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sabato 29 maggio 2010

Surrealismo spagnolo? (secondo Vittorio Bodini) - parte 1

Prima di entrare nell'argomento del post, voglio ringraziare Margherita per il bel messaggio che mi ha scritto riguardo a questo blog, definendolo " vivo " e ricco di spunti.
Anche se non ti conosco, ti ringrazio molto e spero vivamente che qualcuno possa " sfruttarlo " come te, a suo uso e piacere.


Vittorio Bodini scrisse in modo esemplare: non aveva lo " strato di vecchio " che talvolta si percepisce nel linguaggio prolisso dello studioso, nè quando parlava attraverso tecnicismi, nè quando introduceva gli articoli.
Morto nel lontano (?) 1970, fu poeta (futurista) e traduttore italiano, uno dei maggiori interpreti e traduttori della letteratura spagnola ( Garcìa Lorca, Cervantes, Alberti, de Quevedo,...) ; si interessò alla traduzione delle opere dei poeti surrealisti spagnoli ( I poeti surrealisti spagnoli, Einaudi, Torino, 1957 ) e scrisse anche Sul barocco di Gòngora ( Roma, 1964 ) .

E' proprio sull'articolo uscito per Einaudi che vi parlerò.
Bodini si chiede se effettivamente esista un surrealismo spagnolo e, se dovesse esistere, quanto e in che modo vada a combaciare con quello francese. Il tema, dice, è sempre stato " snobbato " dalla Spagna intera, quasi dato per scontato che gli autori spagnoli di inizio novecento fossero assolutamente al di fuori della grande corrente che ebbe i natali in francia.
Il cerchio del silenzio a riguardo venne rotto da due studi:
1. L'alunno Manuel Duràn Gili si laurea nel 1950 all'Università del Messico con una tesi dal titolo " El superrealismo en la poesia espanola contemporanea "
2. Josè Albi e Joan Fuster propongono (nella rivista alicantina " Verbo " ) un intero fascicolo di denuncia al continuo silenzio sulla produzione surrealista spagnola.

Le pubblicazioni citate incontrarono diversi ostacoli, primo tra tutti quello del pregiudizio e convinzione generale che la Francia fosse l'unica grande madre del movimento decadentista.
Il surrealismo entra in Spagna grazie a Rubèn Darìo (nicaraguense) , presentandosi come connubio tra simbolismo e parnassianesimo francesi e con il nome di " Modernismo " : gli spagnoli guardarono con atteggiamento guardingo le nuove correnti, in quanto convinti che i letterati decadentisti francesi volessero imporsi più per clamore di polemica e di pubblicità, che per essenziale autenticità (gli spagnoli avevano già scoperto un loro "surrealismo" , ma evitavano di etichettarsi; semplicemente scrivevano seguendo più o meno tutti la stessa linea e lasciando in disparte le novità francesi)

Parigi dunque, in Spagna, era sinonimo di finezza e di inautenticità.

Dopo Rubèn Darìo, le quattro fondamentali figure del surrealismo poetico spagnolo furono:
1. LARREA, il quale in silenzio lascia la Spagna e si trasferisce in Francia, entusiasta del clima vivo e " rivoluzionario " che le nuove correnti proponevano
2. ALEIXANDRE, che scrive tra il 1928 e il 1929 " Pasiòn de la tierra " , affermando di ignorare totalmente il surrelismo francese
3. ALBERTI, dichiara di aver scritto " Sobre los àngeles " ('27 / '28) a causa di una profonda crisi personale, ma anche come esplicita protesta contro i frivoli scandali parigini
4. LORCA, che mai e poi mai accenna al surrealismo

Le guide "fraterne" di tali autori (primi lettori e destinatari) sono SALINAS (scoprirà Cernuda) , GUILLèN (schiera la sua preferenza per l'amico Lorca) , DAMASO ALONSO (sta ad Alberti come Guillèn sta a Lorca) . Le produzioni citate sono tutte surrealiste, ma i poeti spagnoli non si dichiaravano appartenenti a tale corrente, nè tantomeno erano convinti di avere un vero ruolo europeo come letterati.



Nel frattempo, si sviluppavano in Spagna i movimenti d'avanguardia, primo fra tutti, l' ULTRAISMO (che come accade per molte nostre avanguardie, era più programmatico che... pragmatico) : lo scopo degli ultraisti fu quello di ridurre la lirica al suo elemento primordiale, alla METAFORA, senza alcun fregio ornamentale del verso. La visione del mondo dunque viene ristretta ad un campo puramente tecnicistico, e forte era la carenza teorica (Gerardo Diego trova che l'abolizione di ogni nesso e la riduzione del discorso poetico in frantumi, siano sinonimi di denuncia alla corrosione sociale)
L'ossessione del nuovo colpisce anche Ramòn Gomez de la Serna, che arriva al punto di crearsi un genere letterario su misura, la GREGUERìA: le greguerìas sono brillanti antimassime grottesche, incantevoli, tendenti a smontare ironicamente il reale. Sono... "polverine stupefacenti create a getto continuo", "piccole urne cinerarie di cui avevo bisogno io, poeta, per le mie ceneri quotidiane" . Incantevole.

Alonso vive la Generazione del '27 dapprima come poeta e successivamente come critico più autorizzato della G. Civile. Egli è assolutamente contrario al surrealismo e sostiene addirittura che nè il surrealismo spagnolo, nè quello francese, siano esistiti. Dice:
1. che gli spagnoli ignoravano il surrealismo francese (verissimo..)
2. che Lorca anticipa il surrealismo francese nella raccolta poetica " Canciones " ('21 / '24 )

Quest'ultimo punto é FALSISSIMO!!! Bodini oggettivamente spiega, ma lo possiamo vedere anche noi stessi, come Lorca semplicemente adottasse una poetica di irrazionalismo infantile. Di certo non pensava al surrealismo... ci lascia anche una curiosità, su Lorca e sulla sua poesia.
Si dice che la piccola Teresa Guillèn, figlia di Jorge, rispose con " Perchè mi doleva la scarpa bianca " alla domanda del padre " Perchè sei stata cattiva oggi? " . Jorge ribattè: " Teresa, questo sembra un verso di Federico! "
:-)


3 commenti:

  1. su de la Serna - è l'unico che conosco un po' a fondo :P - nota che nonostante tutti i suoi proclami di novità, si muove in realtà in una dimensione aforistica che stava già prendendo piede nei suoi anni... pure se non è detto la conoscesse (io credo di no). (è quella di cui le prime forme sono rintracciabili nel Journal di Renard, di cui Sartre fece la famosa critica come letteratura del silenzio, "beccando" secondo me qualche punto d'analisi giusto e mancando completamente il giudizio) giusto così se ti può interessare e perchè credo che, appunto nonostante i suoi proclami, in realtà ci sia ben poco di surrealista nella sua produzione: a partire dal modo in cui concepisce l'immagine letteraria ecc. a parte questo vomito verbale non richiesto volevo dir carino il blog e chiederti un favore: ammeso tu possegga la raccolta di Bodini, potresti essere tanto gentile da dirmi l'autore di Nudo (IV)? (mi sembra il titolo sia così)

    grazie

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    1. credo che in de la Serna ci siano evidenti spunti di surrealismo che vadano ben oltre la semplice aforistica. Seni e il Rastro ne sono chiari esempi

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  2. Bell'articolo e ricco di spunti, solo una cosa: il modernismo di Darío poco ha a che fare con il surrealismo (non è il nicaraguense a portare il surrealismo in Spagna, arriverà direttamente dalla Francia - come vi evince dall'opera di Gómez de la Serna - o dal Cile - Huidobro).

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