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domenica 4 luglio 2010

La luna - riflessioni

Il mio corso progredito di letteratura italiana (moderna e contemporanea) porta il nome di " La caduta della luna: Leopardi, Calvino e il racconto fantastico. "

La luna è stata tema ossessionante, di prosa così come di poesia. e non solo negli anni '60 (1969 scoperta della luna) ma anche molto molto prima, raggiungendo la figura poetica di Giacomo Leopardi. Il rapporto con la luna è un rapporto di insofferenza, una continua attrazione, pulsione nei confronti di quel corpo celeste indefinito e lontano: si pensi allo " Spavento notturno " , dove protagonista è Alceta, che sogna di veder cadere la luna.
" La luna - che - in mezzo al prato si spegneva annerando a poco a poco, e ne fumavan l'erbe intorno " : il sogno di vedere abbattuto quell'ente misterioso che " da nessuno cader fu visto mai se non in sogno ". Rabbia per non poter avere a che fare con la luna, desiderio di raggiungerla.
Desiderio d'eguagliarla, si prenda il famoso Canto del pastore errante... la luna guarda dall'alto indifferente, lei non soffre perchè non ha coscienza umana. " Dimmi, o luna: a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi? dimmi: ove tende questo vagar mio breve, il tuo corso immortale? " diceva il pastore mirandola. Nelle operette il Leopardi esprime tutta la sua curiosità nel sapere COSA c'è nella luna, non tanto CHI E' la luna: lei risponde sempre con nonchalance, di non soffrire tanto con quest'indomità voglia di conoscerla.
Calvino scrive interi dialoghi alla luna, nella raccolta " Cosmicomiche " . Allora te la paragona ad una quasi enorme forma di formaggio, tra le cui pieghe si forma della buona ricotta; sa profumo di salmone affumicato, la luna. Gli uomini si avvicinano a lei talmente tanto da poterci saltare dentro e rimanere là in piena forza di gravità, raschiando la superficie per prendersi appunto la già nominata ricotta ( " La distanza della luna " ) . Moltissime sono le affinità col mondo femminile, che Calvino vuole sottolineare... le donne hanno una sensuale sensibilità lunare: prendi " Le figlie della luna ", donne che si spogliano perchè sentono nei confronti della vecchia luna una forte pietas emotiva. Qui la luna è indifesa, fragile, la società consumista vuole toglierla dal suo posto in cielo e così ecco che le donne sono le uniche a comprendere il suo stato. La luna come persona, buona. Mi limito a citare solo queste due rappresentanze della nostra letteratura, ma ne andrebbero citate molte altre. Quel che si nota però, è che Leopardi si mantiene ironico, comico, affettuoso con la luna; Calvino invece vuole rappresentare la luna a 360 gradi e tutti quei miti che le persone le attribuirono nel tempo.
Tutto è però positivo. Casomai triste, malinconico... ma è uno stringere la mano alla luna. Risponde il Calvino ad Anna Maria Ortese: " Chi ama la luna, vuole entrare in un rapporto più stretto con lei, vuole vedere di più nella luna, vuole che la luna dica di più. "

Chi AMA la luna.

Passiamo ora alla letteratura spagnola, intendevo arrivare naturalmente ad una velocissima comparazione. Come sempre, tornano i topos estremi della morte e dell'amore. Becquer: " El rayo de luna " . Non vorrei scrivere rischiando di sbagliare, ma il protagonista era innamorato di un raggio di luna: la disperazione nella ricerca di quella che credeva essere la sua donna perfetta ed ideale e invece... era solo un effimero raggio di luna. La luna che inganna, che ha " un sorriso malevolo " (la Scarcìa,...) . E poi? poi tutti all'unisono diremmo che la luna si compiace nel vedere la morte del gitano. Luna che SALVA il gitano (por el monte oscuro baja Soledad Montoya..) perchè con la sua oscurità nasconde, occulta i movimenti, ma è anche luna che porta rappresaglie, che è sinonimo puro di morte, che risveglia la guardia civile sollecitando alla canonica persecuzione gitana.

Mi riferisco al Romancero Gitano tutto. Lorca temeva la luna. Nel Romance Sonambulo il gitano corre per poter vedere la sua amata, ma quando arriva lei è già morta: " verde carne, pelo verde! con ojos de frìa plata " . La frìa plata è il freddo argento, la gitana è su un terrazzo, morta, non può vedere e gli occhi sono aperti spalancati alla luna che li tinge d'argento.

La luna vino a la fragua con su polisón de nardos. El niño la mira, mira. El niño la está mirando. En el aire conmovido mueve la luna sus brazos y enseña, lúbrica y pura, sus senos de duro estaño.

ve li ricordate? I versi del Romance de la luna, luna. Luna, ballerina assassina che scende con la sua gonna di crinolino gonna ampia e trasparente e scende nella fucina dei gitani dove un bimbo la guarda e lei lo seduce e lui le dice di scappare di correre via che i gitani a momenti arrivavano l'avrebbero uccisa! Lei invece vuole ballare e i cavalli galoppano e raggiungono il bimbo che nella strofa finale se ne và mano per mano con la luna. E' forse morto? in questo caso la luna è presagio di fine. La luna fa a suo modo paura, seduce e inganna.
Chissà se Lorca guardava la luna, un 19 d' agosto di parecchi anni fa.

Per quanto io stia leggendo descrizioni ironiche, buffe, bizzarre sulla luna, resto fedele alla mia idea primaria di lei. Non voglio andare a prenderla, come fa Ivo Saltini alias Benigni in " La voce della luna " di Fellini. Non avrei neanche voluto sapere cosa c'è in quel " mondo altro ".

Non mi piace la luna, non mi piacerà MAI la luna.
Ascoltatevi la canzone qui sotto, sognateci sopra ;-)



ps. Hijo de la luna, Mecano: la mia personale, denuncia, ... alla luna.
ps. spero tu rimanga sempre nel sole, tu che mi hai lasciato il quattro luglio di dieci anni fa e che hai stampato su di me il tuo stesso sorriso.

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