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venerdì 9 aprile 2010

Le chien andaluou ( El perro andaluso ) - Luis Buñuel

Cinema surrealista, il " El perro andaluso " esce nel 1929, prodotto ed interpretato da Luis Buñuel e Salvador Dalí.

Molti tendono a miticizzare il cortometraggio muto, molti altri tendono a togliergli valore ed importanza essendo un insieme di scene senza alcun filo logico tra loro. Io lo elogio a prescindere dalla naturale vena surrealista, lo guardo come miniera di informazioni riguardanti la vita di Dalì, di Buñuel, dello stesso Lorca (qui le critiche si sbizzariscono, più avanti vedremo il perchè) che irrorano le scene con riferimenti ai loro sogni, paure, incubi, angoscie.

Prima dicevo che il corto è stato prodotto e anche interpretato dai due artisti: il primo (bell'uomo, tra l'altro!!!) è presente nella scena iniziale dove, dopo aver guardato la luna che viene "tagliata" da una nube di passaggio, si accinge ad affilare una lametta di rasoio con la quale taglierà l'occhio sinistro della donna protagonista (in realtà l'occhio che vedete è l'occhio di un vitello morto: mister Buñuel voleva sconvolgere, e ci riesce divinamente) .
Per quanto riguarda Dalì, doveva essere fisicamente presente nella scena in cui l'uomo, invaghito morbosamente della donna, trascina due pianoforti sormontati dalle carcasse di due asini morti e due preti a seguito: uno dei due preti era inizialmente interpretato da Dalì, che venne poi sostituito.
Tuttavia se fate attenzione potete vederlo nei primissimi fotogrammi, la prima volta che i due preti vengono inquadrati.

Riassunto in breve (tralascio qualche scena, cito in modo essenziale le più importanti e aggiungo anche un'altra cosa... correggetemi se trovate qualche errore, è incredibile come io riesca sempre a farne :-) !!! ) :
1. Il tema sostanziale è quello di un uomo e di una donna, attratti reciprocamente da una pulsione erotica e quasi violenta; in una società per così dire "bigotta" come lo era la Spagna di inizio novecento, l'intento è quello di denunciare la chiusura mentale imposta dalla religione, l'oppressione da parte di questa della libertà sessuale. Bunuel a mio avviso ci mette molta ironia nonostante l'oniricità del cortometraggio!

2. Dopo il taglio dell'occhio, viene inquadrata una donna che si affaccia alla finestra: vede un uomo cadere dalla bicicletta. Lei scende, lo soccorre, si accorge che al collo porta una scatola chiusa e al suo interno trova una cravatta avvolta in carta a righe. La donna risalendo al suo appartamento, decide di ricomporre il corpo dell'uomo e lo fa disponendo gli abiti di quest'ultimo sul suo letto: rimane così, malinconica, a fissare quel "corpo" di soli abiti.
Fondamentale questa scena, in quanto interviene il pensiero di Dalì: come avevamo detto in un post precedente, Dalì nasce e cresce ossessionato dai "tre Salvadores" (padre Salvador, Salvador fratello e Gesù cristo salvatore) . Il fratellino Salvador muore a soli 3 anni e il concepimento di Dalì, successivo alla morte del fratello, vuole in qualche modo rimpiazzare il bimbo venuto a mancare. L'ossessione è proprio quella del corpo "doppio" e smaterializzato in questo caso... Dalì sente di non avere sostanza, sente il suo corpo "marcio, putrefatto, mollo, vuoto" . L'idea di putrefazione la si vede chiaramente anche nelle inquadrature della mano dell'uomo protagonista, dalla quale escono schiere di formiche.
3. La donna si accorge che l'uomo è salito in appartamento con lei (non è, evidentemente, morto) e vede uscire delle formiche dal palmo della sua mano (trasmutazione della materia, vedi sopra!)
4. Cambia ambientazione. I due guardano dalla finestra la scena di un androgino, che tocca con un bastone una mano mozza e che ha con sè la scatola della scena precedente. In un batter d'occhio l'androgino viene investito.
5. L'uomo che assiste alla scena dalla finestra è incredibilmente preso da stimolo sessuale e comincia a rincorrere la povera donna per tutta la stanza, fino a che lei non si nasconde in un angolo. Lui (e qui il surrealismo si esprime in tutta la sua sconvolgente illogicità e genialità) le và incontro, ma non prima di essersi agganciato a due corde con le quali trasportare due pianoforti con ciascuno un asino morto sopra. A seguire, legati stanno due preti maristi (anche qui, la volontà di prendere la donna è quasi "bloccata" dalla presenza di questi preti che a lui oppongono forza e che egli deve simbolicamente "trascinare")
Perchè gli asini putrefatti? sembra che l'ipotesi sia stata suggerita da Pepin Bello, manager e fotografo storico della Generaciòn del '27 (morto per altro nel 2008 alla veneranda età di 104 anni) , il quale afferma di aver conosciuto l'idea della "morte" sin da piccolino, quando con il padre passeggiava per i Pirenei: le valli erano costellate da carcasse di asini morti e putrefatti. Molti critici però pensano che l'idea degli asinelli venga direttamente da Juan Ramòn Jimenez, con il "Platero y yo" del '21. Bunuel e Dalì scrivono una lettera aperta a J.R.J. sostenendo il carattere antipatico di quell'asino e di quell'opera cadaverica.
6. Finalmente la povera donna fugge via e blocca la mano di lui che tenta di tenere aperta la porta. Poco dopo lei lo rivede nel letto malato, con la scatola a righe al collo mentre un uomo entra silenzioso nella stanza e si scaraventa contro l'uomo malato: in realtà l'uomo che entra e il malato sono la stessa identica persona. Alla fine l'uomo uccide il malato (anche qui ritorna il "doppio", togliere ciò che è in più per garantire l'individualità all'altro)
7. L'uomo liberato passeggia all'aperto con un amico e viene invitato a vedere l'uomo ucciso, che viene poi portato via in una sorta di corteo funebre.

8. La donna torna a casa, vede l'uomo "senza bocca" (qui la scena và vista, più che descritta, fa anche un pò schifo... ma è arte, a suo modo geniale) e se ne và via. I due si ritrovano poi al mare, e camminando l'uomo calpesta la famosa scatola a righe, simbolo del suo passato "annientato".
9. Ultima scena: i due sono morti sepolti nella sabbia. Sono vicini, ma non si toccano.

Più o meno questo è il succo del cortometraggio... dicevamo prima di Lorca.
Se avete occasione, guardatevi " Little ashes ", film recentissimo non male sulla relazione omosessuale tra Lorca e Dalì (Dalì confermerà la relazione il giorno prima di morire) : in una scena, Lorca dubiterà sul titolo del film surrealista di Bunuel e Dalì, chiedendosi se quel "Perro andaluso" fosse proprio lui.

O forse semplicemente era una ripresa dalla poesia di Lorca: in "Impresiones y paisajes" del 1918 Lorca parla dei "perros", dei cani che abbiano ogni qualvolta sentono il passaggio della morte. Il film è bersagliato di immagini "mortali" e forse Garcìa Lorca e la sua citazione servirono proprio da titolo al brevissimo film.

Ora, per quanto io possa amare Garcìa Lorca, notevole il fatto che fosse molto e molto "singolare" :-) "Lo si sentiva arrivare molto prima della sua comparsa: lo annunciavano intangibili messaggeri, avvisi di sonagli nell'aria, come quelle delle diligenze della sua terra..." (Jorge Guillén dal "Prologo a Obras Completas", da leggere qua!) ... ma aveva anche il suo risvolto "onirico" e anche un pò macabro... il ciclista vegliato dalla donna par proprio una ripresa di un curioso vizio del poeta. Pare infatti che nella Residencia de Estudiantes Federico chiedesse ai suoi compagni di essere trasportato nel suo letto fingendo di essere morto, e di pregare per lui citando orazioni funebri.
Finita la "farsa" il sorriso di Federico ritornava, brillante, a risplendere. Come se si fosse liberato delle sue paure, delle sue tensioni.
Già che ci sono, volevo consigliarvi dei racconti brevissimi riguardanti Lorca, narrati e scritti dagli autori a lui vicini. Sfogliateli, leggeteveli con calma... ogni racconto è un tassellino in più per riprodurre il volto poetico, il carisma e lo spirito andaluso di Federico.
Da "la arboleda perdida" di RAFAEL ALBERTI
Dal "prologo de obras completas de Federico Garcìa Lorca, vol. 2 " di VICENTE ALEIXANDRE
Da "confesso che ho vissuto" di PABLO NERUDA


Ah, importante e non detto, la canzone di sottofondo è di Wagner, Tristan und Isolde (Bunuel utilizza Wagner anche ne " L'age d'or " ) !
Che lo sopravvalutino, che lo sottovalutino... per me rimane un corto sublime.
La cosa bella è proprio vedere al di là delle scene presentate, andarne a fondo, approfondirle ed analizzarle, per far luce sulle vite di questi geniali artisti che hanno fatto la storia (non solo di Spagna, del mondo) .
Os quiero!

QUI potete vedervelo direttamente. A voi ;-)

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