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lunedì 31 maggio 2010

Lorca - Bodini - critiche letterarie

Infine, anche se andava posto all'inizio dei due post precedenti, vi propongo (questa volta tale e quale senza miei riassunti!) un articolo di Paolo Vincenti, apparso su " Città magazine ", anno 2007. Fatto benissimo.

Lorca e Bodini, influenze.

“Federico Garcìa Lorca fu una creatura straordinaria. Creatura questa volta significa più che uomo. Federico infatti ci metteva in contatto con la creazione, con questo tutto primordiale dove risiedono le fertili forze. Quell’uomo era prima di tutto sorgente, freschissimo zampillo di sorgente, trasparenza originaria alle radici dell’universo”: così ricorda Federico Garcìa Lorca il suo amico Jorge Guillèn, nel suo Prologo alle Obras completas di Lorca, riportato da Claudio Rendina in “ Libro de Poemas. Edizione integrale” (Newton Compton 1995).

(...)

L’amore per il teatro da parte di Lorca trova ampie conferme nella sua carriera, a partire da El maleficio de la mariposa, la sua prima, fallimentare, rappresentazione teatrale con marionette disegnate dal pittore uruguaiano Rafael Barradas, fino a La Barraca, teatro popolare da lui progettato, nel 1931, gratuito e ambulante. La musica era stato il primo amore del poeta spagnolo, che aveva studiato piano e composizione con il maestro Antonio Segura, scrivendo numerose canzoni, ed aveva avuto una speciale amicizia col grande maestro spagnolo Manuel De Falla. Il nome di Garcìa Lorca, poeta molto amato e conosciuto in Italia, è legato anche al Salento, grazie alla magistrale traduzione che hanno fatto dei suoi versi due grandi intellettuali ed ispanisti della nostra terra, vale a dire il magliese- fiorentino Oreste Macrì ( soprattutto con Canti gitani e prime poesie, pubblicato con Guanda nel 1949, poi ampliato e pubblicato col nuovo titolo Canti gitani e andalusi e con nuova sua Introduzione nel 1951 e ancora nel 1961 ) e il leccese Vittorio Bodini ( in particolare, Tutto il teatro 1952).

Macrì e Bodini costituiscono, insieme a Carlo Bo (cui spetta forse il primato degli studi lorchiani in Italia, a partire da Poesie, pubblicato nel 1940 con Guanda, che ha avuto numerosissime riedizioni, passando per Poesie sparse, Guanda 1976), la triade dei maggiori studiosi del poeta spagnolo (cui aggiungeremmo, anche per quantità di contributi offerti, Claudio Rendina). Nel suo intervento alla serata del 6 dicembre (...) , A.L.Giannone si è occupato del rapporto fra Garcìa Lorca e Vittorio Bodini, scrittore leccese a Giannone da sempre molto caro. Il docente, che ha dedicato a questo argomento molti suoi studi , soprattutto Corriere Spagnolo (Manni 1987), che raccoglie reportage dalla Spagna e prose di Bodini, ha tracciato un profilo delle influenze che direttamente o indirettamente il Bodini poeta ha tratto dal Bodini ispanista, o, per meglio dire, le influenze che Bodini ha ricevuto, nella sua produzione poetica, dalla poesia di Lorca, di cui è stato fine traduttore.

Bodini ha avuto nella sua carriera una lunghissima frequentazione con la letteratura spagnola, avendo tradotto, oltre a Lorca, il Don Chisciotte di Cervantes (Einaudi 1957), Visione celeste di J.Larrea e le Poesie di Salinas (Lerici 1958), il Picasso di V.Aleixandre (Scheiwiller 1962), l’antologia I poeti surrealisti spagnoli ( Einaudi 1963; ed è stato proprio Bodini, come ha sottolineato Giannone, a definire tale questa scuola poetica spagnola, mutuando la definizione dal surrealismo francese), I Sonetti amorosi e morali di Quevedo (Einaudi 1965), Degli Angeli di Rafael Alberti (Einaudi 1966)e Il poeta nella strada dello stesso autore (Mondatori 1969), infine il Lazarillo de Tormes (Einaudi 1972). L’amore di Bodini per Lorca era iniziato già nel 1945 con la prima traduzione europea della farsa di Lorca, Il Teatrino di don Cristobal, del 1931, come ricorda Ennio Bonea in “Comi Bodini Pagano. Proposte di lettura” (Manni 1998). Anche Giannone, così come Macrì, ricordato da Bonea nel saggio testé citato, ritiene che l’influenza del grande Lorca su Bodini inizi già prima del suo viaggio in Spagna del 1946. La permanenza nella penisola iberica , comunque, dal 1946 al 1949, fu fondamentale per l’ispanismo di Bodini e rafforzò ancora di più la sua ricerca, perché, come scrive Giannone nella sua Introduzione a “Barocco del Sud. Racconti e prose” (Besa 2005), “gli permette di scoprire un altro Sud, che gli serve per capire meglio anche il suo. Nei reportage e nelle prose che egli continuò a pubblicare dopo essere tornato in Italia, è possibile notare il tentativo di penetrare nella realtà profonda della Spagna, alla scoperta della sua dimensione invisibile e sconosciuta, del suo ‘spirito nascosto’ per usare un’espressione di Lorca.

Proprio Lorca, che diventa la guida ideale di Bodini in questo viaggio, gli insegna a scavare nell’inconscio collettivo del suo popolo partendo dalle manifestazioni più tipiche del folclore iberico: il flamenco, la corrida, i serenos, i combattimenti dei galli, i riti della Settimana Santa e così via. Lo scrittore leccese si va gradualmente accorgendo delle numerose affinità tra il popolo spagnolo e quello salentino, legati anche nell’intimo da un sentimento tragico della vita, e trova in quel paese il ‘suo’ Sud, come egli stesso scrive in una poesia di Dopo la luna, Omaggio a Gongora[…]”. “L’interesse per Lorca”, ha spiegato Giannone durante il suo intervento, “è culminato con la pubblicazione, presso Einaudi, nel 1952, del Teatro”, ed ha citato alcune parole di Bodini, tratte dalla sua Prefazione dell’opera, da cui si evince che Bodini, da acuto interprete e autentico poeta, aveva colto perfettamente il messaggio della poesia di Lorca: “ La sua [di Lorca] presenza aderiva alla vita in modo così pienamente meraviglioso che egli era la vita stessa nel suo infinito presente. Tutta la sua poesia era una dichiarazione obbiettiva dell’essere, che la mancanza di sforzo rendeva estremamente gioconda: bastava che dicesse luna e la luna esisteva, che dicesse coltello e un coltello brillava, che dicesse stella, cavallo, fiore …”.
Il 1952 è lo stesso anno in cui Bodini pubblica la sua prima opera poetica La luna dei Borboni (di cui, recentemente, è stata pubblicata una nuova versione, a cura di Antonio Mangione, da Besa, 2005) ) e Giannone ha rilevato quanto forte fu l’influenza che le traduzioni di Lorca ebbero su questa sua poesia. “Tipicamente lorchiana”, ha detto Giannone, “è, ad esempio, l’apparizione improvvisa, straniante, di figure e animali, che a prima vista risulta inspiegabile, come ‘il cavallo sorcino’ che ‘cammina a ritroso sulla pianura’, il ‘gatto’ che ‘trotta magro e sicuro nel Sud nero’, definizione, quest’ultima, ripresa proprio da Lorca che aveva definito la sua ‘Spagna nera’. E a Lorca, da lui definito ‘il poeta più cromatico che il mondo conosca’, risale la ricchezza dei colori nella poesia bodiniana, come, ad esempio, il ‘nero’ dei gatti e dei capelli delle donne, del catrame, delle monache, il ‘bianco’ della calce, il ‘rosso’ del sangue, dei peperoni e dei pomodori, il ‘verde’ dei portoncini, il ‘giallo’ dei limoni e delle zucche, ecc.

Nella raccolta I poeti surrealisti spagnoli, poi, è presente la traduzione integrale della raccolta Poeta en Nueva York, composta da Lorca negli Stati Uniti e che è considerata da Bodini, come scrive nella sua Introduzione, ‘un grido di appassionata protesta contro l’americanismo e la civiltà meccanica raffigurate come un ossessionante trionfo della morte’. Questo libro ebbe un innegabile influsso sulle raccolte bodiniane Metamor, Zeta e La civiltà industriale, dove il surrealismo che contraddistingue queste raccolte si carica di valenze polemiche nei confronti della società tecnologicamente avanzata”. Gino Pisanò individua un ideale asse Salento-Spagna, similate “in un’unica spazialità categoriale il cui baricentro era costituito dall’ecumene mediterranea”, nel suo saggio “La leucadia salentina nell’archivio letterario del Novecento” (in “Andrano e Castiglione d’Otranto nella storia del Sud Salento”, Pubbligraf 2004). In quello che definisce “l’animismo folklorico-surreale di Vittorio Bodini”, i cui connotati indica nella triade “luna-gufo-gatto”, “segni persefonici di un universo infero e invisibile”, Pisanò traccia dei parallelismi fra la Spagna nera di Lorca e il Salento luttuoso e misterioso di Bodini, iconizzato dalla dominanza del buio dei suoi paesaggi e dal vocalismo chiuso e fonosimbolico di molte sue poesie.

Anche secondo Pisanò, la “pena vivente” dei gitani di Lorca è la medesima dei contadini del sud, degli ppoppiti bodiniani, e l’autore della Luna dei Borboni, fatalmente attratto dall’archetipo lorchiano, “trasfigura il Salento in emblema del Sud, di ogni Sud trascorso da presenze-assenze, introiettando e restituendo omologati il duende di Lorca, los angeles di Alberti, i lemuri salentini”. Giannone, a conclusione del suo intervento, si è anche soffermato sulla morte del poeta di Canciones, i cui veri motivi, a distanza di tanti anni, rimangono ancora poco chiari. “Yo tengo el fuego en mis manos”, dice Lorca a Gerardo Diego, in “Poesia espanola contemporanea” (Madrid 1962) per definire l’origine della sua poesia. Da Poema del cante jondo a Oda a Walt Whitman, da Romancero gitano a Divàn del Tamarit, la sua poesia continua a scorrerci dentro, bruciando come fuoco nelle vene. "

Surrealismo spagnolo? (secondo Vittorio Bodini) - parte 2

(continuando con il riassunto dell'articolo)

D'ogni modo, nel 1927 Azorìn mette in scena a Madrid lo spettacolo teatrale " Brandy, mucho brandy " , primo vero esempio di teatro surrealista che andrà a sconvolgere totalmente le polemiche e le opinioni pubbliche. Azorìn, come prefazione ad un suo romanzo successivo, afferma che il " superrealismo " è una parola che va utilizzata sia come concetto francese di scatenamento del subcosciente che in quello più logico e diretto di una realtà al di sopra di quella terrena (la realtà cioè del mondo interiore) . Sulla stessa linea, da Parigi arriva El perro andaluso firmato Bunuel.

Cosa stava alla base del " surrealismo " presente nella Generazione del '27?
Naturalmente, la riscoperta di Gòngora. Sappiamo che fu un poeta del Siglo de oro che venne accantonato per trecento anni, a causa dell'oscurità del suo linguaggio (utilizzava molto la metafora, la soppressione di passaggi intermedi al discorso con l'ellissi e l'esagerazione e l'intensificazione dei termini tramite l'iperbole) , della difficoltà ermetica dei suoi versi, nonostante i contenuti di ogni opera fossero un apporto culturale enorme (neologismi greci, latini,... mitologia)
La poesia gongorina viene liberata in modo alquanto bizzarro.
Sapete come?
Ruben Darìo sbarca in Spagna, incontra Verlaine. Parlando, Verlaine se ne esce con un verso di Gòngora: " A BATALLAS DE AMOR CAMPOS DE PLUMAS " . Darìo, immagato ed incredulo che avesse citato proprio quel poeta "emarginato", torna a Madrid riportando questa nuova curiosità per Gòngora.
Nel 1927 Gerardo Diego decide di organizzare una messa funeraria in onore di Luìs de Gòngora y Argote, in occasione del tricentenario della morte: presenti alla cerimonia erano tutti i poeti della Generacion de la amistad, in prima fila, garofano rosso nel taschino, nella Chiesa di S. Barbara a Madrid.



Sempre nel '27, Federico interverrà in una conferenza sull'immagine poetica in Gòngora: definirà il poeta " professore dei cinque sensi " .

Conclude Bodini definendo caratteri e tecniche del surrealismo spagnolo.

Gherard Mercator afferma che gli spagnoli hanno
1. una FELIX NATURA
2. una INFELIX CULTURA

Ci troviamo dinanzi alla fortuna del surrealismo spagnolo, tra il '26 e il '36: opere di assoluta carenza teorica e ideologica, con grande mancanza di consapevolezza e presa di posizione. Tuttavia il surrealismo ottenuto eccelle talmente tanto da fare invidia ai francesi.

Agli spagnoli non manca la volontà di cambiare il mondo, ma questa volontà non è esplicita, nè cosciente; mancano ad ogni minima preoccupazione, la loro poesia è intenta al puro ascolto della voce interiore. La scrittura è automatica e dettata dall'assoluto automatismo psichico: il poeta si limita a trascegliere il suo materiale irrazionale senza curarsi di renderlo coerente.

sabato 29 maggio 2010

Surrealismo spagnolo? (secondo Vittorio Bodini) - parte 1

Prima di entrare nell'argomento del post, voglio ringraziare Margherita per il bel messaggio che mi ha scritto riguardo a questo blog, definendolo " vivo " e ricco di spunti.
Anche se non ti conosco, ti ringrazio molto e spero vivamente che qualcuno possa " sfruttarlo " come te, a suo uso e piacere.


Vittorio Bodini scrisse in modo esemplare: non aveva lo " strato di vecchio " che talvolta si percepisce nel linguaggio prolisso dello studioso, nè quando parlava attraverso tecnicismi, nè quando introduceva gli articoli.
Morto nel lontano (?) 1970, fu poeta (futurista) e traduttore italiano, uno dei maggiori interpreti e traduttori della letteratura spagnola ( Garcìa Lorca, Cervantes, Alberti, de Quevedo,...) ; si interessò alla traduzione delle opere dei poeti surrealisti spagnoli ( I poeti surrealisti spagnoli, Einaudi, Torino, 1957 ) e scrisse anche Sul barocco di Gòngora ( Roma, 1964 ) .

E' proprio sull'articolo uscito per Einaudi che vi parlerò.
Bodini si chiede se effettivamente esista un surrealismo spagnolo e, se dovesse esistere, quanto e in che modo vada a combaciare con quello francese. Il tema, dice, è sempre stato " snobbato " dalla Spagna intera, quasi dato per scontato che gli autori spagnoli di inizio novecento fossero assolutamente al di fuori della grande corrente che ebbe i natali in francia.
Il cerchio del silenzio a riguardo venne rotto da due studi:
1. L'alunno Manuel Duràn Gili si laurea nel 1950 all'Università del Messico con una tesi dal titolo " El superrealismo en la poesia espanola contemporanea "
2. Josè Albi e Joan Fuster propongono (nella rivista alicantina " Verbo " ) un intero fascicolo di denuncia al continuo silenzio sulla produzione surrealista spagnola.

Le pubblicazioni citate incontrarono diversi ostacoli, primo tra tutti quello del pregiudizio e convinzione generale che la Francia fosse l'unica grande madre del movimento decadentista.
Il surrealismo entra in Spagna grazie a Rubèn Darìo (nicaraguense) , presentandosi come connubio tra simbolismo e parnassianesimo francesi e con il nome di " Modernismo " : gli spagnoli guardarono con atteggiamento guardingo le nuove correnti, in quanto convinti che i letterati decadentisti francesi volessero imporsi più per clamore di polemica e di pubblicità, che per essenziale autenticità (gli spagnoli avevano già scoperto un loro "surrealismo" , ma evitavano di etichettarsi; semplicemente scrivevano seguendo più o meno tutti la stessa linea e lasciando in disparte le novità francesi)

Parigi dunque, in Spagna, era sinonimo di finezza e di inautenticità.

Dopo Rubèn Darìo, le quattro fondamentali figure del surrealismo poetico spagnolo furono:
1. LARREA, il quale in silenzio lascia la Spagna e si trasferisce in Francia, entusiasta del clima vivo e " rivoluzionario " che le nuove correnti proponevano
2. ALEIXANDRE, che scrive tra il 1928 e il 1929 " Pasiòn de la tierra " , affermando di ignorare totalmente il surrelismo francese
3. ALBERTI, dichiara di aver scritto " Sobre los àngeles " ('27 / '28) a causa di una profonda crisi personale, ma anche come esplicita protesta contro i frivoli scandali parigini
4. LORCA, che mai e poi mai accenna al surrealismo

Le guide "fraterne" di tali autori (primi lettori e destinatari) sono SALINAS (scoprirà Cernuda) , GUILLèN (schiera la sua preferenza per l'amico Lorca) , DAMASO ALONSO (sta ad Alberti come Guillèn sta a Lorca) . Le produzioni citate sono tutte surrealiste, ma i poeti spagnoli non si dichiaravano appartenenti a tale corrente, nè tantomeno erano convinti di avere un vero ruolo europeo come letterati.



Nel frattempo, si sviluppavano in Spagna i movimenti d'avanguardia, primo fra tutti, l' ULTRAISMO (che come accade per molte nostre avanguardie, era più programmatico che... pragmatico) : lo scopo degli ultraisti fu quello di ridurre la lirica al suo elemento primordiale, alla METAFORA, senza alcun fregio ornamentale del verso. La visione del mondo dunque viene ristretta ad un campo puramente tecnicistico, e forte era la carenza teorica (Gerardo Diego trova che l'abolizione di ogni nesso e la riduzione del discorso poetico in frantumi, siano sinonimi di denuncia alla corrosione sociale)
L'ossessione del nuovo colpisce anche Ramòn Gomez de la Serna, che arriva al punto di crearsi un genere letterario su misura, la GREGUERìA: le greguerìas sono brillanti antimassime grottesche, incantevoli, tendenti a smontare ironicamente il reale. Sono... "polverine stupefacenti create a getto continuo", "piccole urne cinerarie di cui avevo bisogno io, poeta, per le mie ceneri quotidiane" . Incantevole.

Alonso vive la Generazione del '27 dapprima come poeta e successivamente come critico più autorizzato della G. Civile. Egli è assolutamente contrario al surrealismo e sostiene addirittura che nè il surrealismo spagnolo, nè quello francese, siano esistiti. Dice:
1. che gli spagnoli ignoravano il surrealismo francese (verissimo..)
2. che Lorca anticipa il surrealismo francese nella raccolta poetica " Canciones " ('21 / '24 )

Quest'ultimo punto é FALSISSIMO!!! Bodini oggettivamente spiega, ma lo possiamo vedere anche noi stessi, come Lorca semplicemente adottasse una poetica di irrazionalismo infantile. Di certo non pensava al surrealismo... ci lascia anche una curiosità, su Lorca e sulla sua poesia.
Si dice che la piccola Teresa Guillèn, figlia di Jorge, rispose con " Perchè mi doleva la scarpa bianca " alla domanda del padre " Perchè sei stata cattiva oggi? " . Jorge ribattè: " Teresa, questo sembra un verso di Federico! "
:-)


giovedì 27 maggio 2010

Mamita - Buika

Brevissimo motivetto musicale che fa da sfondo al film " Manolete " e che non smetto di cantare.

Provo a scrivere sotto il testo, ma aspetto correzioni da tutti i lati se dovesse essere sbagliato!




Mamita, yo torero valiente
y mujeres de mantilla...

manzanilla de aguardiente

pero no vino mamita


Mamita, hoy torea Manolete

y se jugarà la vida

vi hasta la misma muerte
p
ero no vino mamita,...


Mamita, hoy me siento prisionero de tu corazon
me temblaba la mano cuando yo toreo

tu te vas alejando

y yo me voy muriendo,...





Mamita, cuando vengas a buscarme yo ya no estarè

te dejo mi sangre y un trozo de vida

y cuando yo falte que nadie, nadie te diga que yo

yo no te quise que no fuiste mia...


Mamita, mamita...

Spagna: votato il decreto anticrisi

Il piano anticrisi di Zapatero è stato approvato dalla camera de deputati spagnola con un solo voto di vantaggio (169 voti a favore, 168 contro).

La manovra varata dal governo prevede tagli aggiuntivi alla spesa pubblica tra il 2010 e il 2011 per circa 15 miliardi di euro: verranno sforbiciati gli stipendi degli statali, congelate le pensioni, ridotte le spese per gli investimenti e per il welfare. I gruppi che hanno oggi deciso per l’astensione non hanno mancato di rivolgere pesanti critiche all’esecutivo, invitando il presidente Zapatero a varare in fretta le misure utili a superare la crisi e a convocare quindi elezioni anticipate.

lunedì 24 maggio 2010

Los dìas del pasado - Mario Camus

Quando rimango a casa per prepararmi agli esami, in questo periodo che li precede, mi sento incapace di respirare. Non per ansie e paure varie eh... l'ansia da esami massimo può arrivarmi il secondo prima di essere interrogata, vai a sapere te perchè... il problema principale è proprio quello di sentirmi bloccata a casa. A casa e con i soliti libri dal mattino fino alla sera.
Allora divento nervosa, mi girano alla grande... mi infastidisce tutto, cucino, leggo, corro, tutto pur di non "arenarmi" troppo con conseguenza di diventare insopportabile.

E così anche l'altro giorno mi sono guardata un filmino "dei miei" .

Mario Camus, " Los dìas del pasado " (1978) .
Film silenzioso, pacato, senza azioni, volti nostalgici persi tra le campagne della Spagna del nord... quella stessa dolcezza malinconica che mi ricorda Carlos Saura in "Elisa vida mia" (scriverò anche di quello... una meraviglia) , con la differenza che en Los dìas del pasado vi è un preciso riferimento storico.

Nel 1977 la Spagna non se la passava per niente bene. Dopo la dittatura franchista, si tennero le prime elezioni libere. Il paese era attraversato da un intenso movimento democratico e si avvertiva la voglia di voltare le spalle al regime per affacciarsi totalmente all’Europa democratica. Le indicazioni che uscirono fuori da quelle elezioni furono importanti: la vittoria dei moderati, una buona affermazione dei socialisti e la sconfitta netta del franchismo. Le elezioni furono anche un fallimento per quanto riguardava i comunisti e l’estrema sinistra. L'inquietudine dominava gli spiriti spagnoli a tal punto che moltissimi furono gli omicidi di personaggi dell'estrema destra, di attentati terroristici.. ecco dunque che Mario Camus vuole portare nel film le ferite lasciate dalla dittatura, l'incertezza che il popolo potrà a fatica abbandonare.

E' anche la storia di una maestra che parte dall'Andalucìa verso i monti della Cantabria, tra i quali troverà lavoro presso una scuola locale. Juana (Pepa Flores) è una donna bellissima e silenziosa... che vede sempre al di là di tutto, anche al di là degli occhi della gente, in particolare in quelli di Angel, un bimbo coinvolto nella guerra antifranchista dopo aver perso il padre per mano dei nazionalisti. Grazie a lui imparerà a sperare, a credere di poter realizzare il suo sogno: re-incontrare nuovamente il suo fidanzato (Antonio Gades) , partito per combattere con i guerrilleros.

“Los días del pasado” è un film tanto malinconico, quanto dolce e stimolo di riflessione: le ferite non si cicatrizzano dimenticando; chiudere gli occhi e andare avanti non significa superare gli ostacoli.

IMDB: 6.7

domenica 23 maggio 2010

24/25 maggio: festa gitana

Questo è il mese dei gitani.

Vi riporto un breve articolo descrittivo riguardo al clima di festa che tra domani e lunedì imperverserà tra le vie e le piazze di Saintes Maries de la Mer.

"Alla fine di maggio Saintes-Maries-de-la-Mer ospita la festa di tutti i gitani, che giungono qui da ogni angolo d'Europa per onorare la loro protettrice, santa Sara, con celebrazioni che durano tre giorni e che coinvolgono anche le migliaia di turisti che vi vengono per l'occasione. Qui sono conservate in una cripta i resti di quelle che i gitani credono essere Sara, Maria di Betania e Maria Salomé, fuggite dalla Terrasanta su un barchino. Nei giorni della festa balli, canti, spettacoli, fuochi, giochi animano il villaggio grazie alla gioia di vivere dei gitani nei loro costumi tradizionali.

La mattina del 24, una messa celebra l’apertura del pellegrinaggio. Già da giorni gli zingari sono presenti. Nel pomeriggio ha luogo la ceremonia detta la “discesa delle teche”. La teche con le reliquie delle Sante vengono calate dalla cappella San Michele o “Cappella Alta”, mediante un argano, con canti ed ovazioni fino a quando sono immobili. Nella chiesa, l’emozione è intensissima, non di rado si vedono occhi brillanti di lacrime. Giunge quindi il momento tanto atteso: Sara, portata da quattro zingari, è condotta fino al mare. La fragile statua coperta di numerosi mentelli di luscente stoffa, dorata e ricamata, dai quali emerge il dolce viso scuro, esce lentamente dalla chiesa scortata dai butteri e dalle belle dame di Arles. La gente tende le mani per toccare i mantelli, manda baci, i bambini vengono sollevati per essere posti sotto la protezione di “Sara la Kali”. Gli zingari cantano, pregano ed acclamano la loro Santa Protettrice e gridano “Evviva Santa Sara”. La folla numerosa si mescola agli zingari e alla gente del posto.

Sara viene cosi scortata fino al mare, i portatori, entrano in acqua fino alla vita. Poi lentamente, sempre sotto le acclamazione ed i canti, Sara viene ricondotta alla cripta.La chiesa è piena e spesso l’emozione dovuta all’intensità delle preghiere si allarga ai turisti che, per un attimo, tralasciano la macchina fotografica e alzano le braccia per invocare, assieme agli zingari, la protezione di Santa Sara. La sera, dopo cena, la veglia in preghiera e la messa riuniscono di nuovo i pelligrini nella chiesa. Gli zigari vengono in famiglia, i bimbi piccoli si addormentano nelle braccia dei genitori, ci si alza per cedere il posto agli anziani e, con gaio movimento di andirivieni , si entra e si esce dalla chiesa senza che il fervore delle preghiere se ne trovi disturbato. Il giorno dopo, 25 maggio, la messa solenne delle Sante Marie Jacoba e Salomé è seguita dalla processione. Nella loro barca, le Sante vengono a loro volta condotte fino al mare per simboleggiare il loro arrivo sulla terra di Camargue. Scortate dai butteri e dalle dame di Arles , le Sante lasciano la chiesa nel fragile scafo portato quattro uomini, circondate e seguite dai pellegrini.

Gli zingari, meno numerosi che alla processione di Sara, sono ancora assai presenti. Le acclamazioni, i canti e le preghiere segnano la strada. Sotto le grida tante volte ripetute di “Evviva le Sante Marie”, l’imbarcazione avanza nel mare. Poi le Sante Marie Jacoba e Salomé ritornano nella chiesa, la folla è fittissima e l’intensita delle preghiere è sempre tanto commovente. A sera, per la seconda volta la veglia di preghiere nella chiesa sarà l’ appuntamento.

Sul sagrato e nelle vie, si canta e si balla a gruppetti. Il terzo giorno è dedicato alla memoria del Marchese de Baroncelli e all'abrivado, in cui il toro condotto dai butteri a cavallo viene deviato dalla propria strada dalla folla e “bandido” sul cammino del ritorno.

Nelle arene cittadine, si alternano i giochi dei butteri, dei tori e le danze."


(www.costaazzurrapocket.com)


Yo te llevarìa - F. Garcìa Lorca

Yo te llevarìa
por las otoñadas,
junto los estanques
verdes infinitos,

a ver

los hijuelos
de paridas hadas,
y a mirar los quietos
arboles marchitos.

Qué es eso que suena
muy lejos ?

AMOR
El viento en las vidrieras,

Amor mio.




Y por los veranos,
allà en la campiña,
como gozarìa
vìendote en mi trigo!

Llena de amapolas,
tu frente de niña
entre la frescura

del paisaje amigo.

Què es eso que suena
muy lejos?

AMOR

venerdì 21 maggio 2010

El Cantar de mio Cid

Dopo aver parlato di Spagna medievale e di poesia iberica ai principi, passo a parlare di un Poema epico medievale che ha letteralmente segnato la storia di Spagna: EL CID. Il Poema (che consta di 3730 versi ed è diviso in tre cantares, scritti in metrica irregolare ma con stile spontaneo e vivace) è il cantare più antico che è arrivato ai nostri giorni praticamente completo (tranne un foglio all'inizio e due all'interno) . Si suppone che gli autori siano due giullari, uno proveniente da San Esteban de Gormaz (prima versione) e l'altro da Medinaceli (che aggiunge qualche episodio) . Il manoscritto del poema è conservato presso la Biblioteca Nacional de Madrid e venne copiato nel 1307 dal giullare Per Abbat.

Amo questo personaggio per altro realmente esistito e ricordo come fosse ora l'estate del 2008, quando entrai nel Monasterio de Càrdeña in Burgos, dove il grande cavaliere castigliano è sepolto.

Il vero nome del Cid è quello di Rodrigo Dìaz de Vivar; nasce a Vivar (piccolo paese in provincia di Burgos) nel 1040 e nel 1074 si sposa con Jimena Dìaz, cugina del re di Castiglia Alfonso VI. Da Jimena ha due figlie, Cristina e Maria, che nel Poema assumono due nomi differenti (Elvira e Sol) .

Inizia la sua vita di guerriero come cavaliere al servizio del giovane re Fernando I de Castilla (il grande re cattolico marito di Isabella d'Aragona) e successivamente del figlio Sancho II. Quando Sancho muore assassinato, sale al trono suo fratello Alfonso VI ("suocero" di Rodrigo) ed è proprio Rodrigo ad obbligarlo a giurare pubblicamente di non essere stato lui ad uccidere il fratello. L'umiliazione subita da Alfonso VI provoca l'esilio di Rodrigo e la rottura assoluta del rapporto di vassallaggio con il re (CANTAR DEL DESTIERRO) .

Durante gli anni dell'esilio, per cercare di recuperare la fiducia reale, il Cid si dedica a combattere contro i mori e a riscattare i territori spagnoli persi: acquista grande fama tra gli arabi che arrivano a chiamarlo Sidi (signore) , mentre per i cristiani rimaneva el Campeador (campione nei combattimenti) ... da qui il nome storico di el Cid Campeador. Per recuperare l'onore perduto e confermare la sua dignità come guerriero, Rodrigo vince numerose battaglie e conquista la città di Valencia, per la quale regna come sovrano (CANTAR DE LAS BODAS) .

Infine, re Alfonso VI lo perdona e la ritrovata amicizia con quest'ultimo viene confermata con i matrimoni tra le sue figlie e gli infanti delle case reali di Navarra e Aragòn (CANTAR DE LA AFRENTA DE CORPES) .

El Cid muore nel 1099 e diventa simbolo dello spirito castigliano in lotta contro l'abuso reale e il potere musulmano, dotato egli di grandi valori come lealtà, fedeltà, amore e umiltà.


ps. tanti sono i film che lo ripresentano, ma anche il cartone animato è molto carino e ben fatto ;-)

Più tasse ai più ricchi

Jose' Luis Rodriguez Zapatero, dopo aver annunciato la scorsa settimana misure di austerita' per le classi medie, ora prevede un aumento delle imposte per i piu' ricchi. "La maggioranza dei cittadini ritiene che lo sforzo di ridurre il deficit debba essere piu' grande per chi ha di piu'".

Precisa anche che l'incremento delle tasse non sara' rivolto alla lasse media, "che sopporta gia' una buona parte degli sforzi fiscali del paese".

giovedì 20 maggio 2010

Sevilla, esposizione manoscritti fratelli Machado

Vi riporto un articolo apparso oggi in elpais riguardo ad Antonio e Manuel Machado, i due poeti spagnoli appartenenti alla mitica Generaciòn del '98.
Che poi io continuo a decidere cose che poi non porto a termine... ma vorrei poter creare una mia biblioteca con i classici spagnoli, dove i fratelli citati regnerebbero su tutti gli altri assieme al mio Federico. Pensieri, che concretizzerò acquistando un bel pò di materiale online. Articolo (riportato molto liberamente) :

Antonio e Manuel Machado non solo erano fratelli di sangue ma si amavano anche molto (erano anche molto differenti, idee politiche in primis) e disgraziatamente incontrarono la morte durante la Guerra Civile. Antonio morì a Collioure (Francia) nel1939 quando il governo della II Repubblica si sgretolava alle spinte dei ribelli, mentre Manuel morì a Madrid nel 1947 con l'amaro ricordo di un fratello morto lontano da Sevilla, la città natale dei due (andalusi in tutto e per tutto, nati da un padre che amava le tradizioni e le danze aflamencadas tipiche della sua terra!) .

Il rapporto dei due fratelli fu talmente stretto che collaborarono anche in diverse opere teatrali, come per esempio ne La Lola se va a los puertos (1929) .

Proprio Sevilla in questi giorni sceglie di "saldare" i debiti con questi due scrittori: un'esposizione presenta una selezione di manoscritti dei fratelli Machado che acquisì Unicaja durante un'asta del 2003. L'esposizione Colección Unicaja Manuscritos de los hermanos Machado, che sarà aperta fino al 30 di giugno, può essere visitata nella sala Logia del Ayuntamiento de Sevilla.
Si può vedere così il processo di scrittura di molte opere loro; le correzioni e le cancellature mettono in chiaro come le grandi opere richiedano uno sforzo enorme. Tra le tante cancellature brillano tre versi indimenticabili (cosa pagherei per vedere tutto questo!! dalle "prove" grezze ne escono già versi che marcheranno la storia della letteratura) : "Creí mi hogar apagado, / y revolví la ceniza... / me quemé la mano".

Un'installazione offre inoltre la possibilità di ascoltare le poesie dei Machado, scegliendole. La miglior poesia verrà trasmessa in tutta la sala.

I due fratelli ritornano a vivere nella città che li ha visti nascere.


Ricordo quest'ultimo aprile... Ana, Alfonso, Pedro, Dani, Manu, un bicchiere di vino tinto de la Rioja e qualche verso tra le pagine di un album:

" Caminante, son tus huellas el camino y nada más; caminante, no hay camino, se hace camino al andar. "

lunedì 17 maggio 2010

Los patios

Il clima differente che caratterizza le diverse regioni della Spagna ha sempre definito il tipo di costruzioni: nelle regioni del nord le case hanno più propriamente grandi zone vetrate, per far entrare più sole, mentre al sud la gente preferisce proteggersi da quest'ultimo e per questo le finestre sono più piccole e le pareti sono solite essere di calce (in foto, il tipico "pueblo blanco" andaluso, con le sue casas encaladas; sotto, casas con miradores acristalados, tipiche della Galizia) .

Proprio nelle caratteristiche case andaluse spesso si nasconde un piccolo paradiso privato: el patio, cuore dell'abitazione spagnola.

E' uno spazio di forma regolare, quadrato o rettangolare, che può essere semplice, con le pareti encaladas (in calce) , o lussuoso, adornato con piastrelle in stile morisco, con piscine e fontane al centro. Spesso nel patio si coltivano piante di limone, di arancio, roseti e gelsomini, che odorano la casa facendo entrare il loro profumo al suo interno.

Tipico è appendere alle pareti del patio un gran numero di pentole con lo scopo di adornarli... le stanze della casa ricevono la luce essenziale attraverso questo locus centrale, tant'è che spesso aprire le finestre alla parte esteriore della casa diventa superfluo.

Infine, necessario dire che il patio ha origini antichissime, e che fu creato proprio dagli arabi con l'intento di riprodurre oasi del deserto e fresche ombre delle palme: le meraviglie dell'arte islamica si possono ancor'oggi vedere nelle architetture dei patios.

Questi piccoli paradisi domestici hanno una loro festa, che inizia precisamente il 7 di maggio e si conclude il 18 di maggio. Luogo: Cordoba.
Durante la festa si celebra un concorso nel quale vengono premiati i più bei patios: questa tradizione tiene in piedi l'interesse per la decorazione dei patios a Cordoba, considerata la città più bella per questo tipo di "architettura floreale".



Il festival si celebra dall'anno 1964 e tutto questo con l'obiettivo di evitare la scomparsa dei patios esistenti, creando un concorso che stimolasse i cordobensi a mantenere la cura del patio in tutto il suo splendore.
Sono patios semplici, generalmente compartiti da molti vicini e situati nei quartieri più antichi della città, come San Agustín, Santa Marina, San Lorenzo y San Basilio.

CHE MERAVIGLIA!!!

domenica 16 maggio 2010

Barcellona nuovamente campione di Spagna

I blaugrana battono 4-0 il Valladolid e conquistano la loro ventesima Liga (con ben 99 punti) , la seconda consecutiva.

Il Real Madrid non riesce ad andare oltre l’1-1 in casa del Málaga: un pareggio contro le merengues che consente alla squadra andalusa di restare nella massima serie spagnola con il Real Racing Club. A retrocedere sono proprio il Valladolid, il CD Tenerife e lo Xerez CD.

Durante il primo tempo nel Camp Nou, dopo l'autogol di Prieto, Pedro firma il 2-0 scatenando la festa sugli spalti. Il secondo tempo si trasforma in una passerella per i campioni di Spagna, che con la doppietta di Lionel Messi (34 i gol nella Liga per il Pallone d'Oro argentino) completano la festa e sanciscono la retrocessione del Valladolid di Javier Clemente.


" El Barcelona se confirmó como campeón de Liga goleando 4-0 al Valladolid, que jugará en Segunda la próxima temporada. Tras un mal arranque de partido, los culés se serenaron tras el gol del Málaga al Madrid y destrozaron a los pucelanos sin grandes problemas con goles de Luis Prieto en propia meta, Pedro y dos de Messi..." (MARCA.com)

Rafa inarrestabile

Rafael Nadal ha sconfitto oggi il basilese Roger Federer a Madrid per 6-4, 7-6 (7/5) al termine di una partita equilibrata ed avvincente durata 2 ore e 10 minuti.

Un break in entrata di partita ha data al maiorchino il vantaggio decisivo per aggiudicarsi il primo set. Anche nel secondo Federer si è fatto rubare il servizio d'apertura, ma è riuscito a recuperarlo per poi riperderlo al quinto gioco.

Con questa vittoria, la 18a in un torneo Masters 1000 e la terza in stagione, Nadal è diventato il campione record assoluto in questa categoria di tornei.

ps. il Tour Master 1000 è una competizione tennistica suddivisa in 9 tornei annuali che si svolgono esclusivamente in Europa, Nord America e Asia: i primi due tornei si svolgono nel primo periodo dell'anno su cemento (l'evento principale è l'Australian Open) . Successivamente ci si sposta in Europa per i tornei di preparazione al Roland Garros; in particolare i tornei di Montecarlo e Roma, più lo Slam parigino assumono la definizione di Slam rosso, a questi si aggiunge il torneo Master Series di Madrid, in Spagna sempre su terra rossa.

Ode a la cebolla - Pablo Neruda

Cebolla,
luminosa redoma (ampolla) ,
pétalo a pétalo se formó tu hermosura,
escamas de cristal te acrecentaron
y en el secreto de la tierra oscura
se redondeó tu vientre de rocío.
Bajo la tierra
fue el milagro
y cuando apareció
tu torpe tallo verde,
y nacieron
tus hojas como espadas en el huerto,
la tierra acumuló su poderío
mostrando tu desnuda transparencia,
y como en Afrodita el mar remoto
duplicó la magnolia
levantando sus senos,
la tierra
así te hizo,
cebolla,
clara como un planeta,
y destinada a relucir,
constelación constante,
redonda rosa de agua,
sobre la mesa de las pobres gentes.

Generosa
deshaces
tu globo de frescura
en la consumación ferviente de la olla,
y el jirón (brandello) de cristal

al calor encendido del aceite

se transforma en rizada pluma de oro.

También recordaré cómo fecunda
tu influencia el amor de la ensalada,
y parece que el cielo contribuye
dándole fina forma de granizo
a celebrar tu claridad picada
sobre los hemisferios del tomate.
Pero al alcance
de las manos del pueblo,
regada con aceite,
espolvoreada
con un poco de sal,
matas el hambre
del jornalero en el duro camino.
Estrella de los pobres,
hada madrina envuelta en delicado papel, sales del suelo,
eterna, intacta, pura
como semilla de astro,
y al cortarte
el cuchillo en la cocina
sube la única lágrima
sin pena.

Nos hiciste llorar sin afligirnos.

Yo cuanto existe celebré, cebolla,
pero para mí eres
más hermosa que un ave
de plumas cegadoras,
eres para mis ojos
globo celeste, copa de platino,
baile inmóvil
de anémona nevada
y vive la fragancia de la tierra
en tu naturaleza cristalina.

venerdì 14 maggio 2010

Cadillac solitario - Loquillo y los Trogloditas

Pioniera del rock spagnolo, con ben 25 anni di carriera alle spalle, è la mitica band di provenienza Barcellona, i Loquillo y los Trogloditas.

Formazione facente parte dell'età d'oro della movida madrileña, nasce nel 1983 come prodotto della passione per il r'n'r di un gruppo di amici. Nonostante il primo album sia stato mal accolto dal pubblico (El ritmo del garaje) , i dischi posteriori catapultarono al top delle classifiche musicali di tutta Spagna (accattivanti le melodie di Quiero un Camión, La Mataré o La Mala Reputación) .
Attualmente Loquillo canta solo, ma non rinuncia a collaborare con gli ex-componenti della band.

E' del 1989 il singolo " Cadillac solitario " , molto bello e simbolo di una generazione... vi metto dunque video e qualche parolina di testo sotto (racconta di un ragazzo appena stato lasciato dalla fidanzata, il quale si rende conto di quanto le manca dopo una nottata con "la ùltima rubia" . Rimane ubriaco nel suo Cadillac, chiedendosi il perchè la sua ex fidanzata non c'è più. )
Da ascoltare :-)





" ...Quizás el "martini" me ha hecho recordar
nena! ¨por qué no volviste a llamar?

Creí que podía olvidarte sin más
y aún a ratos, ya ves.

Y al irse la rubia me he sentido extraño,
me he quedado solo, fumando un cigarro,
quizás he pensado, nostalgia de ti
y desde esta curva donde estoy parado
me he sorprendido mirando a tu barrio,
y me han atrapado luces de ciudad.

El amanecer me sorprenderá dormido, borracho en el Cadillac,
junto a las palmeras luce solitario

y dice la gente que ahora eres formal

y yo aquí borracho en el Cadillac

bajo las palmeras luce solitario.


Y no estás tú, nena. "

San Isidro 2010, i festeggiamenti

San Isidro (Isidro de Merlo y Quintana, detto nazionalmente Isidro Labrador) è il sacrosanto patrono di Madrid, che nasce proprio a Madrid nel 1080 e muore il 15 maggio del 1130. Sposato con Maria de la Cabeza, divenuta anche lei santa, Isidro dedica la vita alla preghiera e all'agricoltura. E' santo per il numero di miracoli conseguiti, tra cui vengono ricordati i più famosi (non ci metto alcuna ironia nel post, prendiamo tutto come amore per la cultura :D ) : il miracolo del pozzo, secondo cui egli avrebbe salvato un bimbo caduto nel pozzo a suon di preghiere, facendo salire il livello dell'acqua... e il miracolo degli angeli, i quali molto spesso avrebbero arato il campo al posto di Isidro, per poter lasciargli il tempo di pregare.

San Isidro viene infine canonizzato dalla chiesa nel 1622 ed è festeggiato a Madrid ogni 15 maggio. Per l'occasione si alternano feste, processioni, mostre, danze, concerti, BOTELLONES, mercatini, eventi, le tradizionali corride di San Isidro en Ventas (che durano quattro settimane)
... il Pregòn, discorso pronunciato da qualche noto personaggio cittadino, dà inizio ai festeggiamenti che durano una settimana intera e viene accompagnato da due giorni di sfilate di Gigantes e Cabezudos.



Tipiche le danze e gli spettacoli in abiti tradizionali, molto rinomato rimane il chotis, ballo tipico che viene ballato dalla coppia faccia a faccia, e le donne sono solite indossare uno scialle di Manila, mentre gli uomini portano una parpusa, tipico copricapo madrileno simile alla coppola (deliziosi!!!)
Tradizionale è anche il Castizo, abito tipico che utilizzano i madrileni nel giorno della festa in questione (anche qualche bimbo viene vestito così!) , per attraversare il Puente de San Isidro e raggiungere così la cappella intitolata a San Isidro.

Se per los Reyes abbiamo el Roscòn, i dolci che si preparano il 15 maggio sono preferibilmente le rosquillas de San Isidro, ciambelle con sopra bianco d'uovo che si mangiano dopo aver fatto omaggio alle reliquie del santo nella cappella, aver baciato le sue spoglie e bevuto l'acqua della sua fonte (se trovo il tempo oggi provo a cucinarle, se vengono bene poi metto la ricetta trovata!)

QUI il sito della festa di San Isidro con programma. Leggetelo anche se non potete assistere agli eventi (cosa pagherei per poterlo fare!!) ... un gusto vedere quante parentesi di cultura, spettacolo, intrattenimento, Madrid può offrire.




Guardate che clima di sagra qui... aùpa San Isidro!

giovedì 13 maggio 2010

12 maggio, un anno dalla morte di Antonio

Ricorre un anno ieri dalla morte di uno dei padri del panorama musicale della Movida, Antonio Vega (inizialmente faceva parte dello storico gruppo Nacha Pop) .

Qui una splendida interpretazione in acustico della più conosciuta "Lucha de gigantes", che riesce sempre a commuovermi.


mercoledì 12 maggio 2010

Misure taglia-decifit

La Spagna previene la fine greca attraverso delle ferree misure per ridurre il decifit-pubblico. Il premier José Luis Rodriguez Zapatero prevede così la riduzione degli stipendi dei funzionari pubblici del 5 per cento dal mese prossimo, il congelamento degli stessi salari dall’anno prossimo e il blocco della rivalutazione delle pensioni.

Zapatero dichiara: “Sono misure che secondo il governo sono imprescindibili per poter rispettare l’impegno di riduzione del deficit, per rafforzare la fiducia nell’economia spagnola e per contribuire alla stabilità finanziaria della zona euro. Tutto questo presuppone una riduzione delle spese di 15 miliardi di euro per il 2010 e il 2011”.

<< Feria di San Fermìn, ultimo atto pt.2 >>

" Sorrisi e foto (con barba) al Cafè Iruña

Ore 16 del 6 luglio. Dopo quattro ore (otto birre e tapas varie) di attesa al Cafè Iruña (domicilio diurno del mitico Hemingway - e forse perché influenzati da questa chicca storica e dalla mia barba molti Sanfermineros mi scoprono sosia del grande Ernest, chiedendomi pure di posare per una foto ricordo -) ecco apparire “El Pana” e i suoi eccitati compañeros, più simili a violacei fantasmi espulsi da un mosto che a giovanotti perbene della sana provincia monferrina. Quel che resta del giorno viene speso girando da un bar all’altro, non scelto per decisione propria bensì imposto dal movimento ondoso dei festeggianti.

Né potevo guadagnare la cuccia, che (come già informato) trovavasi a nove chilometri da Pamplona: le due auto della spedizione erano infatti gestite dai giovani amici, gli autoservizi risultavano rari, i taxi introvabili. Un incubo, alleviato da birre, vini e Pacharàn (tipico liquore navarro molto inciuccante) ma reso drammatico da un tragico male ai piedi (mica scemo Hemingway - e poi pagava il giornale - che dormiva in città).

Dalla "andanada", la corsa dei tori è un'altra cosa!

Ore 18.30 del 7 luglio, San Fermìn. Corrida. Si è riusciti a trovare una “entrada” (biglietto) nella proletaria “andanada” (piccionaia: la Casa de la Misericordia, padrona della Plaza e organizzatrice della Feria del Toro, devolverà sì i guadagni ai meno abbienti navarros, ma, se si parla di prezzi per vedere una corrida, di misericordia verso gli aficionados ne riserva ben poca). Ma la piccionaia della Plaza di Pamplona non ha niente a che vedere – tanto per fare un esempio - con il civile loggione del Regio di Parma. In questa bolgia “pamplonica” se non sei appollaiato sullo scalino della fila più alta puoi solo aspettarti sulla schiena ogni sorta di liquido (e pure di solido: anni fa una mia amata, molto chic e snob, si girò sorridendo verso i ciucchi delle Peñas/club taurino/musicali e si ritrovò sul musino un megapanino contenente un’abbondante razione di spaghetti alla bolognese).

Non per niente “El Pana” si presenta al mio cospetto indossando una sorta di scafandro artigianale composto dai neri sacchi di plastica della spazzatura. Una visione invero edificante di un abitino da corrida forse eccentrico ma almeno utile: tant’è che il sottoscritto, privo della citata protezione, a fine corrida si ritrova inzuppato di tutto non meno che disperato.

Distrutto, ma felice. Al prossimo anno, Pamplona!

Ore 22 del 7 luglio. Di essere portato dagli amici o di trovare un mezzo di trasporto per giungere nel letto del lontano Agriturismo che ci ospitava, non se ne parla nemmeno. Morale: sbatacchiato nell’onda d’urto dei giovinastri festeggianti San Fermìn, non ho altra scelta che vagare per bar fino all’alba con i miei baldi amici monferrini. Evviva il sole del nuovo giorno! Ore 9 dell’8 luglio, Pamplona. Pressoché totalmente distrutto vengo deposto su un bus per Zaragoza e di lì volo a Bergamo. Puzzo ancora di vino, forse faccio schifo. Ma anche quest’anno sono stato a Pamplona. A correr los toros. (6/8/09) "

<< Feria di San Fermìn, ultimo atto pt.1 >>

Mi permetto di pubblicare un articolo relativo a Pamplona e alla sua feria, uscito quest'estate in Mondointasca.org.

L'articolo è stato scritto da Gian Paolo Bonomi e nel suo resoconto appare anche il nome di Pietro Silvestrini, in arte "El Pana". Pietro ha scritto per questo mio blog qualche bel post circa a feste e tori che non mi stancherò mai di leggere, tanto sono scritti con la passione di chi vive a pieno le esperienze ed è pronto a ripeterle ogni qualvolta si ripresentino ( qui i post Meglio sol che mal accompagnati, San Isidro 2010, 100 giorni )


Feria di San Fermìn, ultimo atto di Gian Paolo Bonomi

" Continua lo psicodramma non taurino, pericoloso sì, ma non per colpa dei tori. Nelle due puntate precedenti: dopo quattro ore di treno da Milano, arrivo a Nizza Monferrato e da qui partenza con "El Pana" (dero) - in spagnolo panettiere - e la sua "cuadrilla" di giovani "aficionados" per raggiungere Pamplona (quattordici ore d'auto no stop) a godere la, a me cara, Fiesta di San Fermìn...


Rieccomi dunque a Pamplona (quante volte ci sono stato per i Sanfermines? chi lo sa) e tra le tante motivazioni che quest'anno mi hanno spinto a sud dei Pirenei annovero la voglia di ricordare Elio Garberi e Bernard Mahon.

Il primo, mitico "presi" del Club Taurino di Milano da poco trasferitosi nel cielo (beninteso con vista sulla "querida España") a parlare di corride con qualche angelo taurino, bigiò la Fiesta una sola volta in cinquant'anni, a causa di un “fioretto” disperatamente deciso dopo l’ennesima bocciatura della figlia nel tremendo esame di Diritto Amministrativo. Ma salvo la suesposta, sciagurata assenza, per cinquanta-anni-cinquanta, Elio mai disertò una Feria de San Fermìn che fosse una, nemmeno quando, importante avvocato milanese, ai primi di luglio (e il 7 si festeggia il Patrono della Navarra) si ritrovò impegnato un importante processo (bastò una accorata richiesta di rinvio al presidente, e vai!) a Pamplona “a correr los toros”!

Da Bernard l'irlandese a El Pana monferrino

Bernard, invece, nel Club Taurino fu solo umile gregario nonché mia vittima sacrificale. Ma avevo ragione, perché, se distratto dal canonico “beverone” (dozzinale Brandy spagnolo da “señoritos”, tanto, con Ginger Ale, poco) adottato durante il soggiorno a Cordoba che precedette la sua venuta a Milano, e se opportunamente provocato, Bernard produceva il meglio del meglio di quel raffinato “humour” irlandese mutuato da gente tipo Wilde e Shaw. Oltre che per l’importanza delle loro esistenze, ho ritenuto necessario fornire gli identikit dei due sullodati amici scomparsi, per meglio evidenziare quanto abnorme e diverso, in sede di contenuti etici e umani, non poteva che rivelarsi questo mio ultimo soggiorno a Pamplona con “El Pana” e la sua scatenata “cuadrilla” di nizzardi monferrini (che, sia ben chiaro, full-immergendosi nel casino della madonna più avanti descritto, altro non facevano che il loro giusto dovere di giovani, e dio sa quanto li ho invidiati).
Chupinazo, pronti: via!

Ma ecco i “momenti chiave” (che i turisti yankees chiamano Highlights) della mia tribolata “Vicenda Pamplonica” (o pamplonesa: pamplonica lo dicono i navarros, che amano ingentilire e aggiungere il diminutivo “ica” a molti sostantivi e aggettivi).

Ore 12 del 6 luglio. “Chupinazo” (sparo del minirazzo che dà il via alla Feria de San Fermìn). Da almeno tre ore nella Plaza Consistorial si accalcano (eufemismo: si schiacciano) migliaia di eccitati giovinastri fradici di vino, spumante (nel Vej Piemont licevasi antan “d’la balèta”), acqua, altri liquidi non meglio identificati, il tutto opportunamente mischiato con segatura, farina e quant’altro buttato o buttatisi loro addosso. In quel – diciamo – trambusto non potevano mancare i miei compagni di viaggio, che, non privi di sensibilità, mi avevano pateticamente invitato, senza successo, a essere dei loro.

domenica 9 maggio 2010

Por ti - El Canto del Loco

Canzone molto dolce degli ECDL, gruppo pop molto conosciuto in Spagna (ne approfitto per publicizzare il fan-club italiano del gruppo, gestito da una cara amica), che vuole essere una dedica d'affetto del cantante alla sua mamma.

Molto carina, da ascoltare ;-)


Poesia iberica,... gli inizi

Le primissime forme letterarie in Spagna sono manifestazioni di sentimenti ed emozioni, inizialmente accompagnati da canti. Al latino volgare vengono sostituiti i dialetti romanzi (quando il substrato dialettale si mischia a quello latino della dominazione romana) e le più antiche liriche romanze pervenute in Spagna sono proprio le jarchas (poesie scritte in dialetto mozarabico, dialetto parlato dai cristiani che vivono nella zona occupata dagli arabi) .
Nella zona gallico/portoghese, tra il 1100 e il 1200, fioriscono le cantigas de amigo: scritte in dialetto gallico/portoghese, rivivono per bocca dei trovatori amanti della poesia colta e cortigiana secondo la moda provenzale. Grandi similitudini con queste ultime presentano le cancòs d'amich, catalano/provenzali.

In Castiglia la poesia primitiva si presenta sottoforma di alborada (molto simile alla cantiga de amigo, è una composizione trovadorica che tratta il tema dell'alba come sfondo all'incontro e alla separazione degli amanti) , serranilla ( solitamente ambientata nella sierra castigliana, celebra l'incontro amoroso tra una bella contadina ed un cavaliere) e villancico (a natale vengono ancora cantati dalle bande per le piazze) .


ALBORADA

Al alba venid, buen amigo,
al alba venid.
Amigo, el que yo más quería,
venid al alba del día.
Amigo, el que yo más amaba,
venid a la luz del alba.
Venid a la luz del día,
non trayáis compañía.
Venid a la luz del alba,
non traigáis gran compaña


sabato 8 maggio 2010

La Spagna Medievale

Ho deciso di riassumere la storia letteraria spagnola dal Medioevo fino ad inizio novecento.

Post brevissimi scritti in cinque minuti, giusto per ripercorrere passo passo le tappe principali della letteratura in Spagna, per avere uno sguardo generale su vicende e autori.

Scriverò l'essenziale, perchè penso che alle volte interessi più questo che troppe descrizioni prolisse, che non fanno altro che stancare o confondere le idee.

Lo dicho, a disfrutar ;-)


Partiamo dall'inizio, dalla data riconosciuta dagli studiosi come "porta della storia" : siamo nel 476 d.C. , anno della caduta dell'ultimo imperatore romano, nonchè dell'intero Impero Romano d'Occidente. Iniziano le invasioni " straniere " da nord, da est, e l'ex territorio imperiale di Roma diventa crogiolo di razze e culture: la Spagna stessa viene assalita da popolazioni quali visigoti, ebrei (che identificano la Spagna con la biblica Sefarad) , arabi, cristiani.

Arrivano anche i musulmani, che dall'anno 711 fanno della Spagna una terra essenzialmente musulmana (la Spagna musulmana è detta " Al-Andalus " ) , stravolgendo la cultura europea: interrompono la società di tipo feudale per un'economia aperta al commercio con tutto il Mediterraneo.
Duecento anni dopo (anno 929) Abd al-Rahman III rompe il legame di dipendenza con Damasco (Turchia) e fonda il proprio Califato de Còrdoba: Al-Andalus vanta da ora il vero primato culturale (l'assunzione della filosofia classica greca e latina arriva ai nostri giorni grazie a filosofi Averroes o l'ebreo Maimònides) , sociale ed economica (sviluppatissima industria artigiana ed efficiente tecnica agricola) .

Torniamo indietro un attimo all'anno 722, anno che inizia l'epoca della famosa Reconquista: l'espansione musulmana si espande in tutta la Spagna, arrivando a toccare la città di Covadonga nel nord. La battaglia che porta il nome della città segna l'inizio di quest'epoca che dura per più di sette secoli, e che vede in lotta fazione cristiana contro la musulmana.
Identità cristiana che si rafforza con la scoperta a Compostela (Galizia) , nel nono secolo, dei resti dell'apostolo Santiago, apostolo simbolico della lotta contro i "moros" (Santiago matamoros,...)

Durante tutto il periodo di Reconquista, la Spagna dunque vede il cristianesimo feudale, occidentale, guerriero e agrario lottare contro l'islamismo orientale, urbano e commerciale.

El bolero - Julio Cortàzar

Qué vanidad imaginar
que puedo darte todo,

....el amor y la dicha,
itinerarios,
música,
juguetes.
Es cierto que es así:
todo lo mío te lo doy, es cierto,

pero

todo lo mío no te basta

como a mí no me basta que me des
todo lo tuyo.

Por eso no seremos nunca
la pareja perfecta, la tarjeta postal,
si no somos capaces de aceptar
que sólo en la aritmética
el dos nace del uno más el uno.

Por ahí un papelito
que solamente dice:

Siempre fuiste mi espejo,
quiero decir que para verme

tenía que mirarte
.



Julio Cortazàr è uno scrittore nato a Bruxelles da genitori argentini: passerà la vita tra Francia e Argentina.
Il suo capolavoro è Rayuela il gioco del mondo, iperromanzo (o antiromanzo) in cui l'esperienza parigina e argentina si giustappongono e completano a vicenda. Il libro è composto da oltre 300 paragrafi che devono essere letti nell'ordine specificato dall'autore all'inizio del romanzo o in ordine di comparizione.
Questa scelta soggettiva del lettore segna il punto di maggior originalità del romanzo che, al di là di questo aspetto, è caratterizzato da momenti di vita quotidiana intrecciati con un'analisi filosofica della vita.

Si tratta di sicuro del romanzo più importante dello scrittore argentino, che morirà a Parigi il 12 febbraio 1984, dove è tuttora sepolto (nel Cimitero di Montparnasse).

venerdì 7 maggio 2010

In uscita il 14 maggio: "Manolete, fra mito e passione"

Dopo una lunga storia tormentata, questo film arriva anche nelle sale italiane.
Storia tormentata in quanto l'uscita si è fatta aspettare, essendo il film stato girato nel 2006. Il problema principale sembra essere stata la postproduzione lunga e molto costosa, soprattutto per le scene di tauromachia, ricreate al computer.

Il regista di "Manolete, tra mito e passione" è Menno Meyjes e gli attori principali che si sono pure presi l'oscar sono Adrien Brody (pare la copia di Manolete) e Penelope Cruz, nei panni dell’attrice amata dal torero, Lupe Sino.
Manuel Rodríguez, meglio conosciuto come "Manolete", è un famosissimo torero. E' un uomo timido, austero, di poche parole e dall'aspetto desolatamente triste; durante la stagione delle corride Manolete viaggia costantemente, passando di arena in arena. Lupe Sino, invece, è una donna bellissima, schietta, orgogliosa, sensibile e con un passato turbolento alle spalle. Prima che si innamorasse di lei, il torero aveva un solo obbiettivo: diventare famoso. Grazie a Lupe, Manolete sembra aver trovato un nuovo scopo nella vita, ma un'ombra incombe sui due amanti. Manolete è innamorato della morte mentre Lupe è innamorata della vita. Lupe insegna al matador ad amare la vita e, allo stesso tempo, a temere la morte.

«Il progetto del film è nato dieci anni fa, quando Menno e il produttore Tarak Ben Ammar mi hanno fatto vedere delle immagini di Manolete nell’arena – ha spiegato Brody nelle interviste per il film -. È un uomo innamorato della morte che perde la testa per una donna che ama la vita». Il film parte dell’ultimo giorno di vita del torero, il 28 agosto 1947, iniziato con un drammatico faccia a faccia con la fidanzata Lupe e si torna poi a 18 mesi prima quando i due si erano incontrati. Un rapporto tanto appassionato quanto osteggiato dai sostenitori del torero, che giudicava la ragazza inadatta a lui, perchè troppo indipendente e libera. Manolete, elegante e implacabile nello scontro con i tori (in carriera pare ne abbia uccisi più di 1000), quanto riservato e timido nella vita, era sceso per la prima volta nell’arena a 13 anni.

Lupe, ribelle, indomabile, e con simpatie di sinistra, in una Spagna dominata dalla figura del generalissimo Franco, fa scoprire al toreador la voglia di vivere e di trovare la felicità anche al di là della gloria delle corride, ma il pubblico che adora Manolete (alla sua morte Francisco Franco ordina tre giorni di lutto nazionale) non perdona tradimenti.



«Manolete era un uomo che affrontava la morte, la dispensava tutti i giorni e aveva la grande responsabilità di rappresentare il suo Paese. Aveva sulla sue spalle una grande pressione, dover incarnare l’immagine di forza che la Spagna e il mondo volevano trasmettesse» spiega Brody. Per essere credibile come torero, l’attore è andato a vivere in una fattoria fuori Siviglia per sei settimane, dove si è allenato tutti i giorni, fra gli altri, con il famoso torero Cayetano Rivera Ordonez: «È stato di grande ispirazione per me».


Fonti riviste: Bologna tg24, corriere della sera