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lunedì 26 aprile 2010

Lezione sul " Romancero gitano " di Lorca

Volevo rendervi partecipi di ciò che ho appreso oggi alla breve conferenza svoltasi all'università.

Il tema trattato dal Professor Mariano de la Campa (storiografo medievale, docente all'Universidad Autonoma de Madrid nonchè esperto e specializzato nello studio del genere letterario del romancero) è la poesia di Federico Garcìa Lorca e in particolare del Romancero gitano che voi tutti conoscete... opera cardine del novecento nonchè del gitanismo, della lirica folklorica e popolare ma anche trascendente e simbolista.

Il professore, per altro molto in gamba e preparatissimo, parla di come in Lorca si uniscano il carattere folklorico, popolare della lirica ( egli ricostruisce, rivede, analizza quella poesia " creada por el pueblo " in modo quasi infantile, sorpreso, disincantato ) e l'angoscia, l'inquietudine di una morte che rimane sempre dietro all'angolo (come se fosse premonitore della propria, tragica morte). Paradossale è anche la personalità del poeta, divisa tra grazia, " relampago fisico " (v. Neruda) vivacità andalusa (vi ricordo lo scritto di Aleixandre su Lorca, che definisce bene questa sua solarità) e angustia per la morte onnipresente.
Mariano de la Campa ci offre un excursus avvincente tra i ricordi del suo professore di università che vide il poeta Lorca visivamente anche se non ebbe mai alcuna relazione diretta con lui; ricorda le memorie di quel professore che vide Federico suonare il piano al primo "estreno" di "Mariana Pineda" , accompagnando "La Argentinita" (fidanzata di Ignacio Sanchez Mejias, il torero al quale Federico dedicò il famoso "Llanto" ) ; o di quando vide il poeta recitare nello spettacolo de " La vida es sueno " de Calderon de la Barca: Federico dovette prendere la parte di un amico che si ammalò poco prima della rappresentazione e indiscusso fu il successo di questo ragazzo moreno che sapeva a memoria tutte le battute e che abilmente inventava laddove aveva lacune.
Ricorda anche il banchetto che Federico fece per Fernando de los Rìos (professore esiliato a New York durante la guerra civile,...) : Lorca interpretò una sevillana per il pubblico, graziosamente ironica e comica.

Nel 1919 sappiamo che Federico entra en la Residencia de Estudiantes in Calle Pinar e lì ci rimase per nove lunghi anni (incontrò Bunuel, Dalì, Alberti,...) ; del 1921 è la raccolta di poesie "Libro de poemas", libro tipicamente adolescente, colmo di inquietudini, dubbi, paure,... della raccolta abbiamo letto " Sueno " (la lirica tradizionale è presente solo nel ritornello; interessante la contrapposizione tra mendigo/vestido de oro e di cisne/serpiente) e " Otro sueno " (riprende il villancico tradizionale e modifica una canzone portoghese nel ritornello che torna) .
In "Canciones", raccolta scritta tra il '21 e il '24, abbiamo preso in considerazione la " Cancion del jinete " e la meravigliosa " Cordoba (lejana y sola!) "; in riferimento a quest'ultima il professore pone l'attenzione sull'onnipresenza dell' aceituna (l'oliva) che anni addietro fece la fortuna dell'Andalucìa, le donne erano quasi sempre impegnate nella raccolta di olive... importante è questo " Ay " gitano che viene ripetuto ben tre volte, ed esprime tutta la carica di frustrazione del cante hondo, il canto doloroso gitano. Il jinete di cui si parla vuole tornare a Cordoba ma non ci riesce: l'impossibilità di raggiungere qualcosa, di ottenerla, questo è un concetto cardine del poeta. Oltretutto il dubbio agghiacciante che Federico avesse preveduto la sua tragica morte viene esplicitamente espresso nei tre versi: yo nunca llegarè a Còrdoba / desde las torres de Còrdoba / antes de llegar a Còrdoba.

" Es verdad " copla in poesia e " Arbolè arbolè " sono altre poesie lette. Quest'ultima riproduce questo accento acuto " è " molto importante nella lirica tradizionale: non solo poeticamente, ma anche popolarmente ( " madrè " è la canzone popolare castellana per eccellenza e di poetico non ha niente ) . Del " Poema del cante jondo " l'attenzione è posta sulla " Baladilla de los tres rios " che sottolinea la differenza tra la Granada più intima e raccolta e la Sevilla più aperta, spigliata,... e i fiumi che scorrono tra le città (Quadalquivir, dalla Sierra Nevada a La Vega de Granada) e sul "Poema de la siguirilla gitana ". Dal Romancero gitano: Romance de la luna, luna (di questo abbiamo ascoltato la versione cantata... non quella di Paco Ibanez però, che per me resta sublime, come tutte quelle che interpreta, ve la metto qua sotto) e Romance sonambulo (per questi farò dei post distinti più avanti, perchè meritano una bella analisi :-)

Ovviamente mi emoziono per niente... e alla lettura delle poesie di Federico il mio cuore ha subito l'ennesimo, dolce, balzo.


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