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lunedì 6 agosto 2012

ExtaSy, ExtaNo - Chimo Bayo

Film: Jamón jamón diretto da Bigas Luna, anno 1992. Attori: un giovanissimo Javier Bardem con un altrettanto piccolissima Penelope.
Vi ricordate la scena ambientata in discoteca, in cui Javier ruba un bacio a lei?



 
 ...come sottofondo c'è una canzone che mi è girata per la testa fino all'altro ieri... qui ve la posto, convinta del fatto che, se passasse alla radio, verrebbe clamorosamente copiata e remixata. Molto pegadiza!




A me riporta alla movida anni '80... non so voi!

lunedì 16 luglio 2012

Bendita la luz por encontrarnos! - Manà, 7 julio 2012-

E' questa la storia di un incontro. Incontro che prende il via in un imbrunire fiabesco, misterioso.. in un tramonto arancio, a rendere ancora più smaglianti le insegne enormi e colorate del Festival cui prendiamo parte. Cuori caldi come fiammelle a popolare una piazza ancora mezza vuota: tappeto la cui trama in breve diventa pluricolore. Visi, bandiere, urla, grida e mani.
Mani al cielo, che arde, arde in quel plateale crepuscolo.

La sensazione è quella di respirare a fondo per la prima volta, di risalire a galla e rivedere la luce. L'incontro con l'aria, con la leggerezza dell'universo che lì si manifesta in tutto il suo accecante bagliore.
Nasce così un sentimento nuovo: uno sciogliersi di catene, dal dramma all'immensa luce rossa.

Di come la musica riesca a far sempre il suo dovere, non me lo so spiegare. Quel palco così ridotto e così intimo viene illuminato da effimeri scatti fulminei. Un'immagine riporta tuoni, violenti tuoni ad infrangere quelle rapide luci bianche.
La notte scende, sufficientemente poco tersa da nascondere milioni e milioni di stelle. D'altronde, le stelle siamo noi, quelle fiammelle accese che prima citavo.
Oltretutto, quei tuoni digitali riproducono un'apocalipse now che soverchia ogni equilibrio.
Gli astri più grandi appaiono subito dopo, ad intonare le note dell'anima, quelle che ti ipnotizzano, che ti entrano dentro, che non riesci più ad abbandonare.
L'esplosione avviene in modo puro, totale..un tripudio di note, rock, sudore, lacrime. E poi di sorrisi, di abbracci, di baci.. di scatti, fotografie, video.. di luci, di sguardi.

Sostanzialmente, Manà.

Ogni brano ripercorre pezzi di vita, di gioie, di dolori. Frammenti di vita.
Lì, concepisco tutto il significato di quel titolo "Drama y luz". Lì, assaporo la forza della vita, dell'amore, la forza che subentra dopo aver "saltato via" un enorme e profondo burrone che minacciava di chiudertici dentro.
Ogni verso intonato è un battito di ali, per far volare quella paloma sempre più in alto. Libera e pronta a ricominciare, a risorgere...a rinascere. Sarà che "Rinascita" è anche il titolo di una mia vecchissima poesia. Banale, ma sentita nel profondo. ..e così mi sento io, in quel determinato posto: rinata. Uno spirito che mi lascia completamente abbacinata, atterrita, spaventata... todo cambiò por completo.

Capisco di aver aspettato tanto per vederLi.
Capisco che il loro avvento qui, in questa data, in questo posto e in questo anno, non è una casualità ma un destino. Corrisponde ad una svolta nella mia vita, in me.


La svolta, in ogni piccolo o grande senso, avviene in ogni Mana-tico. I miei amici di battute, di passioni, di sogni... questa sera ci incastriamo come tasselli di un immenso puzzle. Notevoli gli sguardi capaci di leggerci dentro, sebbene molti di noi non si fossero ancora
mai
visti.

Milioni di volti che non voglio ricordare, ma vivere. Non è una speranza, quella di rivederli tutti, bensì una certezza!
"Ciao Luca, ciao Lore! Ho dimenticato niente, in macchina, vero?" dico, schiacciando il viso al finestrino.
"Sì, una cosa te la sei dimenticata. Aspetta"
Luca apre la porta dell'auto, acchiappa quel cappello che gli ha permesso innumerevoli foto con chiunque ed altrettanti infiniti sguardi... quel cappello che in poche parole lo rende ancor più simile all'astro "Alex Gonzales". Mi mette il cappello in testa, ci salutiamo.
La degna conclusione a tanti degni incontri.
La felicità tangibile.


Mi sovvengono i versi del film che in assoluto preferisco. Li condivido con voi.
Leggeteli e fatene ammenda!

"Nasciamo con una scatola di cerini dentro di noi: non possiamo accenderli da soli, abbiamo bisogno di ossigeno e dell'aiuto di una candela.
L'ossigeno deve provenire, per esempio, dal fiato della persona amata; la candela può essere un tipo qualsiasi di cibo, di musica, di amore, di parola o di suono che faccia scattare il detonatore e accendere in tal modo uno dei fiammiferi.
Per un momento ci sentiremo abbagliati da una intensa emozione..
Si produrrà dentro di noi un piacevole calore che con il passare del tempo si andrà affievolendo, lentamente, finchè non sopraggiungerà una nuova esplosione a ravvivarlo.

Ogni individuo deve scoprire quali sono i detonatori che lo fanno vivere, poichè è la combustione che si produce quando uno di essi si accende a nutrire l'anima.

In altre parole, questa combustione è il nostro nutrimento.
Se non scopriamo in tempo quali sono i nostri detonatori, la scatola di cerini si inumidisce e non potremo mai più accendere un solo fiammifero.
Se questo accade, l anima fugge dal corpo, va errando nelle tenebre più profonde e cerca invano di trovare nutrimento da sola. Non sa che glielo potrebbe dare solo il corpo che ha lasciato solo e pieno di freddo.
Per questo bisogna stare lontani dalle persone che possiedono un fiato gelido.
La loro presenza potrebbe, da sola, spegnere il fuoco più intenso, con il risultato che sappiamo….
Maggior distanza prendiamo da queste persone, più facile sarà proteggerci dal loro soffio.
Ci sono molti modi di fare asciugare una scatola di cerini umida, ma è certo che una soluzione esiste.
Naturalmente bisogna anche fare molta attenzione ad accendere i cerini uno per volta, perchè se per una forte emozione si accendessero tutti insieme, produrrebbero un bagliore così intenso da mostrare più di quanto riusciamo a vedere normalmente: e allora davanti ai nostri occhi un tunnel splendente ci indicherebbe la strada che abbiamo dimenticato al momento della nascita e ci inviterebbe a ritrovare la nostra perduta origine divina.
Quando abbandona il corpo inerte, l'anima desidera far ritorno al luogo da cui è venuta……
Col fosforo dei nostri cerini possiamo scrivere sul muro i nostri segreti: apparirà invisibile a tutti con la luce del giorno…ma una delle proprietà del fosforo è di far brillare di notte ciò che noi scriviamo.

E’ il primo passo verso la libertà e far brillare la nostra anima!"

("Como agua para chocolate", Laura Esquivel)


I Manà come detonatore, come combustibile.
Noi come cerini accesi di vita, di sensazioni.
Bendita sea nuestra Luz..
STAY TUNED!
;-)






mercoledì 6 giugno 2012

Storia della Lingua Spagnola - Lez. 5

...ESPAÑA CRISTIANA


Acabamos de hablar sobre el dominio àrabe en toda la peninsula ìberica, aunque no hemos dicho que la victoria musulmana no fue total. Los que escaparon a la conquista àrabe fueron:
  • las Asturias (norte de la Penìnsula) , que lograron ser un reino en 718 dC bajo Don Pelayo
  • los Pirineos, de donde los francos de Carlomagno desalojaron a los musulmanes (en el siglo IX en ese territorio iran constituyendose el reino de Navarra y el contado de Barcelona)
Asturias fue el primero de los reinos cristianos: arrebatando Leòn y Castilla a los moros, en 722 empieza la Reconquista (Batalla de Covadonga)
En 1031 se desmiembra el Califado de Còrdoba disintegrandose en los reinos de Taifas y en 1085 Alfonso VI rey de Asturia se apodera de Toledo, antigua capital visigoda.
Veamos por lo tanto como en 1200 Castilla sigue impulsando fructuosamente la Reconquista:
  • 1212: la Batalla de las Navas de Tolosa signa la derrota de los Almohades (dinastìa que domina al-Andalus desde 1147) por obra de Alfonso VIII
  • entre 1236 y 1248 Fernando III reconquista Còrdoba, Jaèn y Sevilla

A final del s.XIII la Penìnsula presenta:
  • un solo reino musulmàn, Granada
  • Navarra reino cristiàn
  • Aragòn reino cristiàn (despuès de haber absorbido a Cataluña, se extende por el litoral mediterràneo)
  • Portugal cristiàn (independiente desde 1139)
  • Castilla-Leòn cristiàn (reino màs extenso)

La reconquista habrìa de culminar el 2 de enero de 1492 cuando Boabdil, rey de Granada (ùltimo bastiòn musulmàn), hizo entrega de la ciudad a Isabel de Castilla y Fernando de Aragòn.


Memoria storica: la Valle de los Caìdos (4)

In vent’anni, rispetto ai dodici mesi previsti inizialmente, si realizza il monumento commemorativo ai caduti della Guerra Civile, voluto dal generalísimo Francisco Franco. Il caudillo fa costruire il mausoleo a cinquanta km a nord di Madrid, nella Valle de los Caídos (Cuelgamuros, Sierra del Guadarrama), sulla quale collina domina un’enorme croce alta centocinquanta metri. La basilica sotterranea, lunga duecentocinquanta metri e scavata a fianco della montagna, onora “i morti della guerra civile, da entrambe le parti” e trova sepolti, oltre che ai miliziani nazionalista e repubblicani, il dittatore Franco e il suo braccio destro, Josè Primo de Rivera (entrambi sull’altare maggiore).

Il lavoro è svolto da prigionieri repubblicani che hanno scampato la condanna a morte: molti di loro, circa ventimila uomini, sono assegnati ai lavori nella cava. Franco annuncia il suo progetto nell’aprile del 1940, ma solo nel 1954 la cripta viene ultimata: ci vollero due anni in più per la realizzazione della croce. Il monumento viene ufficialmente inaugurato il primo aprile del 1959.

La Spagna democratica, scrive Elizabeth Nash, ha compiuto la scelta “funzionale” di sdoganare la Valle dei Caduti come un altro grande monumento eretto da un governante spagnolo per celebrare la propria gloria, al pari dell’ Escorial. “La guida turistica - continua - descrive il sito con la stessa pedanteria sdolcinata riservata all’Escorial o al Palazzo Reale.” La sensazione percepita, riguardo a come la Spagna affronta il suo traumatico passato dittatoriale, è quella della neutralità: non denuncia e allo stesso tempo non celebra bensì “depoliticizza”, sterilizzando qualsiasi residuo politico pericoloso di attizzarsi nel presente.

Quale dunque il destino della Valle dei Caduti? La Ley de Memoria Histórica, nell’articolo 16, stabilisce che la Valle dei Caduti si adeguerà alle norme applicabili ai luoghi di culto e cimiteri pubblici; allo stesso tempo in loco si vietano atti politici e apologici alla Guerra civile o al franchismo. Inoltre, la legge apre un’opportunità con lo scopo di far acquisire alla Valle dei Caduti, luogo di memoria, un significato nuovo per i suoi visitatori e per la coscienza collettiva della nazione, dallo spirito di riconciliazione al rispetto del pluralismo, proclamato nella Costituzione. La sesta disposizione della legge consta di un mandato che incentivi tutte quelle iniziative svolte a convertire questo luogo in monumento di memoria collettiva democratica, di riconciliazione e verità. Con tali obiettivi, il governo ha lavorato in diversi ambiti, di carattere documentario, architettonico e giudiziario, che devono costituire la base ad attuazioni future.

Un romanzo: Soldados de Salamina, di Javier Cercas (3)

Il dibattito circa la storiografia della guerra civile segue ritmi incalzanti. La ripresa del tema permette di aprire le porte anche ad un’altra fondamentale riflessione, quella sulla memoria e sugli effetti che questa comporta. Come la Spagna percepisce quel triennio di conflitto? Una testimonianza da prendere in considerazione è uno dei romanzi che da qualche anno ottiene più successo: Soldados de Salamina, di Javier Cercas.
Il proposito è fondamentale in quanto il peso della personalità individuale incide laddove non ce lo si aspetta: la vicenda narrata ci conferma che le persone non sempre si comportano in modo scontato. Un episodio può cambiare il destino delle cose e questo ci fa capire come sia possibile difendersi dall’automatismo delle situazioni, come non ci sia iniziativa che risulti irrilevante e come ogni gesto abbia conseguenze sempre influenti.

Javier Cercas scrive per “commemorare” un atto di pietà in piena Guerra civile spagnola. Durante gli ultimi giorni della guerra nel santuario di Collell (Barcellona) Rafael Sánchez Mazas, membro fondatore del partito fascista di Francisco Franco, è destinato alla fucilazione. Miracolosamente, però, riesce a scappare verso il bosco nel momento stesso in cui inizia la sparatoria. Egli viene scoperto da un soldato repubblicano che, fingendo di non vederlo, decide di non ucciderlo. Più avanti, Sánchez Mazas apparirà come eroe nazionale diventando membro del primo governo di Franco; del soldato repubblicano, invece, non si saprà più niente.

Il romanzo è strutturato in tre parti: “Los amigos del bosque” (gli amici del bosco), “Soldados de Salamina” (soldati di Salamina) e “Cita en Stockton” (appuntamento a Stockton). Nella prima parte troviamo la descrizione del contesto in cui inizia a lavorare Javier Cercas: da dove la decisione di scrivere riguardo alla guerra civile e perché porre in dettaglio la fucilazione (mancata) di Sánchez Mazas. La seconda parte entra già nell’ambito di ricerca storica, in quanto l’autore compie diverse interviste a coloro che ebbero contatti con Sánchez Mazas, indagando su quell’evento che lo vide protagonista. Nella parte finale vi è tutta la volontà di dare un nome al soldato repubblicano che ha messo in salvo il falangista: si lancia alla ricerca del “vero” eroe, prendendo spunto da un’intervista con lo scrittore chileno Roberto Bolaño. La pista che Cercas vuole percorrere è quella dell’anziano Miralles, che vive in Francia e che lottò per la Repubblica durante la guerra civile. Egli scopre che Miralles si trovava in Catalogna durante la fucilazione di Sánchez Mazas. L’autore crede così che in questo vecchio signore si trovi la figura del salvatore del falangista. Il libro, tuttavia, ha finale aperto, in quanto il lettore non sa se è Miralles l’eroe, se è un soldato che per coincidenza si trovava lì o se semplicemente è un personaggio d’invenzione creato da Cercas per dare un nome (rivendicare la sua figura) del repubblicano.

Infine, perché Soldados de Salamina riscuote dunque tanto successo? La risposta è semplice, se si pensa che la pietà del soldato repubblicano è un’eccezione in un contesto in cui tutto sembrerebbe invitare all’indifferenza morale. Solo attraverso tali episodi ci è possibile valutare la posizione sempre incerta che possediamo al momento di scegliere.

Il personaggio-autore Javier Cercas cambia prospettiva durante tutto il corso della storia: prima di imbattersi in questa fortunata avventura letteraria, egli vedeva la guerra civile come un qualcosa di remoto e lontano, tanto distante quanto lo è la battaglia di Salamina. E’ però a partire da quest’indagine che Cercas comprende quanto la guerra sia in realtà viva e presente e quanto continui ad influenzare la vita di molte persone spagnole, compresa la sua.

Luci ed ombre nella guerra: cosa rimane oggi nella memoria (2)

Successivamente al capitoletto, riporto l'utile bibliografia alla quale far eventualmente riferimento, sul tema guerra civile/memoria nel presente. Enjoy :P

Come vivono gli spagnoli questo violento retaggio storico? Ci sovviene, quasi per luogo comune attribuito alla Spagna, il fenomeno culturale che dagli anni ’80 prende piede, la movida. Quest’ultima vuol essere forse il serbatoio di tutte quelle evasioni e libertà che la nazione si concesse, dopo la fine della dittatura franchista (1975). In ambito politico il cambiamento è altrettanto radicale: la Spagna subisce una transizione verso la democratizzazione. E’ una democrazia consapevole, oggi? E’ un prodotto “scontato”, che fa fronte agli anni limitati e censurati del regime nazionalista? E’ invece frutto di un passato che si è metabolizzato e di cui non si vogliono ripetere gli errori?


La “transizione” democratica, lo dice la parola stessa, non comporta una rottura radicale con il passato, bensì un mutamento, un evolversi di un sistema governativo concepito come sbagliato. Lo studioso Manuel Pérez Ledesma scrive di come, negli anni successivi al ‘75, fosse evidente il persistere nella mentalità della popolazione spagnola, a volte intenzionalmente, altre volte inconsapevolmente, di valori e di atteggiamenti peculiari della vecchia dittatura franchista. Sono venute a crearsi a livello sociale una serie di attitudini che, secondo diverse testimonianze che lo studioso ha potuto consultare, riportano ad una cultura franchista ereditata per l’appunto dai lunghi quarant’anni di regime. Queste attitudini incorporate ed interiorizzate, se così si può dire al fine di rendere al meglio il concetto, sono tra le più diverse: dalla paura irrazionale nei riguardi della sinistra e del comunismo internazionale all’autoritarismo; dalla tendenza istintiva al disprezzo dei diritti umani al disinteresse e la noncuranza per l’aspetto solidale e cooperativo della nazione. Ledesma continua sottolineando l’impossibilità di una vera rottura con la realtà passata: fondamentale che, anche dopo la morte del caudillo, molti degli organi di stampa, dell’amministrazione pubblica o dell’esercito legati al franchismo erano rimasti ai loro posti (o sostituiti da simili), a fianco di alcuni dirigenti dell’opposizione clandestina o semiclandestina ai quali Franco permise di entrare ufficialmente in politica. Sorgono inoltre diversi partiti a fare le veci a quell’ex regime: esempi sono Alianza Popular o il settore “azzurro” del nuovo partito centro democratico.
L’analisi psicologica dell’atteggiamento spagnolo nei confronti del passato è fondamentale al fine di dare un quadro generico al background su cui si sviluppa questa transizione politica democratica.

Così scrive infatti Ledesma, che indirizza la memoria storica degli spagnoli in due direzioni: l’una, come mero ricordo della guerra civile, evento traumatico che non deve ripetersi; l’altra, come quella di un paese che stringe un “patto d’oblio” nei confronti del franchismo; oblio che apre le porte ai cambiamenti politici basati principalmente sul costituire un’ anti-dittatura. Ecco così che da una parte la memoria collettiva è reduce dagli errori commessi nel passato, dei quali fa ammenda per non ripeterli più: da qui il buon esito della convivenza democratica. Il secondo atteggiamento invece, quello dell’oblio, è al contrario pericoloso: l’individuo spagnolo rimuove la memoria storica sminuendo la cultura democratica contemporanea, la quale deve anzi metabolizzare il passato per dar più valore a se stessa.

Lo studioso continua dicendo che esistono vari livelli di memoria: quella di chi ha vissuto l’evento e quella di chi è venuto a conoscenza dell’evento solo molto tempo dopo e per di più indirettamente. Esistono poi la volontà di voler cancellare un ricordo ma esiste anche l’amnesia senile; esiste anche l’oblio “funzionale” ad evitare gli scontri tra fazioni, destra o sinistra che siano, che valutano diversamente le cause e le responsabilità del conflitto. I due partiti contrapposti, infatti, ci confermano come non sia scontata l’idea che tutti, dopo averla conosciuta, vogliano fare a meno di una dittatura o di un nuovo caudillo al governo. Lo studioso ricorda che al primo congresso di Alleanza Popolare (celebrato a tre mesi dalle prime elezioni democratiche) i dirigenti elogiano l’opera del generalisímo ed esaltano la pace stabilita dalla dittatura, contrariamente ai sostenitori delle vecchie repubbliche : rispetto ad altri partiti, solo un milione e mezzo di elettori si sentono attratti dal proposito di ripetere quel passato ancora molto recente. Ledesma riporta poi alcune indagini sugli atteggiamenti politici degli spagnoli a partire dalla metà degli anni Sessanta: più del 54% della popolazione non aveva un’opinione politica a riguardo. Nel 1976 la percentuale scende al 14% e la maggioranza democratica sale al 78%. Vediamo dunque come, già negli anni Sessanta, la popolazione che supporta Franco è inferiore a quella favorevole ad un cambiamento democratico. Molto probabilmente è questo settore a stringere il “patto con l’oblio”. Ledesma ricorda le parole di Nietszche: “Il ricordo è desiderabile solo se è utile per il futuro e il presente, ma non è benefico se debilita il presente o impedisce un futuro vitale”.
Scrive lo studioso Manuel Lucena Giraldo: “Dietro una sintesi così ben espressa di tradizione e innovazione emergono tuttavia i costi del compromesso, le manifestazioni di un passato mascherato da presente, che ci ricordano i limiti naturali di ogni transizione. Accanto ai nazionalismi di radice etnica ed esclusiva, fortemente religiosi e ancorati a una concezione del mondo antecedente alla sua secolarizzazione, s’intravedono i fenomeni tipici di una democrazia non perfetta, la difficoltà di far fronte alla marea migratoria, o l’insicurezza di importanti istituzioni, dal cui seno periodicamente riemergono, tingendo tutto di passato, il vecchio notabile, il profittatore, il truffatore di professione. Forse la lenta scomparsa di questi stereotipi, così legati a quanto ci si è lasciati dietro, rappresentava un prezzo da pagare a una transizione fatta per conservare e distruggere allo stesso tempo. Alla fine è forse nel campo della memoria storica che il lascito della transizione, che ha preteso una così grande dose di oblio, evidenzia i limiti maggiori. Perché, contrariamente a quanto si è voluto far credere, l’esistenza di una memoria storica non è negoziabile: il diritto al ricordo è la condizione per non tornare alla barbarie.”

 
Infine, la bibliografia:

A. ALTED VIGIL, De una historia de la cultura a una historia socio-cultural de la España contemporánea, in “Hacer la Historia del siglo XX”

A. CASTILLO, Entre la pluma y la pared. Una historia social de la escritura en los siglos de oro

E. NASH, Madrid

J. CERCAS, Soldados de Salamina

J. UGARTE, La nueva Covadonga insorgente. Orígenes sociales y culturales de la sublevación de 1936 en Navarra y el País Vasco

M. LUCENA GIRALDO, Il prezzo dell’oblio in “Lettera Internazionale”

M. PEÑA, La historiografia francesa en la historia cultural de la Edad Moderna española. Breve balance de su influencia, in “La historiografia francesa del siglo XX y su acogida en España”

M. PÉREZ LEDESMA, Luci ed ombre della transizione spagnola in “Lettera Internazionale”

O. RUIZ-MANJÓN, Nuevas orientaciones en historia cultural, in “La historia contemporánea en España”

P. POIRRIER, Variazioni sulla storia culturale in Spagna in La storia culturale: una svolta nella storiografia mondiale?

R. GARCÍA CÁRCEL, Aproximación a la historia de la cultura en España a lo largo del siglo XX in “Revista de Historia Jerónimo Zurita”

Breve intro alla storia culturale in Spagna (1)

A seguito vi propongo alcuni dei punti che ho trattato nella rapida tesina dell'esame di Storia culturale, dal titolo " La Guerra civile spagnola: memoria e oblio nel presente". Si sa mai che qualcuno possa trarne utilità... ;)

1.1 Punti forza della nuova storia culturale spagnola: La miglior storia culturale in Spagna, scrivono Justo Serna e Anaclet Pons, tratta di oggetti materiali, specialmente quelli funzionali alla spiegazione di un testo e di un’immagine significativi ad un’epoca. Gli autori che si sono occupati e si occupano di tali oggetti sono spesso coloro che ricercano e studiano la cultura popolare. Le case editrici spagnole, ci testimoniano i due studiosi, si trovano attualmente a pubblicare parecchi libri di storia culturale nei quali viene per l’appunto proposta l’analisi di tali oggetti, quasi volessero orientare il lettore verso un settore storico che prende sempre più piede. Questi saggi, solitamente, espongono classici di storia culturale selezionati e danno una breve presentazione dei loro autori. Gli storici classici e i nuovi storici culturali partono dal presupposto che la cultura è lo spazio dell’agire umano.
Le azioni e i pensieri dell’individuo vengono studiati a partire da tracce materiali in grado di rappresentarle e questi storici mirano proprio a rendere evidente e feconda questa correlazione tra prodotti di differenti epoche. Essi non pretenderanno di darne una spiegazione, quanto piuttosto di dar loro valore.



1.2 Un passo indietro: influenze ed eredità. In Spagna il processo storiografico è ostacolato dalla dittatura franchista, che ha soffocato l’entrata di ogni pratica innovatrice. Nell’ambito della storia culturale, però, si assiste ora ad un rinnovamento che prende spunto dalla realtà europea: un canale d’accesso a questo tipo di storia è Roger Chartier.
L’oggetto di studio diviene una cultura intesa come ambito esteso a comprendere la sfera sociale e culturale allo stesso tempo, come “background” ad ogni individuo. Ne “Historie et sciences sociales: un tournant critique?”, testo pubblicato dalle Annales nel sesto fascicolo del 1989, Chartier parla addirittura di una “storia culturale del sociale”, dove i soggetti attivano i loro saperi all’interno della società, campo limitato cui appartengono. Le pratiche erano dunque l’oggetto di studio di Chartier: egli suggerisce una nuova sensibilità antropologica, attenta alle azioni e alla pratica individuali.

D’altronde, la storiografia francese è quella che ha esercitato il maggior influsso in Spagna. Fondamentale è anche soffermarsi sul contesto in cui questi mutamenti procedono: verso la fine degli anni Ottanta la storiografia conosceva un periodo d’apogeo. Nel 1988 si comincia a pubblicare la rivista Historia social e un anno dopo veniva fondata l’Associazione di Storia sociale, seguita da quella di storia contemporanea (quest’ultima vanta una rivista, Ayer, pubblicata dal 1991). Nel 1992 si tiene il primo congresso degli storici contemporanei, La storia contemporanea in Spagna, nel quale l’autore Octavio Ruiz-Manjòn sostiene che in Spagna, finora, si è praticata una storia culturale di taglio “classico”, la quale dedica attenzione alle discipline tradizionali di arte, letteratura, scienza,…
Più tardi, circa sette anni dopo, Manuel Peña afferma che i frutti della storia culturale sono talmente rari da poter parlare di “deserto spagnolo”. Secondo lo storico, nella seconda metà degli anni Novanta, vi era un piccolo gruppo di storici che offrivano un approccio specifico a quei temi classici di cui parla Ruiz-Manjòn. Alicia Alted propone una tesi simile, sostenendo che l’interesse storiografico esisteva, ma non si poteva parlare di “nuova” storia culturale. Secondo Ricardo Garcìa Càrcel, grande conoscitore della produzione spagnola, il presente della nuova storia della cultura si chiama Roger Chartier, che influisce nello studio attento della critica letteraria, della storia del libro e della cultura scritta. Lo storico Antonio Castillo rende feconda la lezione di Chartier, proponendosi di condurre una storia sociale della cultura scritta basata non tanto sull’analisi diretta del materiale considerato, quanto sul concetto di rappresentazione. Tra i modernisti ricordiamo il britannico Peter Burke, che aspira a fare storia della cultura popolare con il libro El vuelo de Icaro, autobiografia di un artigiano di Barcellona in età moderna.

1.3 Tendenze storiche: negli ultimi decenni il popolo di lettori, continuano J. Serna e A. Pons, è maggiormente attratto dalla storia del ‘900: al centro di ogni interesse, la Guerra Civile del ’36-’39.

Il modello storico prescelto per narrare le vicende contemporanee non vuol più essere quello politico, bensì quello culturale, di fenomeni che toccano gli aspetti più vari dell’attività umana. Uno dei migliori esponenti di questa nuova sensibilità culturale è lo storico Javier Ugarte, nel suo studio sulle origini della Guerra Civile: è un saggio che si propone di dimostrare come gli individui agiscano non istantaneamente ma guidati da una serie di attitudini che fanno perno sulla realtà sociale quotidiana, su costumi, pratiche, mito e religione (si pensi a Bordieau con il concetto di “habitus”). L’autore opta così per una trattazione antropologica del tema storico, che ancora una volta ribadisce come i fatti sociali siano prodotto allo stesso tempo dell’azione, della cultura, delle esperienze. Un’altra pratica che potremmo definire “culturale” (perché figlia della storia politica da un lato e dalla scuola francese delle Annales dall’altro) è quella delle scienze politiche. Si tratta di porre al pubblico spagnolo questioni circa la dittatura e la sua transizione negli anni: andare dunque oltre all’evento e porsi protagonisti nella riflessione circa un processo storico.
Questo risulta fondamentale se si pensa che la storiografia spagnola è sopravvissuta senza troppi contatti con l’esterno a causa della dittatura e pertanto non ha permesso l’entrata di sguardi e pratiche nuovi nel panorama storico.

In conclusione, gli storici spagnoli tendono a “scoraggiarsi” per una consapevole mancanza di testi spagnoli storici diffusi all’estero, di una rivista celebre o di una scuola riconosciuta ufficialmente: importante è che la storiografia spagnola oggigiorno non sia più “terreno arido”.

sabato 3 marzo 2012

Tesi: "La Venda di Miguel de Unamuno: il conflitto tra fede e ragione"

Ola chicos!

Metto a disposizione la mia tesi triennale in Lettere Moderne...
L'oggetto della tesi è La venda, un testo teatrale di Miguel de Unamuno.

Dal momento che pochissime sono le nozioni e i riferimenti che, riguardo al testo, si trovano per la rete, vi invito a scrivermi per qualsiasi informazione.
Sono disponibile ad inviare gratuitamente la tesi via mail e, nel caso foste interessati alla ricerca o alla semplice comprensione della bibliografia nella quale "incapperete", vi posso aiutare in qualsiasi momento ;-)

Mail: alikeia@yahoo.it

Saludetes!
Alice