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giovedì 26 agosto 2010

Sulle tracce di Alba Reta con Pietro

Che sia il vostro stile di vacanza o che non lo sia, leggetevi bene questo post di Pietro, che qualche settimana fa ha percorso le tappe di Vitoria, di Estella e di Segovia (con un pellegrinaggio sacrosanto in quel di Madrid) senza tralasciare la tradizionale visita a qualche ganaderìas.
Nel post sottostante ci parla dell'allevamento di tori di Casta Navarra, Alba Reta.

" In un minuscolo paese della Navarra vicino a Estrella abbiamo avuto la fortuna di visitare, anzi, di ritornare, nell’allevamento di tori di Casta Navarra ALBA RETA .

A farci da guida un fidato amico, Luis Javier Crespo, ex bancario con una passione sconfinata per i tori: corridore di encierros alla veneranda età di 66 anni, presidente di un’associazione che cerca di salvaguardare e promuovere questa casta di tori (che in passato ha rischiato di estinguers) , pamplonese DOC trapiantato nella vicina Estrella per motivi matrimoniali.
Immagino che molti lettori non sappiano minimamente cosa sia la casta navarra, anche se più o meno tutti conoscono il nome di un toro di questa “razza”. Infatti la Lamborghini chiamò Murcielago una sua autovettura, onorando così un toro navarro indultato durante una corrida (toro diventato famoso in Spagna per essere stato donato all’allevamento storico per eccellenza, i Miura) .

Quando arriviamo sappiamo di non essere davanti agli allevamenti andalusi, sterminati e in mano a ricchi possedenti, ma ci troviamo in una piccola tenuta, a conduzione familiare e con parecchi aficionados che passano il loro tempo libero qui. Ad accoglierci è il ganadero Miguel Reta, pastore dell’encierro di Pamplona all’altezza della curva dell’Estafeta, scrittore di alcuni libri taurini, coordinatore di un progetto universitario sempre a carattere taurino . Sono ben visibili su di lui i segni della vicinanza con i tori: infinite cicatrici segnano infatti in maniera indelebile il suo corpo. Con lui il padre, simpaticamente definito il mayoral, perché è lui che fa l’uomo di fatica qui dentro, che manovra il trattore sotto gli ordini del figlio e che è anche l’incaricato alla cucina, che ovviamente abbiamo avuto modo di provare .



La prima cosa che ci dice Miguel è che da Alba Reta si mangia e si beve insieme, ci si sporca le mani e si parla di tori. Subito ci spostiamo verso i corrales, le stalle, e osserviamo come i circa 200 tori vengono spostati per l’allevamento, rigorosamente a piedi anziché a cavallo, perché in Navarra la tradizione è questa: i tori sono divisi in base all’età per permettere a tutti di mangiare in ugual misura altrimenti, nonostante gli animalisti pensino che gli animali siano così democratici e buoni, i tori più vecchi non permetterebbero ai giovani di mangiare, facendoli così morire di fame. Dopo la comida, Miguel e i suoi collaborati selezionano alcuni animali che alla sera sarebbero serviti per un festejo populare di uno sperduto paese aragonese.

Infine, arriva la comida anche per noi. Pancetta e uova alla piastra innaffiati di abbondante vino, calimocho e birra, e un vociare continuo in sottofondo. Oltre a me e alla mia guida, a farci compagnia Miguel e suo padre, Ricardo e Oscar, recortadores di fama nazionale che spesso si esibiscono a Pamplona. Un altro giovanissimo aficionado è un bambino di 2 anni, che è teneramente scoppiato a piangere quando ci siamo allontanati dai tori (già col bastone da pastore in mano, pretendeva di stare con “las vacas” ) . E’ da queste cose che si capisce come gli spagnoli abbiano nel dna la tauromachia e i tori. La tertulia passa dal problema dei colombi, che portano malattie da un allevamento all’altro, alla festa di Estrella, finita il giorno prima, con i suoi encierros, gli spettacoli taurinie ovviamente le notti infinite a far baldoria .

Miguel ci dice che spesso durante l'anno il ganadero della mitica ganaderia, Victorino Martin, fa visita qui per un recente progetto di selezionare alcuni animali adatti a essere toreati. Infatti è dal 2003 a Ceret che un allevamento di casta Navarra non viene toreato nell'arena. Questi tori e queste vaquillas sono destinati infatti ai festejos populares, liberati per strada o nell'arena, durante feste di addio al celibato e matrimoni, feste aziendali e di società sportive; oppure come ci dice Luis Javier, vengono sacrificati per chuletas.... Anche Josè Padilla, torero per cui la nostra peña nutre una gran stima, visita spesso Alba Reta. Non per un fatto economico, lavorativo o simili, ma semplicemente perchè li si trova bene e non è difficile capirne il motivo...

Ci sentiamo a casa da Alba Reta perché è ormai un mondo che ci appartiene, è il mondo dei tori e della Spagna e quando Miguel ci ricorda che possiamo tornare quando vogliamo e con chi vogliamo, perché quella non è la sua ganaderia ma anche la nostra, riusciamo anche a commuoverci.
Viene quindi l'ora dei saluti, è il momento della siesta. "

venerdì 20 agosto 2010

Spagna e aborto

Aborto libero e gratis, dunque maggiori guadagni per le cliniche private. Può sembrare un paradosso, ma in Spagna non lo è: solo l’1,94% degli aborti si realizza negli ospedali pubblici, mentre oltre il 98% rappresenta un business milionario per le cliniche private, soprattutto ora che la riforma apre la strada alle sedicenni che possono abortire senza il consenso di mamma e papà.
La riforma, entrata in vigore dal 5 luglio, ha trasformato l’aborto in un «diritto» entro la 14ª settimana di gestazione. Il tutto in modo gratuito. Il paradosso è segnalato da Gador Joya e Ignacio Arsuaga, responsabili delle associazioni «Diritto di vivere» e «Fatti sentire», al quotidiano Abc: la nuova legge farà moltiplicare i ricavi delle cliniche private.
La ragione è semplice. Anche se in teoria la normativa garantisce a tutte le donne il "diritto" di abortire nella propria regione attraverso il sistema sanitario, per l’obiezione di coscienza dei medici ospedalieri le pazienti vengono inviate a cliniche private che hanno accordi con le regioni.
Per gli istituti abortisti è una vera manna: oltre a guadagnare con le donne che si rivolgono a loro privatamente, ricevono compensi anche dalle casse pubbliche. L’Abc ha fatto i conti in tasca al settore abortista. Per interrompere una gravidanza di 12 settimane le cliniche chiedono fra i 345 e i 440 euro; se il feto ha 14 settimane l’intervento costa 475 euro; se è di 20 settimane, ne servono 1.470. Per gli aborti fino a 22 settimane il prezzo sale a 1.655 euro. Ogni anno il conto globale delle regioni potrebbe oscillare fra i 35 e i 52 milioni di euro.
Il governo Zapatero assicura che l’obiettivo della legge è ridurre il numero degli aborti e renderli più sicuri. I pro-life e la grossa fetta di società spagnola che non è d’accordo con la normativa (circa la metà della popolazione) non ci credono. Secondo diverse organizzazioni in difesa della vita, il vero motore della riforma sarebbe proprio la lobby delle cliniche private.
Lobby o no, gli imminenti guadagni sono una realtà. Indipendentemente dallo schieramento politico, diverse regioni di sinistra o di destra non cambieranno nulla a livello di sanità pubblica, nonostante l’entrata in vigore della riforma: gli aborti si faranno nelle cliniche private, come in passato. Anche perché nelle strutture sanitarie pubbliche, in tutta la Spagna, l’obiezione di coscienza ha un enorme peso: i medici non vogliono partecipare alle interruzioni di gravidanza. Se con la riforma aumenteranno gli aborti, come prevedono i pro-life, aumenteranno anche le pazienti che si rivolgeranno alle cliniche private.
Il caso della Navarra è il più noto: è l’unica regione dove l’obiezione di coscienza impedisce gli aborti sia nelle strutture pubbliche che nelle private. Le donne che vogliono interrompere una gravidanza vengono inviate a Saragozza, Madrid o nei Paesi Baschi. Nell’ultimo mese e mezzo una clinica privata di San Sebastian ha «assorbito» il 47% dei 97 aborti realizzati da donne navarre.

Fonti: Michela Coricelli de " L'Avvenire "

Street View sotto processo

Street View non ha pace in Europa: dopo le recenti polemiche sulla privacy sorte in Germania, adesso è la Spagna a mettere sotto accusa il servizio di Google.

Un giudice di Madrid, Raquel Fernandino, ha convocato a deporre il rappresentante legale spagnolo di BigG dopo una denuncia presentata dall'Associazione per la prevenzione e lo studio di reati, abusi e negligenze nell'informazione e le comunicazioni avanzate (Apedanica): l'associazione accusa il gigante di Mountain View di aver raccolto dati non autorizzati durante la sua mappatura della nazione iberica.
In particolare, durante la raccolta di immagini per Street View, i macchinari di Google avrebbero registrato e archiviato i dati di molti ignari utenti che erano in quei momenti collegati a reti Wi-Fi non protette. Tra questi dati figurano i numeri di rete, gli indirizzi Ip e Mac e i pacchetti di dati scambiati tra utenti, incluso la posta elettronica.
Dal canto suo, secondo alcune fonti, Google avrebbe ammesso di aver effettuato la raccolta, attribuendola però ad un errore di software. La società avrebbe per questo assicurato la sua massima collaborazione e l'impegno a cancellare i dati.

Il rappresentante legale del gruppo dovrà comunque presentarsi davanti al giudice il prossimo 4 ottobre.

Fonti: bitcity

giovedì 12 agosto 2010

Pol 3.14 - Bipolar

y sin dudar te sigo hasta el metro tribunal hasta el aeropuerto

para ver tumbaos en el suelo despegar un avion en el cielo

y sin dudar tu me plantas un beso quema gas huele a queroseno

que mas da yo respiro tu aliento y ademas razones que huyeron

y volar...

(Bipolar, pol 3.14)


" El cielo es una red cuajada de peces sombrìos.

Aquì vienen a dar todos los vientos, todos. "


e oggi, io, mi sento ciascuno di questi pesci.

martedì 10 agosto 2010

Sin mirar atràs - David Bisbal



Che sia pijo, che se la tiri, ... a me David Bisbal piace da morire.
Questa canzone ha accompagnato le settimane a Valencia e a tutt'oggi non riesco a non ascoltare quest'ultima canzone!

De rodillas a dios pido perdón, por perder tantos años de tu amor;
Melodía de ti para escuchar, para seguir, sin mirar atrás!

Valencia, due parole veloci post - viaggio

Posso serenamente dire che il mio soggiorno a Valencia ha superato di gran lunga le mie aspettative.

La città è un concentrato di forme architettoniche, vecchie e nuove, e che non contrastano tra di loro: lo storico Mercado Central, la Lonja ( Patrimonio culturale dell'Unesco) , la Catedral, la Basilica de la Virgen de los Desamparados (quest'ultima tanto importante da essere stata inserita nell'elenco delle "sante vergini" nelle litanie religiose di Spagna; si da il caso che la basilica stessa venne costruita sullo stesso luogo in cui il primo " desamparado " , un bimbo orfano e senzatetto, venne preso in cura da due parroci valenciani e che, con lo scopo di potergli dare riparo, essi edificarono il primo rifugio per persone in tali situazioni. A questo episodio ne successero molti altri, ed è per questo che la Virgen de los Desamparados, sinonimo di missione, di impegno concreto, di attenzione ai poveri, viene oggi riconosciuta come una delle maggiori figure mariane della chiesa spagnola) . Come non nominare il Santo Grial e la grande figura di San Vicente Ferrer, martire protettore della città (qualcuno addirittura lo ritiene santo di Spagna al posto di Santiago matamoros) del quale si presume essere il braccio mozzato contenuto in una teca nella Basilica: egli predicò molto in spagna e in francia, lasciando ai posteri un grande esempio di frate carismatico e forte. Paulino, la guida che ho accompagnato durante l'escursione di mezza giornata nel centro storico della bella città, ci raccontava un aneddoto simpatico su Vicente Ferrer: quando un marito o una moglie si lamentavano perchè tra di loro non c'era comunicazione, perchè non riuscivano a trovare un accordo e vivere così in serenità, lui rispondeva dando un'ampolla d'acqua santa alla moglie. " Lascia che tuo marito si sfoghi e parli e predichi quanto vuole, e mentre fa questo ungiti la bocca d'acqua santa e rimani in silenzio. Quando avrà finito toccherà a te parlare, e allora sarà il momento in cui devi pretendere che sia lui a rimanere in silenzio, bagnatosi anch'esso le labbra con dell'acqua santa!"
La predicazione di San Vicente costituì una grande prova nei dibattiti e negli studi sulla lingua catalana e valenciana. Molte ipotesi sostengono che all'arrivo di Jaime II (re aragonese che scacciò gli arabi, il nome Valencia prende proprio dall'aggettivo " valente " - il coraggioso, la coraggiosa) in terra valenciana (1238 dc. se non erro) , gli abitanti del posto non sapevano assolutamente articolare le parole, erano per così dire " incivilizzati " . Invece altre ipotesi sostengono che i valenciani sapessero già la lingua catalana, quella stessa lingua che veniva parlata nella provenza, nella spagna orientale, in parte della corsica, nella costa occidentale italiana (teorìa occitanista) : non per niente quando san Vicente Ferrer si spinse in provenza per esporre i suoi punti religiosi, padrone solo della propria lingua catalana, i provenzani furono stupiti per aver potuto capire tutto ciò che il martire diceva. La lingua era la stessa, ai valenciani nessuno insegnerà come parlare.

Il nome di Santiago Calatrava è forgiato nella città di Valencia, tutti noi abbiamo presente la Ciudad de las Artes y de las Ciencias. Un complesso ultra-moderno e piacevolissimo da vedere, per passeggiarci attorno e lasciarsi incantare da tanta modernità che non riesce a stonare in una città tanto storica. Il museo delle scienze, l'emisferico, l'oceanografico, le proiezioni documentarie,... vale la pena soffermarsi lì e approfondire la conoscenza di ogni singolo edificio. Comunque, preferisco sempre altre tipologie di paesaggio: Puig, la cittadina antica a 30 minuti di treno da Valencia, dove ho potuto assistere ad una simpatica ruta teatralizada; Alboraya, che avrei tanto voluto vedere, patria dell'horchata, la tipica bevanda valenciana che tanti traducono erroneamente con " orzata ". L'horchata è un latte vegetale che si ottiene a partire dalla chufa (hanno la forma dell'uvetta passa, ma hanno gusto di arachide... ma neanche, hanno un gusto tutto particolare, per questo sono irriproducibili in qualche altra parte d'europa. furono gli arabi ad introdurla in Valencia, in Alboraya per l'appunto, per la terra particolarmente sabbiosa e salata, attorno al 700) , acqua e zucchero. E' un prodotto 100% vegetale, dunque contiene anche molte proprietà antiossidanti e proteiche. Valencia è coperta dei famosissimi carritos " mòn orxata " , i veri produttori di horchata, che te la vendono a 2 euro al bicchiere: abbastanza sì, ma è talmente buona... i valenciani dicono che basta un bicchiere della dolce bevanda per farti sentire sazio e per far scomparire la fame. Beh, è vero! è nutriente più del latte, e si sente! Cosa andrebbe mangiato assieme? I fartons, dolci con la pasta di bollos, di brioche per intendersi, che hanno una fine glassa zuccherata sopra. La fine del mondo,... così come gli aranci, gli uliveti, il riso, la paella, il loro cibo leggero e mediterraneo.
Ricordiamoci comunque che Valencia è una città, ma la Comundidad Valenciana è un'altra. Che esistono anche le provincie di Castellòn e di Alicante, che andrebbero visitate tutte per poter dire di conoscere davvero la regione (due settimane sono state molto poche, considerando che ero impegnata tutto il giorno e che solo nel fine settimane ho potuto " esplorare " un pò la città y alrededores)

Conclusione " panoramica " (approfondirò altre mille cose non appena avrò un attimo di tempo per poterlo fare...) delle mie impressioni su Valencia: mi piace, pulitissima e molto vivibile (efficienti i bus, anche i metro, nonostante abbia avuto la sorpresa l'ultimo giorno mentre raggiungevo l'aeroporto... sigh) ma preferisco la Castilla. Sono sempre di più per la Spagna " verace " del centro, del sud, (anche se vi sono tutte le eccezioni e distinzioni) e non finirò mai di dirlo.

Qua e là vi ho postato delle foto fatte durante la trasferta.
:-)

http://www.youtube.com/watch?v=IbHBBHSOlb0&feature=related (un video breve, molto carino)

giovedì 5 agosto 2010

Agosto - F.G.Lorca


Agosto.
Contraponientes
de melocotón y azúcar,
y el sol dentro de la tarde,
como el hueso en una fruta.
La panocha guarda intacta
su risa amarilla y dura.
Agosto.
Los niños comen
pan moreno y rica luna.

De: Canciones
Federico García Lorca