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mercoledì 6 giugno 2012

Breve intro alla storia culturale in Spagna (1)

A seguito vi propongo alcuni dei punti che ho trattato nella rapida tesina dell'esame di Storia culturale, dal titolo " La Guerra civile spagnola: memoria e oblio nel presente". Si sa mai che qualcuno possa trarne utilità... ;)

1.1 Punti forza della nuova storia culturale spagnola: La miglior storia culturale in Spagna, scrivono Justo Serna e Anaclet Pons, tratta di oggetti materiali, specialmente quelli funzionali alla spiegazione di un testo e di un’immagine significativi ad un’epoca. Gli autori che si sono occupati e si occupano di tali oggetti sono spesso coloro che ricercano e studiano la cultura popolare. Le case editrici spagnole, ci testimoniano i due studiosi, si trovano attualmente a pubblicare parecchi libri di storia culturale nei quali viene per l’appunto proposta l’analisi di tali oggetti, quasi volessero orientare il lettore verso un settore storico che prende sempre più piede. Questi saggi, solitamente, espongono classici di storia culturale selezionati e danno una breve presentazione dei loro autori. Gli storici classici e i nuovi storici culturali partono dal presupposto che la cultura è lo spazio dell’agire umano.
Le azioni e i pensieri dell’individuo vengono studiati a partire da tracce materiali in grado di rappresentarle e questi storici mirano proprio a rendere evidente e feconda questa correlazione tra prodotti di differenti epoche. Essi non pretenderanno di darne una spiegazione, quanto piuttosto di dar loro valore.



1.2 Un passo indietro: influenze ed eredità. In Spagna il processo storiografico è ostacolato dalla dittatura franchista, che ha soffocato l’entrata di ogni pratica innovatrice. Nell’ambito della storia culturale, però, si assiste ora ad un rinnovamento che prende spunto dalla realtà europea: un canale d’accesso a questo tipo di storia è Roger Chartier.
L’oggetto di studio diviene una cultura intesa come ambito esteso a comprendere la sfera sociale e culturale allo stesso tempo, come “background” ad ogni individuo. Ne “Historie et sciences sociales: un tournant critique?”, testo pubblicato dalle Annales nel sesto fascicolo del 1989, Chartier parla addirittura di una “storia culturale del sociale”, dove i soggetti attivano i loro saperi all’interno della società, campo limitato cui appartengono. Le pratiche erano dunque l’oggetto di studio di Chartier: egli suggerisce una nuova sensibilità antropologica, attenta alle azioni e alla pratica individuali.

D’altronde, la storiografia francese è quella che ha esercitato il maggior influsso in Spagna. Fondamentale è anche soffermarsi sul contesto in cui questi mutamenti procedono: verso la fine degli anni Ottanta la storiografia conosceva un periodo d’apogeo. Nel 1988 si comincia a pubblicare la rivista Historia social e un anno dopo veniva fondata l’Associazione di Storia sociale, seguita da quella di storia contemporanea (quest’ultima vanta una rivista, Ayer, pubblicata dal 1991). Nel 1992 si tiene il primo congresso degli storici contemporanei, La storia contemporanea in Spagna, nel quale l’autore Octavio Ruiz-Manjòn sostiene che in Spagna, finora, si è praticata una storia culturale di taglio “classico”, la quale dedica attenzione alle discipline tradizionali di arte, letteratura, scienza,…
Più tardi, circa sette anni dopo, Manuel Peña afferma che i frutti della storia culturale sono talmente rari da poter parlare di “deserto spagnolo”. Secondo lo storico, nella seconda metà degli anni Novanta, vi era un piccolo gruppo di storici che offrivano un approccio specifico a quei temi classici di cui parla Ruiz-Manjòn. Alicia Alted propone una tesi simile, sostenendo che l’interesse storiografico esisteva, ma non si poteva parlare di “nuova” storia culturale. Secondo Ricardo Garcìa Càrcel, grande conoscitore della produzione spagnola, il presente della nuova storia della cultura si chiama Roger Chartier, che influisce nello studio attento della critica letteraria, della storia del libro e della cultura scritta. Lo storico Antonio Castillo rende feconda la lezione di Chartier, proponendosi di condurre una storia sociale della cultura scritta basata non tanto sull’analisi diretta del materiale considerato, quanto sul concetto di rappresentazione. Tra i modernisti ricordiamo il britannico Peter Burke, che aspira a fare storia della cultura popolare con il libro El vuelo de Icaro, autobiografia di un artigiano di Barcellona in età moderna.

1.3 Tendenze storiche: negli ultimi decenni il popolo di lettori, continuano J. Serna e A. Pons, è maggiormente attratto dalla storia del ‘900: al centro di ogni interesse, la Guerra Civile del ’36-’39.

Il modello storico prescelto per narrare le vicende contemporanee non vuol più essere quello politico, bensì quello culturale, di fenomeni che toccano gli aspetti più vari dell’attività umana. Uno dei migliori esponenti di questa nuova sensibilità culturale è lo storico Javier Ugarte, nel suo studio sulle origini della Guerra Civile: è un saggio che si propone di dimostrare come gli individui agiscano non istantaneamente ma guidati da una serie di attitudini che fanno perno sulla realtà sociale quotidiana, su costumi, pratiche, mito e religione (si pensi a Bordieau con il concetto di “habitus”). L’autore opta così per una trattazione antropologica del tema storico, che ancora una volta ribadisce come i fatti sociali siano prodotto allo stesso tempo dell’azione, della cultura, delle esperienze. Un’altra pratica che potremmo definire “culturale” (perché figlia della storia politica da un lato e dalla scuola francese delle Annales dall’altro) è quella delle scienze politiche. Si tratta di porre al pubblico spagnolo questioni circa la dittatura e la sua transizione negli anni: andare dunque oltre all’evento e porsi protagonisti nella riflessione circa un processo storico.
Questo risulta fondamentale se si pensa che la storiografia spagnola è sopravvissuta senza troppi contatti con l’esterno a causa della dittatura e pertanto non ha permesso l’entrata di sguardi e pratiche nuovi nel panorama storico.

In conclusione, gli storici spagnoli tendono a “scoraggiarsi” per una consapevole mancanza di testi spagnoli storici diffusi all’estero, di una rivista celebre o di una scuola riconosciuta ufficialmente: importante è che la storiografia spagnola oggigiorno non sia più “terreno arido”.

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