Cerca nel blog

mercoledì 30 giugno 2010

SpotSpain

Naturalmente sono al computer, il balcone spalancato, una leggera brezzolina entra e mi invade le carte; cinguettii e un profumo di cipolla ed olio per l'aria.

...guardo questo video e mi metto a saltare!

giovedì 24 giugno 2010

Angel de amor - Manà

Quién te cortó las alas mi ángel
quién te arrancó los sueños hoy
quién te arrodillé para humillarte
y quién enjauló tu alma, amor.

Déjame curarte vida
déjame darte todo mi amor.

Angel, ángel, angel de amor...
no te abandones, no te derrumbes amor.

Quién ató tus manos, ato el deseo
quién mato tu risa, mató tu dios
quién sangró tus labios y tu credo
por qué lo permitiste ángel de amor.

Déjame curarte vida
déjame darte todo mi amor.

Angel, angel, angel de amor
no te abandones, no te derrumbes amor.
Angel, angel, angel te doy mi amor
abre tus alas, deja tus sueños volar.

Angel, somos arena y mar
no te abandones, no te derrumbes amor.
Angel, angel, angel te doy mi amor
abre tus alas, deja tus sueños volar


Manà, angel de amor (dall'album " Revoluciòn de amor " , anno 2002)
Altra canzone che amo e che voglio far conoscere a voi. Questa sera avrei voluto scrivere io questo testo, queste note (nessuno meglio di loro riesce a " cantarmi " così bene) .

...non abbatterti, non abbandonarti, apre le tue ali e lascia che i tuoi sogni volino.
Chi ti ha inginocchiato per umiliarti? Chi sta tenendo in prigione il tuo cuore?

(Piango, e ti penso...

Chissà se starai ancora sognando.)


lunedì 21 giugno 2010

Giustificatemi, solo per questo...

Sarà il solito stress pre-esami, ma oggi ho quasi la voglia di scrivere (scrivere, io in prima persona, strano!) Sì, scrivo qui con un pò d'amarezza, la solita che " denuncio " ogni qual volta ritorno dalla Spagna. Ma non è oggi lo stesso caso.
Mi capita in giornata di bazzicare per blog, siti, conversazioni,... il cui tema-oggetto è il mondo iberico e le sue tradizioni.

Qualcuno ama la Spagna perchè " c'è Torres ". Qualcun'altro perchè " c'è Rafa Nadal ". Ragazzine imbambolate davanti a questi grandi dello sport (che va bene) , progettando un trasferimento per poter avvicinarsi ai bellimbusti in tempi più ristretti (che va male) .
La parte più proficua di aficionados temporanei si limita a godere della Spagna per la fiesta animalesca che promuove, delle grandi onnipresenti paella e sangrìa; allora ecco che decine e decine di italiani (mi riferisco solo a noi, in quanto posso appurare la situazione essendo io italiana) si spostano verso la già doverosamente citata ed elogiata nazione, credendo di trovare là quello che qui non riescono a trovare. Meglio, credono di dare l'avvio alle danze entrando in contatto con quel paese, il paese che viene rappresentato attraverso l'andalucia nello spot della Cruzcampo: mare, flamenco, superfighi abbronzati, birra, feste.
Buona cosa, potrebbe essere detto, in quanto la Spagna non viene vista indifferentemente, viene presa in considerazione addirittura come alternativa di vita (beh, di questi tempi troppi pronostici sull'emigrare per cercare lavoro è meglio accantonarli) : ma a malincuore e con tanta rabbia mi accorgo che la sua autenticità va perdendosi. A Madrid mi trovo ad essere triste e delusa se sento più italiani per le strade e meno gatos.
La cosa sarebbe assolutamente piacevole se questi italiani che emigrano per riempirsi la pancia di boria, avessero anche un pò di conoscenza alle spalle, su COSA È la spagna, su chi l'ha " costruita ", su che movimenti nasce, su che concezioni del mondo vengono abbracciate.
Perchè tu, turista... anzi no, il turista va in Spagna il tempo d'una vacanza di 7 giorni (se è così me ne compiaccio) ... perchè tu, studente generico erasmus (esempio tra i tanti) scegli la Spagna come luogo per i tuoi studi? Perchè scegli la città di Madrid, Granada,...? Perchè ti rechi lì senza conoscere un minimo della loro lingua?

Beh, sto solo blaterando e ho già concluso che non sto seguendo alcun filo logico. Il problema erasmus mi percuote e mi ripercuote, perchè ci sta che io scelga di fare un anno in Olanda, ma alla base non ci sarebbe l'intento di sollazzarmi per le strade dell'amore (amore?) di Amsterdam... sarebbe un desiderio intimo di conoscere a fondo la loro cultura, la loro lingua, le loro sane tradizioni. Non so cosa farci, io mi rattristo nel vedere blog di ragazzine che parlano uno spagnolo stentato e per di più utilizzando un copia-incolla da qualche altro sito, elogiando Torres o Muñiz ai tempi dell'isola dei famosi.

CERTO, lo faccio anche io, se ne ho voglia.

Ma non perdo il controllo coprendo di ridicola passione momentanea un punto europeo che ha ben altro. Tu hai diritto di amare la Spagna (così come l'Italia, la Germania, l'Ungheria, ...) se conosci a fondo chi è. Se PERLOMENO sai che Sevilla è in Andalucìa e che la corrida non è solo una leggenda tramandata oralmente, ma uno spettacolo che continua attualmente e in tutta la penisola. Badate bene che io so un quarto di quello che dovrei sapere a riguardo,... la storia, l'arte, la letteratura, la musica,... beh, giorno dopo giorno (o semplicemente quando ho tempo per farlo) cerco di capirne sempre di più (facilitata anche, senza troppo tirarsela eh -sia chiaro-, da amici e conoscenti del posto) .
E non sto condannando chi ama la Spagna per le feste, ma ci sarebbe anche qui un distinguo da fare... i giovani che vanno ad Ibiza in discoteca fanno bene, Ibiza così come Lloret del Mar sono zone assolutamente " europee " e hanno perso parte del loro carattere genuino, ma chi và a Madrid solo ed esclusivamente per fare notti brave,... mhh. Lì con dispiacere dico di no, che Madrid NON è solo quello ma BEN altro. Così come reputo ammirevoli i grandi esperti di feste, eventi particolari, ferias spagnole spesso correlate con la presenza di corride: queste persone che spesso vengono definite... che so... " abominevoli, brutali, crudeli " solo perchè sono appassionati di toros e si fanno Pamplona, Vitoria, San Isidro, ecc... beh, non è così per tutti. MOLTI nutrono una passione " saggia " e approfondita per l'argomento corride, e di conseguenza sanno anche rispettare l'ambiente iberico e ciò che vi ruota attorno.
Aficionados, non solo di toros, ma anche di Spagna, nella connotazione più verace del termine.

Ho sproloquiato, sì?
E ne avrei anche altre da aggiungere,... ma siccome vorrei sempre rasentare il buon senso, concludo qui.

Scusate lo sfogo per chi dovrà passare casualmente per di qui ma, senza esagerare, questo mi tocca " dal di dentro ".
Mi trovavo al Thyssen questo aprile, nel piano dedicato ai surrealisti; passeggiavo per una stanza dedicata interamente a Dalì.
Dalì, mica gente sconosciuta.

Ops, forse mi sbagliavo.

Un'italiana (con tanto di garofanino rosso tra i capelli biondi -ay, un garofanino rosso,...- ) che entrava nella stanza con me, ad alta voce e con forte boria dice all'amica:


" Oh Cla, ma poi chi cazzo è sto Dalì? "


Non avevo neanche la forza di scuotere la testa in segno di... sì, in segno d'amarezza.

Aupa España!

Non so chi abbia scritto questi pochi punti ma casualmente ci sono capitata davanti.
Voi, amanti della Spagna, non avreste scritto le stesse identiche cose?
A leer! ;-)


GLI SPAGNOLI SONO MEGLIO

Un Nadalino? Una Nadalina? No, non si scorgono sull'orizzonte italiano. La Spagna è vicina eppure siamo diversi. Vi propongo quello che, secondo me, rende visibili e simpatici gli spagnoli:
1) La forza: già dalla lingua. I suoni italiani sembrano cari e dolci. Quelli spagnoli gutturali, sordi: sferzate di energia, colori, iperboli.
2) Il coraggio: sanno di valere, non hanno paura delle sconfitte. Si cade, ci si rialza.
3) L'estroversione sincera: dicono"Jamàs te olvidarè" (Non ti dimenticherò mai) ed è come un tuono. "Lo siento" (mi dispiace) e mettono a nudo il cuore.
4) L'allegria: voglione tenersi su di morale.
5) La voglia di vita: le spagnole crescono i figli, lavorano, fanno di tutto, senza voler essere perfette. Gli uomini le aiutano senza fare tante storie.
6) La cocciutaggine: se si sono messi in testa qualcosa,prima o poi ci riescono. Se non ci riescono è perchè non ci tenevano abbastanza.
7) L'invidia: fa arrivare lontano, se usata bene.
8) I piedi per terra: pragmatici davanti al successo.
9) Lavoratori: lavorano, non stralavorano, solo uando cnta.
10) L'orgoglio di essere spagnoli: sconfinato.
11) L'amore per il proprio paese: sconfinato.

sabato 19 giugno 2010

Si estingue la coscienza del mondo

" Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito. "

Ad 87 anni è morto lo scrittore portoghese Premio Nobel Josè Saramago, faro etico e sociale della letteratura e del giornalismo universale.
Qui un interessante articolo de El Paìs e LO SPECIALE a lui dedicato.
Qui sotto, un articolo estratto dal sito CoseIberiche.it.

" L’Einaudi non pubblicherà l’ultimo lavoro di José Saramago. La casa editrice del gruppo Mondadori, parte dell’impero imprenditoriale del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha ufficialmente motivato il rifiuto con i giudizi che lo scrittore portoghese, Nobel per la letteratura 1998, ha espresso sul nostro capo del governo. «L’Einaudi – spiega un comunicato della casa editrice – ha deciso di non pubblicare O caderno di Saramago perché fra molte altre cose si dice che Berlusconi è un “delinquente”. Si tratti di lui o di qualsiasi altro esponente politico, di qualsiasi parte o partito, l’Einaudi si ritiene libera nella critica ma rifiuta di far sua un’accusa che qualsiasi giudizio condannerebbe».

La casa editrice ha anche fatto trapelare di aver richiesto un intervento di editing per limare le parti a rischio querela, circostanza che è stata negata da Saramago in una conversazione via posta elettronica con Il Corriere della Sera, che ha anticipato la notizia pubblicata nell’ultimo numero de L’Espresso.

O caderno (Il quaderno) non è un romanzo ma una raccolta di interventi che lo scrittore portoghese ha inserito nel suo blog che dà il titolo al libro. Iniziato nel settembre 2008, con una lettera d’amore a Lisbona, Parole per una città, è lo spazio dove Saramago esprime il suo pensiero e le sue riflessioni sull’attualità internazionale, parlando anche dei maggiori leader politici internazionali, da Bush junior a Sarkozy fino a Obama.

Il post a cui l’Einaudi si riferisce nel suo comunicato è stato pubblicato il 17 settembre col titolo Berlusconi & Cia (il link è alla traduzione in spagnolo) dove Saramago riflette a partire dal posizionamento del patrimonio personale di Berlusconi nella classifica di Forbes, soffermandosi sulla sua condizione di autore pubblicato da una casa editrice di Berlusconi, per arrivare alle difficoltà incontrate in Italia dalla distribuzione del film su Bush, W, di Oliver Stone.

Interrogandosi sulla «inclinazione sentimentale che il popolo italiano sperimenta per Berlusconi», definita «indifferente a qualsiasi considerazione di carattere morale», Saramago si chiede: «Realisticamente, nella terra della mafia e della camorra che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?». Per poi proseguire: «In una terra nella quale la giustizia non ha mai goduto di buona reputazione cosa importa che il primo ministro ottenga che si approvino leggi a misura dei suoi interessi, proteggendosi contro ogni iniziativa per castigare i suoi arbitri e gli abusi di autorità?».

Ma a parte il «delinquente» citato nel comunicato, Saramago ha scritto altri post dedicati all’Italia e a Berlusconi, ma non solo, che Einaudi si è risparmiata l’imbarazzo di pubblicare…


In un post, intitolato Che fare con gli italiani?, dello scorso febbraio, Saramago eleva al cielo il suo urlo di disperazione per un paese che ama e non riconosce. E ne ha anche per la sinistra.

«Riconosco che la domanda potrà suonare un po’ offensiva a un orecchio delicato. Che roba!, un semplice individuo che interpella un intero popolo, chiedendogli conto dell’esercizio di un voto che per la gioia di una maggioranza di destra sempre più insolente, ha fatto di Berlusconi il signore e padrone assoluto dell’Italia e della coscienza di milioni di italiani». Una cosa che per la quale Saramago si dichiara «Offeso nel mio amore per l’Italia, per la cultura, per la storia italiana, offeso fin nella mia pervicace speranza che l’incubo giunga alla fine e che l’Italia possa rimpossessarsi dell’esaltante spirito verdiano che fu, a lungo, la sua miglior definizione».

Saramago non risparmia Veltroni: «Le speranze che avevamo riposto in lui sono state defraudate dalla sua indefinitezza ideologica e dalla fragilità del suo carattere»; né il Pd: «Cominciò come una caricatura di partito per finire, senza parola né progetto, come un convitato di pietra sulla scena politica». Ignora la sinistra radicale per poi segnalare, riferendosi a un articolo di Camilleri e Flores d’Arcais, pubblicato su El País, il «piccolo partito di Antonio di Pietro, magistrato di Mani pulite, che può diventare lo stimolo di cui l’Italia ha bisogno per giungere a una catarsi collettiva che risvegli all’azione civile la parte migliore della società italiana».

L’ultimo post dello scrittore portoghese su Berlusconi è del 21 maggio, s’intitola Corruzione e riflette a partire dalla pubblicazione della sentenza di «condanna a quattro anni e mezzo all’avvocato britannico David Mills per corruzione in atti giudiziari. Si afferma nella sentenza che Berlusc (così mi è uscito e così lo lascio) corruppe nel 97 con niente meno che 600mila dollari detto avvocato e che questo commise “falsa testimonianza” con l’obiettivo di “permettere l’impunità a Berlusconi e al gruppo Fininvest”».

«Mi piacerebbe pensare che la fine di Berlusconi si avvicinasse – conclude Saramago – Anche se per questo sarà necessario che l’elettorato italiano esca dalla sua apatia, sia essa involontaria o complice, e riprenda la frase di Cicerone [...] e lo dica una volta per tutte e che si senta in tutto il mondo: “Troppo abusasti di noi, Berlusc, la porta è li, sparisci”. E se questa porta è quella della prigione, allora potremo dire che sarà stata fatta giustizia. Alla fine».

Alle obiezioni sull’opportunità di farsi sfuggire un titolo di questa levatura e sicuro successo di vendite – se ne occuperà Bollati-Boringhieri – dall’Einaudi hanno fatto sapere che non si tratta certo di un testo dell’importanza di un romanzo ma di saggistica. È evidente a tutti come sempre il misurarsi col presente nello spazio di un articolo o di un intervento costituisce produzione minore di un autore, rispetto alla sua opera letteraria. Ma questo nulla toglie al valore culturale della presa di posizione – in questo caso tutta politica – dell’artista rispetto a quanto lo circonda. E soprattutto, al valore dell’operazione editoriale in sé, anche solo dal punto di vista economico, ma soprattutto da quello della definizione della propria politica.

Sul sito Internet dell’Einaudi – dove si glissa olimpicamente sugli attuali assetti editoriali – essa viene definita con questa citazione di Luigi Einaudi: «È a questo principio della “religione della libertà” che ancor oggi la casa editrice si richiama, ben sapendo che i vari libri che essa pubblica sono al servizio di un sapere unitario e molteplice, ben sapendo che ogni libro si integra agli altri suoi libri, ben sapendo che senza questa integrazione, questa compenetrazione dialettica si rompe un filo invisibile che lega ogni libro all’altro, si interrompe un circuito, anch’esso invisibile, che solo dà significato a una casa editrice di cultura, il circuito della libertà».

Il nocciolo della questione, dunque, non è solo quello che il comunicato, lodevolmente, non nasconde: la minaccia della querela milionaria o della causa per diffamazione. Si deve anche guardare oltre a questo semplice, chiaro e indiscutibile punto – che di per sé appare come un grido di dolore dei responsabili della casa editrice. Che un editore con la storia di Einaudi abbia tanta paura degli avvocati non è normale. Neanche che rinunci così a appoggiare i propri autori, la propria politica editoriale, culturale e imprenditoriale. Ma l’interesse imprenditoriale non è altro che quello del proprietario, con buona pace di chi considera con sufficienza il conflitto di interessi, quindi già un termine della questione cade.

Saramago non è il primo a essere colpito dall’auto-censura di Einaudi. È accaduto ai morti, le poesie politiche postume di Giovanni Raboni, e ai vivi, Franco Cordelli e Marco Belpoliti. Chi pensava che il grande nome, il Nobel, potesse essere al sicuro, si sbagliava. È come quando qualcuno contesta Berlusconi per strada e viene subito fermato, identificato, portato in commissariato per accertamenti, cosa che non accade in nessun paese civile, se non si commettono reati.

Quando Prodi era accolto in ogni uscita pubblica da poco spontanee contestazioni, nessuno veniva poi represso dagli sbirri. Non che l’Italia di Prodi fosse civile e questa no, è lo stesso paese. Ma è il segno della civiltà di Berlusconi. È la paura di essere identificati, segnati su un libro nero aspettando il momento in cui il conto sarà saldato. Quando ci sarà una nomina, un finanziamento, una scadenza di contratto, l’espletamento di una pratica burocratica – qualsiasi atto nel quale l’influenza del Re possa esprimersi, figurarsi poi se si lavora per una sua azienda. È questo che scatena la paura e l’auto-censura, che si tratti di Saramago o di Silvan – e spero che entrambi mi perdoneranno l’accostamento: il terrore corre lungo le schiene di chi teme di incorrere nelle ire del Re. "

giovedì 10 giugno 2010

lunedì 7 giugno 2010

Gonzalo de Berceo - Milagros de Nuestra Señora

Gonzalo de Berceo fu il primo poeta conosciuto della letteratura spagnola e uno dei rappresentanti più genuini del mestiere di chierico.
Nato ne La Rioja attorno al 1100 d.C., viene educato nel monastero di San Millàn de la Cogolla e per incarico dei frati, si dedica quasi totalmente alla traduzone dal latino al dialetto romanzo la vita di San Millàn e di altri santi, per doffondere l'immagine del suo monastero e che fosse da stimolo per pellegrinaggi e donazioni.


Riorganizza in modo personale e originale le fonti latine, gestisce con maestria la Cuaderna V¡a [è una strofa di quattro versi di quattordici sillabe (alessandrini) con una sola rima comune a tutti (AAAA) ] e utilizza tecniche letterarie raccomandate dai retorici medievali: metaforea, similitudine e anafora. Le sue opere sono anche piacevoli per questo aspetto popolare, che si manifesta nell'incorporazione del lessico, espressioni e ritornelli tipici della parlata popolare, per farsi capire prima. Berceo cerca di avvicinarsi alla gente comune tramite la benevolenza, arrivando persino a confessare la sua ignoranza del latino o chiedere in premio al suo lavoro un vaso de bon vino :-)

Los Milagros de Nuestra Señora, l'ultima e migliore delle tre opere mariane di Gonzalo de Berceo (Loores de Nuestra Señora; Planto o Duelo que fizo la Virgen el dìa de la Passiòn de su Fijo Jesu Christo) sono una raccolta di venticinque narrazioni di fatti prodigiosi grazie all'intercessione di Maria. La vergine aiuta anche i peccatori che, a lei devoti, benedicono il suo nome e lo ripetono nelle preghiere; l'opera è preceduta da un'introduzione allegorica, nella quale il poeta si presenta come pellegrino che si riposa in un bellissimo prato.

sabato 5 giugno 2010

Maná - Labios Compartidos

La mia canzone preferita,
cantata dal mio gruppo preferito,
con un video tra i preferiti.

Labios compartidos, MANA'!


venerdì 4 giugno 2010

Llanto

Lo so che questo blog parla un pò troppo di Lorca.
Eppure non riesco, non posso farne a meno.

Sapete già che Federico ha dedicato uno " Llanto " ad un grande amico torero, Ignacio Sànchez Mejìas, morto in arena a Madrid il 13 agosto del 1934.

Questa volta però voglio essere io a piangere Federico (con una stupida poesia, scritta neanche ricordo quando)



TU LLANTO


“ … Cuando el sudor de nieve fue llegando a las cinco de la tarde, cuando la plaza se cubrió de yodo a las cinco de la tarde, la muerte puso huevos en la herida a las cinco de la tarde. A las cinco de la tarde. A las cinco en punto de la tarde…”



( “La cogida y la muerte”; Compianto a Ignacio Sànchez Mejias )




E il toro,
e il sangue, e
la tua mano di giglio
che alla vita
tende. E
il bianco di
un’arena,
un riscuotere
di morte, e
il torero di classe
nella visione di un
caldo che
trema. Toro,
solleva
la sabbia ardente,
avvolgi Ignacio
tra corse violente.
E il sangue e lui
a terra, aborre
la morte e
il tuo sguardo
di pena.

E il colpo
cruento a volere
un Ignacio
spento, verrà
coperto dal
panno rosso
mosso dal
freddo vento.
Una giravolta e
tra il bianco dell’arena
e il nero
e il dorato
della tua veste, si
tingono gli occhi
della bestia brutale,

sono fuochi..

non è Federico che
invochi. Mille
lumi accesi attorno
alla stella
gitana, rossa di
coraggio e virtù,
valente gioventù.
Mille calici di
lacrime sul volto
pallido
del Poeta che lì
si ferma in
compianto; l’alba
non romperà quei
calici di pianto!
Il sangue, la
morte e
lo sguardo fermo,
una distesa
d’ulivi desolata,
desolata visione
sul petto
del matador

e la luna imbronciata.

Olivastra è la tua pelle,
rosso il tuo
cuore.

giovedì 3 giugno 2010

Spanglish

La televisione per me è una grande sconosciuta, ma sfogliando le pagine del giornale ho buttato l'occhio su ciò che canale 5 propone stasera: " Spanglish "

Stasera me lo guardo (dovesse anche essere una stupidata unica...) dal momento che, essendo tanto pochi i film interessanti che vengono trasmessi sul 5..., per una volta mi sintonizzo anche io.

Trama: John Clasky è probabilmente il miglior cuoco d'America, anche se cerca di fuggire dalla celebrità per continuare a lavorare con la gioia e la semplicità che ha sempre contraddistinto la sua arte culinaria. Purtroppo le cose non vanno altrettanto bene in famiglia: la moglie Deborah è una fanatica dell'apparenza e questa la allontana dalla figlia Bernice, bruttina e cicciotella, ma anche dal marito, con cui il rapporto è da tempo cambiato.L'arrivo in casa della nuova governante, la bella messicana Flor, assolutamente digiuna di qualunque nozione di lingua inglese, oltretutto, porta una ventata d'aria fresca che presto, però, si trasformerà in un uragano.

IMDB: 6.7