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sabato 7 maggio 2011

QUANDO LE FILOISPANICHE SI INCONTRANO.

Copio e incollo qui un post scritto da Ilaria Dot, filo-ispanica.
Il ricordo del giorno in cui ci siamo incontrate, che lei non poteva descrivere diversamente bene.


" Sottile preveggenza. Istinto di conservazione. Insomma, chiamatelo un po' come vi pare. Resta il tonfo sordo- un rumore terribile- a un millimetro scarso dal mio piede. Dio benedica la prontezza di una mossa subitanea. Ed ora il diametro delle iridi è allargato dallo shock, mentre fissa la causa del mio quasi addio. Addio al flamenco, voglio dire. Addio ai trecento-metri-transenna. Ci pensate? A buona parte della mia vita. In effetti non c'avevo mai pensato, all'importanza dei miei arti inferiori.

Comunque. Il secchio è lì, tra un ponte e l'altro. Incastrato tra banchetti sfavillanti. L'overdose del consumismo. Richiamo irresistibile di colori e di odori. E' tutta una cornice di chupitos allo yogurt, maschere variopinte, felpe con sù scritto I LOVE ITALIA ed immancabili Jerseys a rayas che mi fanno ricordare quanto odi quel brano.
Un secchio bianco. Sudicio. A occhio e croce pesantissimo. Contiene vernice. Pennelli. Forse addirittura asfalto. L'operaio che ne è proprietario palesa eccessi di spritz nella risata. Lo raccoglie incurante del mio sguardo assassino. E riprende immediato un cammino a zig zag.

Tra me ed Alice è scambio di perplessità.

Siamo appena uscite da un'osteria defilata, incontro al sole acceso di questa Venezia fredda. Stranamente desertica. Decisamente affascinante, e non che sia una novità. E' stato un ritrovo dei cognomi di tre lettere. Tutto un riconoscersi di gioia mentre al tavolo accanto parlano spagnolo.

"Io mi sento a casa"
"Anch'io"


E allora ti viene da rispondere "gracias" al cameriere cinese, mentre ti posa sul tavolo il tuo alto coefficente di difficoltà. Che, voglio dire, come cacchio si mangia una piadina roll? Sta lì, a guardarmi con aria di sfida. Un cono iperfarcito. Pomodoro e maionese che minacciano il maglione. Diametro stimato: all'incirca venti centimetri. Senza posate. Robe da studiare tattiche di attacco, manco fossi in guerra. E intanto gli spagnoli - catalani, va specificato - alzano il tono della voce in diretta proporzione con i bicchieri di vino. Barzellette e vari piatti "para compartire". L'informalità allegra che così tanto mi manca, e così tanto vorrei.

Dal sospiro, so che Alice pensa uguale.
D'altronde è l'incontro di due filoispaniche. La nascita di un sogno in parte mio ma molto indotto: quello di una maxi festa tra tutti noi. Intendo, noi col cuore giallorosso e la tachicardia che intona lolololo. Noi che, conversando, parliamo delle leggi sul fumo. Dell'essenza troppo europea e scarsamente autoctona che mette Barcellona un gradino sotto Madrid. Noi che ci scambiamo ricette per cucinare al meglio la tortilla de patatas. E abbiamo sillabe sonore tutte costruite di serie e canzoni. Di un mondo vissuto via satellite o youtube, che i nostri amici non conoscono. Che ci fa sentire perennemente sfasate. Disadattate, ecco.

Come quando smetti di andare in discoteca perchè in Italia vuol dire ingressi cari e tunz tunz. E aneli disperatamente l'assenza di sguardi sui tuoi abiti da spiaggia mentre in qualche discopub balli musica commerciale. Come quando hai bisogno - un'urgenza disperata, a conti fatti - di andare a qualche concerto. E tendi a dimenticare che qui ti costano un mutuo. Che poi chiedono come fai a farti tante date di un tour, più in là dei pirenei. Come faccio? Faccio perchè il biglietto più caro, in Spagna, quello che genera lamentele per eccesso, costa 30 euro. In media chi più vende lo vai a vedere per 25. E qui il doppio è considerato economico. Lo faccio perchè un volo ryan air costa 6 euro, se prenoti con anticipo. E per venire a Venezia, oggi, su un regionale scassato, ce ne sono voluti due di più.

Non sono ricca, ho solo una passione.

E allora, pensateci. Una festa tra tutti noi. Magari per il mio compleanno. Che poi è anche capodanno, dai, ci sta. Un party con buffet iberico, e colonna sonora per cui altri ci odierebbero. Un party fuori casa che ci fa sentire a casa. Ci saremmo noi che abbiamo un blog. Noi che intasiamo di link le pagine di facebook. Noi che, nei messaggi, scriviamo in castigliano.

Ma poi, in Piazza San Marco, ricordo quanto io mi stressi a organizzare. Ricordo limiti geografici. L'assenza di un luogo da affittare. Per questo, a volte, i sogni rimangono tali.
In effetti questo stesso incontro, oggi, è nato da un mio fallimento organizzativo. Doveva essere un Raduno a Milano. E' finito con lezioni di italiano a Rialto, tra occhiate perplesse e sguardi da raffreddore.

E va detto, però: è stato divertente da morire! "


Ecco perchè io DOVREI VIVERE SOLO, con filo-ispanici!

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