sua mano (trasmutazione della materia, vedi sopra!)
4. Cambia ambientazione. I due guardano dalla finestra la scena di un androgino, che tocca con un bastone una mano mozza e che ha con sè la scatola della scena precedente. In un batter d'occhio l'androgino viene investito.
5. L'uomo che assiste alla scena dalla finestra è incredibilmente preso da stimolo sessuale e comincia a rincorrere la povera donna per tutta la stanza, fino a che lei non si nasconde in un angolo. Lui (e qui il surrealismo si esprime in tutta la sua sconvolgente illogicità e genialità) le và incontro, ma non prima di essersi agganciato a due corde con le quali trasportare due pianoforti con ciascuno un asino morto sopra. A seguire, legati stanno due preti maristi (anche qui, la volontà di prendere la donna è quasi "bloccata" dalla presenza di questi preti che a lui oppongono forza e che egli deve simbolicamente "trascinare")
Perchè gli asini putrefatti? sembra che l'ipotesi sia stata suggerita da Pepin Bello, manager e fotografo storico della Generaciòn del '27 (morto per altro nel 2008 alla veneranda età di 104 anni) , il quale afferma di aver conosciuto l'idea della "morte" sin da piccolino, quando con il padre passeggiava per i Pirenei: le valli erano costellate da carcasse di asini morti e putrefatti. Molti critici però pensano che l'idea degli asinelli venga direttamente da Juan Ramòn Jimenez, con il "Platero y yo" del '21. Bunuel e Dalì scrivono una lettera aperta a J.R.J. sostenendo il carattere antipatico di quell'asino e di quell'opera cadaverica.
6. Finalmente la povera donna fugge via e blocca la mano di lui che tenta di tenere aperta la porta. Poco dopo lei lo rivede nel letto malato, con la scatola a righe al collo mentre un uomo entra silenzioso nella stanza e si scaraventa contro l'uomo malato: in realtà l'uomo che entra e il malato sono la stessa identica persona. Alla fine l'uomo uccide il malato (anche qui ritorna il "doppio", togliere ciò che è in più per garantire l'individualità all'altro)
7. L'uomo liberato passeggia all'aperto con un amico e viene invitato a vedere l'uomo ucciso, che viene poi portato via in una sorta di corteo funebre.

8. La donna torna a casa, vede l'uomo "senza bocca" (qui la scena và vista, più che descritta, fa anche un pò schifo... ma è arte, a suo modo geniale) e se ne và via. I due si ritrovano poi al mare, e camminando l'uomo calpesta la famosa scatola a righe, simbolo del suo passato "annientato".
9. Ultima scena: i due sono morti sepolti nella sabbia. Sono vicini, ma non si toccano.

Più o meno questo è il succo del cortometraggio... dicevamo prima di Lorca.
Se avete occasione, guardatevi " Little ashes ", film recentissimo non male sulla relazione omosessuale tra Lorca e Dalì (Dalì confermerà la relazione il giorno prima di morire) : in una scena, Lorca dubiterà sul titolo del film surrealista di Bunuel e Dalì, chiedendosi se quel "Perro andaluso" fosse proprio lui.

O forse semplicemente era una ripresa dalla poesia di Lorca: in "Impresiones y paisajes" del 1918 Lorca parla dei "perros", dei cani che abbiano ogni qualvolta sentono il passaggio della morte. Il film è bersagliato di immagini "mortali" e forse Garcìa Lorca e la sua citazione servirono proprio da titolo al brevissimo film.

Ora, per quanto io possa amare Garcìa Lorca, notevole il fatto che fosse molto e molto "singolare" :-) "Lo si sentiva arrivare molto prima della sua comparsa: lo annunciavano intangibili messaggeri, avvisi di sonagli nell'aria, come quelle delle diligenze della sua terra..." (Jorge Guillén dal "Prologo a Obras Completas", da leggere qua!) ... ma aveva anche il suo risvolto "onirico" e anche un pò macabro... il ciclista vegliato dalla donna par proprio una ripresa di un curioso vizio del poeta. Pare infatti che nella Residencia de Estudiantes Federico chiedesse ai suoi compagni di essere trasportato nel suo letto fingendo di essere morto, e di pregare per lui citando orazioni funebri.
Finita la "farsa" il sorriso di Federico ritornava, brillante, a risplendere. Come se si fosse liberato delle sue paure, delle sue tensioni.
Già che ci sono, volevo consigliarvi dei racconti brevissimi riguardanti Lorca, narrati e scritti dagli autori a lui vicini. Sfogliateli, leggeteveli con calma... ogni racconto è un tassellino in più per riprodurre il volto poetico, il carisma e lo spirito andaluso di Federico.
Da "la arboleda perdida" di RAFAEL ALBERTI
Dal "prologo de obras completas de Federico Garcìa Lorca, vol. 2 " di VICENTE ALEIXANDRE
Da "confesso che ho vissuto" di PABLO NERUDA


Ah, importante e non detto, la canzone di sottofondo è di Wagner, Tristan und Isolde (Bunuel utilizza Wagner anche ne " L'age d'or " ) !
Che lo sopravvalutino, che lo sottovalutino... per me rimane un corto sublime.
La cosa bella è proprio vedere al di là delle scene presentate, andarne a fondo, approfondirle ed analizzarle, per far luce sulle vite di questi geniali artisti che hanno fatto la storia (non solo di Spagna, del mondo) .
Os quiero!

QUI potete vedervelo direttamente. A voi ;-)

giovedì 8 aprile 2010

Chocar - El Sueño de Morfeo y Nek

Per sincera mancanza di tempo, sto trascurando notevolmente questo mio spazio virtuale.
Diciamola tutta... sto cercando di terminare il possibile con lo studio e con qualche faccenda pratica per partire senza pensieri verso Madrid (già assaporo il momento con cui, alla pari di quest'estate, metterò piede sulla piattaforma cementata di Barajas, col naso fuori dall'aereo respirando a pieni polmoni l'aria della mia calda Madrid) .

Devo scrivere qui tante e tante di quelle cose che voglio raccontare, far conoscere, da non saper neanche da dove partire.

Vi lascio una canzone non di quelle che pubblicherei solitamente (anni '80, '90, rumbas e " gitanate " varie!) ma che è talmente dolce (siamo due gocce d'acqua nel mare che si sono incontrate allo scontrarsi, svegliando l'uragano che tenevano dentro...) che vale la pena di essere ascoltata. Due parole in croce, ma alle quali do molto valore!



No hay actores,
no hay ningún guión
esta historia la hacemos entre los dos
Nadie en las butacas…
Solos tu y yo
Tu sabes que no hay nadie más..

domenica 4 aprile 2010

Esa chica es mia - Sergio Dalma

Non so perchè, mi ricorda molto la nostra "Donne" di Zucchero.
Meravigliosa,...


Felice Pasqua!

Sì, un pò in ritardo mi piazzo davanti al pc per augurare a tutti (tutti... i lettori che, passeggeri o stabili, danno un clic al mio piccolo spazio virtuale) un feliz dìa de Resurrecciòn.

Tempo fa Angel mi illustrava come si svolgeva la Semana Santa in Andalusìa, le processioni tradizionali che negli ultimi tempi forse hanno uno smalto più "pagano" che religioso, più laico e folklorico che cristiano. Ogni piccolo borgo e paesino è coinvolto dai rituali della festa pasquale e nelle chiese già a marzo gruppi religiosi o laici che siano, chiamati hermanidades o cofradìas de Semana Santa (il cui simbolo è la medalla de cofradìa o de hermanidad) , si preparano alle celebrazioni.
Scopo di questi gruppi è appunto quello di organizzare le processioni, ossia comprare immagini di Cristo o della Vergine e gestire il paso (la piattaforma dove viene collocata la statua del cristo) . Sotto a questo paso infatti ci staranno i costaleros, cioè gli uomini e le donne che trasportano il cristo per le strade a suon di musica. Esistono diversi tipi di Cristo: il Cristo del Perdon, il Cristo de la Borriquita (borriquita è un nome popolare, ma è dato alla statua perchè cristo cavalca un asinello. In realtà il vero nome sarebbe Confradìa de la triunfal entrada de Jesucristo en Jerusalem) . Una processione è chiamata del "Cristo de la buena muerte", anche se la gente è solita chiamarla del "Cristo del silencio" : tutto infatti si spegne, solo si ode il suono dei tamburi che marcano i passi dei costaleros che portano il paso e il rumore di catene dei nazarenos che sfilano. Davanti al Cristo sfilano i penitentes o nazarenos che sono soliti portare un cirio (cero) , un ramo di palma, una torcia e qualcuno si presenta incantenato. Il costal è un capo che va posto sulla testa e sulla nuca per proteggere i costaleros dal peso del paso; quest'ultimo può essere trasportato da sotto o dall'esterno (in questo caso non c'è bisogno di costal, di protezione per le spalle) . Le musiche che vengono suonate per l'occasione da vere bande, non sono propriamente "canzoni", ma sono le "marchas de semana santa" ( per i pasos del cristo ve n'è un tipo, per i pasos de la virgen ve n'è un altro ) .

Nel Domingo de ramos (la prima domenica della settimana santa) le processioni si svolgono sempre di giorno, anche se poi finiscono col terminare di notte... ; al contrario, il resto dei giorni dal lunedì al sabato santo le processioni sono rigorosamente di notte. Il giovedì santo sono dall'alba (da mezzanotte o dalle cinque del mattino) e la domenica di Pasqua sono a mezzogiorno.


Questo più o meno è alla base di ogni processione... l'esperienza più diretta è quella di vivere la semana santa in spagna, credenti o non credenti. Le foto nel post sono di Angel, che molte volte è stato "costalero" .

;-)

sabato 3 aprile 2010

Feria pasquale di Arles

Sta avendo luogo ad Arles, splendida città della Provenza, la "feria" più importante che vede come protagoniste corride portoghesi ( senza l'uccisione del toro) e spagnole.
Posso solo immaginare come la città si riempirà di colori e di vita, le bodegas del bel borgo verranno irrorate di turisti, di aficionados... così come bicchieri di sangrìa e birra irroreranno i loro volti d'un rosso di calore ed entusiasmo.

Retorica a parte, in cui quasi mai cado se non quando vago con la mente per luoghi in cui vorrei essere, associo Arles principalmente a Van Gogh che poco prima del novecento realizzò proprio nella cittadina molte pitture, dipinti. Arles dunque la immagino così, un susseguirsi di colline verdi adornate di ulivi, di vigneti... di pianure, con le spighe di grano che ondeggiano al vento. Vicoli stretti, ombrosi anche se non polverosi come le calles de barrios della Castilla...
Una tradizione imperiale-romana, che alla sua monumentalità affianca tutto il brulichio delle manifestazioni taurine, delle ferias.


Spettacoli taurini in programma sono (fate riferimento al post) :
- corride di tori: i matadores affrontano tori tra i 4 e 6 anni
- novilladas con picadores: i giovani toreri "novillos" affrontano affiancati da picadores, tori con meno di 3 anni
- novilladas sin picadores: i matadores novillos soli affrontano tori tra i 2 e i 3 anni
- corride di rejones: i cavalieri (rejoneador) di tori o dei toreri di novillos affrontano tori con meno di 6 anni
- le becerradas: professionisti o aficionados affrontano tori tra 18 e 24 mesi

venerdì 2 aprile 2010

Madrid, la Gran Vìa compie 100 anni

Culla storica della movida madrilena, cuore che batteva attorno al celebre bar Chicote. La Gran Via, un chilometro e 316 metri di leggenda che attraversa Madrid da est a ovest, celebra ora il suo centenario con una serie di eventi che lunedi' re Juan Carlos e la regina Sofia daranno al via.

Il 4 aprile del 1910 Alfonso XIII inaugurò l'inizio dei lavori alla grande strada, attorno alla quale si venne a creare una vera e propria metropoli, testimone di una Spagna viva e cosmopolita. La Gran Via ha visto nascere la II Repubblica (1931) , ha subito le bombe della Guerra Civile ('36, '39) e visto crescere l'architettura dal modernismo all'estetica franchista, durante la dittatura. I primi lavori prevedevano la pianificazione di 14 strade, 50 isolati e 331 edifici che avrebbero dovuto mettere in comunicazione i quartieri di Salamanca e Arguelles, oltre al proposito di deconsgestionare Plaza del Sol.



Lunedi', accompagnato dal sindaco Alberto Ruiz Gallardon, il re Juan Carlos, nipote di Alfonso XIII, dara' il via ufficiale agli eventi commemorativi del centenario, con l'inaugurazione di un monumento nella Plaza del Callao. Piu' tardi, il monarca assieme alla moglie Sofia visitera' la Casa del Libro con una puntata allo studio utilizzato dal filosofo Ortega y Gasset ai tempi in cui dirigeva la prestigiosa Revista de Occidente. E, infine, una visita alla mostra fotografica di immagini storiche della Gran Via, dal 1910 ad oggi.

E' il preludio a oltre 40 attivita' culturali e turistiche indette nella citta' in occasione del centenario, fra cui la mostra 'Oh, cielos', che raccogliera' al Circulo de Bellas Artes le fotografie del cielo di Madrid degli ultimi 50 anni; o la sfilata lungo la Gran Via che a carnevale celebrera' la Belle Epoque. Testimone della transizione alla democrazia dopo la fine della dittatura franchista e vetrina della movida madrilea, la lunga 'avenida' e' stata protagonista dell'esplosione creativa degli anni '80, grazie ad artisti come Alaska o il regista Pedro Almodovar. Scenario di molti dei film del regista di 'Tutto su mia madre', di quelli di Alejandro Amenabar, attualmente rimane l'epicentro della vita madrilena.

QUI potete trovare tutte le iniziative per la celebrazione dei 100 anni.

(liberamente tratto da ANSAmed)

Lorca eran todos - Pepe Rubianes

" Un giorno, al principio della guerra, ero affacciata alla finestra di casa e vidi passare un autobus che saliva per la collina, pieno di gente. Erano tutti diretti al cimitero, non sapevano di andare a morire, fucilati. Erano tutti felici, come in una gita.

Ad un certo punto uno di loro mi vide e mi chiamò per nome.

"Emilia!, Emilia! " mise la sua mano sul cuore e mi chiamò disperatamente!
"Emilia...!"



Il mio corpo si piegò di dolore. Era Federico? Non lo seppi mai.


Pero da igual. Perchè LORCA ERAN TODOS. "


Rappresentazione teatrale di Pepe Rubianes, che ha avuto il suo "estreno" nel 2006.

Una vera e propria "orazione funebre" in omaggio a Federico Garcìa Lorca e a tutti i democratici che trovarono la morte durante la guerra civile; la rappresentazione vuol essere più un documentario, attraverso testi e studi di storici, su ciò che ancora oggi rimane un mistero, ossia la morte a soli 38 anni del poeta granadino.
Sul palco vi sono 10 attori e una ballerina (interpreta la morte, che si avvicina a passi di flamenco) , che danno vita ai personaggi che vissero il "calvario" di Lorca: Lorca nel '36 a Madrid, Lorca a Granada sempre nello stesso anno, Lorca minacciato, Lorca nascosto nella casa dei Rosales, la detenzione e infine, la morte.

Esemplare, a mio parere. Importante è non perdersi il filo della storia, ma è il primo accesso al mistero della morte di Garcìa Lorca (altro significativo documentario è "El mar deja de moverse", sorprendentemente specifico riguardo alla vita e all' "intorno" del poeta. Ne parleremo... ) : uno dopo l'altro i personaggi intervengono in un folle botta e risposta e a fine storia l'ascoltatore si ritrova a conoscere perfettamente il susseguirsi del fatto, come se avesse letto un libro dettagliatamente documentato e criticato.

Per ora vi consiglio di vedere questo "Lorca eran todos"; ora non so se si riesce anche a trovare una versione italiana in quanto io come sempre mi guardo tutto in lingua (qui tra l'altro una splendida attrice fa la parte del poeta interpretando anche un magnifico esempio di cadenza andalusa) ...vi lascio qui i personaggi della vicenda reale riguardante la morte di Garcìa Lorca, rappresentati appunto dai 10 attori teatrali:

FEDERICO GARCÍA LORCA

LUÍS ROSALES : amico personale del poeta, granadino. Poeta, professore, fu anche Premio Cervantes per la letteratura. Garcìa Lorca si rifugiò presso di lui durante gli inizi della repressione granadina.

ESPERANZA ROSALES : sorella di Luìs, fu testimone degli ultimi giorni della vita di Federico nella casa familiare.

MIGUEL ROSALES : fratello maggiore di Luìs, falangista. Accompagnò il poeta al Gobierno Civil, con l'intenzione di proteggerlo.

JOSÉ ROSALES “PEPINIQUI” : il più importante membro dei fratelli Rosales, in quanto alta carica della Falange granadina. Inutili i suoi sforzi per salvare il poeta.

JOSÉ CABALLERO : pittore amico di Lorca. Testimone degli ultimi giorni di vita del poeta a Madrid.

MARGARITA XIRGU : grande dama della scena spagnola e amica di Federico. Il poeta doveva accompagnarla durante il tour americano nel quale la attrice avrebbe dovuto rappresentare delle sue opere (la casa de bernarda alba,...) . Alla fine, Lorca rifiutò l'invito.

ISABEL GARCÍA LORCA : sorella maggiore del poeta, molto legata a lui. E' stata presidente della
Fundación García Lorca fino alla sua morte recente.

RAFAEL MARTÍNEZ NADAL : professore e amico del poeta. Fu depositario dei manoscritti di EL PÚBLICO quando Lorca andò verso Granada, ad incontrare la morte.

QUEIPO DE LLANO : generale nazionalista responsabile di Andalucìa. Conosciuto per la sua brutalità senza limiti, era conosciuto per le sue popolari offese radiofoniche nei confronti di democratici e repubblicani.

RAMÓN RUÍZ ALONSO : uno dei più importanti membri della repressione granadina. Fu diputato della CEDA (derechas autonomas...) e responsabile della detenzione e morte di García Lorca.

JOSÉ VALDÉS : comandante dell'esercito, governatore civile e massimo responsabile delle uccisioni a Granada. ( "Lo echò Franco POR ANIMAL" )

FRANCISCO FRANCO (solo nominato)


Quest'opera parla ai cuori che trasudano "Federico".