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mercoledì 6 giugno 2012

Luci ed ombre nella guerra: cosa rimane oggi nella memoria (2)

Successivamente al capitoletto, riporto l'utile bibliografia alla quale far eventualmente riferimento, sul tema guerra civile/memoria nel presente. Enjoy :P

Come vivono gli spagnoli questo violento retaggio storico? Ci sovviene, quasi per luogo comune attribuito alla Spagna, il fenomeno culturale che dagli anni ’80 prende piede, la movida. Quest’ultima vuol essere forse il serbatoio di tutte quelle evasioni e libertà che la nazione si concesse, dopo la fine della dittatura franchista (1975). In ambito politico il cambiamento è altrettanto radicale: la Spagna subisce una transizione verso la democratizzazione. E’ una democrazia consapevole, oggi? E’ un prodotto “scontato”, che fa fronte agli anni limitati e censurati del regime nazionalista? E’ invece frutto di un passato che si è metabolizzato e di cui non si vogliono ripetere gli errori?


La “transizione” democratica, lo dice la parola stessa, non comporta una rottura radicale con il passato, bensì un mutamento, un evolversi di un sistema governativo concepito come sbagliato. Lo studioso Manuel Pérez Ledesma scrive di come, negli anni successivi al ‘75, fosse evidente il persistere nella mentalità della popolazione spagnola, a volte intenzionalmente, altre volte inconsapevolmente, di valori e di atteggiamenti peculiari della vecchia dittatura franchista. Sono venute a crearsi a livello sociale una serie di attitudini che, secondo diverse testimonianze che lo studioso ha potuto consultare, riportano ad una cultura franchista ereditata per l’appunto dai lunghi quarant’anni di regime. Queste attitudini incorporate ed interiorizzate, se così si può dire al fine di rendere al meglio il concetto, sono tra le più diverse: dalla paura irrazionale nei riguardi della sinistra e del comunismo internazionale all’autoritarismo; dalla tendenza istintiva al disprezzo dei diritti umani al disinteresse e la noncuranza per l’aspetto solidale e cooperativo della nazione. Ledesma continua sottolineando l’impossibilità di una vera rottura con la realtà passata: fondamentale che, anche dopo la morte del caudillo, molti degli organi di stampa, dell’amministrazione pubblica o dell’esercito legati al franchismo erano rimasti ai loro posti (o sostituiti da simili), a fianco di alcuni dirigenti dell’opposizione clandestina o semiclandestina ai quali Franco permise di entrare ufficialmente in politica. Sorgono inoltre diversi partiti a fare le veci a quell’ex regime: esempi sono Alianza Popular o il settore “azzurro” del nuovo partito centro democratico.
L’analisi psicologica dell’atteggiamento spagnolo nei confronti del passato è fondamentale al fine di dare un quadro generico al background su cui si sviluppa questa transizione politica democratica.

Così scrive infatti Ledesma, che indirizza la memoria storica degli spagnoli in due direzioni: l’una, come mero ricordo della guerra civile, evento traumatico che non deve ripetersi; l’altra, come quella di un paese che stringe un “patto d’oblio” nei confronti del franchismo; oblio che apre le porte ai cambiamenti politici basati principalmente sul costituire un’ anti-dittatura. Ecco così che da una parte la memoria collettiva è reduce dagli errori commessi nel passato, dei quali fa ammenda per non ripeterli più: da qui il buon esito della convivenza democratica. Il secondo atteggiamento invece, quello dell’oblio, è al contrario pericoloso: l’individuo spagnolo rimuove la memoria storica sminuendo la cultura democratica contemporanea, la quale deve anzi metabolizzare il passato per dar più valore a se stessa.

Lo studioso continua dicendo che esistono vari livelli di memoria: quella di chi ha vissuto l’evento e quella di chi è venuto a conoscenza dell’evento solo molto tempo dopo e per di più indirettamente. Esistono poi la volontà di voler cancellare un ricordo ma esiste anche l’amnesia senile; esiste anche l’oblio “funzionale” ad evitare gli scontri tra fazioni, destra o sinistra che siano, che valutano diversamente le cause e le responsabilità del conflitto. I due partiti contrapposti, infatti, ci confermano come non sia scontata l’idea che tutti, dopo averla conosciuta, vogliano fare a meno di una dittatura o di un nuovo caudillo al governo. Lo studioso ricorda che al primo congresso di Alleanza Popolare (celebrato a tre mesi dalle prime elezioni democratiche) i dirigenti elogiano l’opera del generalisímo ed esaltano la pace stabilita dalla dittatura, contrariamente ai sostenitori delle vecchie repubbliche : rispetto ad altri partiti, solo un milione e mezzo di elettori si sentono attratti dal proposito di ripetere quel passato ancora molto recente. Ledesma riporta poi alcune indagini sugli atteggiamenti politici degli spagnoli a partire dalla metà degli anni Sessanta: più del 54% della popolazione non aveva un’opinione politica a riguardo. Nel 1976 la percentuale scende al 14% e la maggioranza democratica sale al 78%. Vediamo dunque come, già negli anni Sessanta, la popolazione che supporta Franco è inferiore a quella favorevole ad un cambiamento democratico. Molto probabilmente è questo settore a stringere il “patto con l’oblio”. Ledesma ricorda le parole di Nietszche: “Il ricordo è desiderabile solo se è utile per il futuro e il presente, ma non è benefico se debilita il presente o impedisce un futuro vitale”.
Scrive lo studioso Manuel Lucena Giraldo: “Dietro una sintesi così ben espressa di tradizione e innovazione emergono tuttavia i costi del compromesso, le manifestazioni di un passato mascherato da presente, che ci ricordano i limiti naturali di ogni transizione. Accanto ai nazionalismi di radice etnica ed esclusiva, fortemente religiosi e ancorati a una concezione del mondo antecedente alla sua secolarizzazione, s’intravedono i fenomeni tipici di una democrazia non perfetta, la difficoltà di far fronte alla marea migratoria, o l’insicurezza di importanti istituzioni, dal cui seno periodicamente riemergono, tingendo tutto di passato, il vecchio notabile, il profittatore, il truffatore di professione. Forse la lenta scomparsa di questi stereotipi, così legati a quanto ci si è lasciati dietro, rappresentava un prezzo da pagare a una transizione fatta per conservare e distruggere allo stesso tempo. Alla fine è forse nel campo della memoria storica che il lascito della transizione, che ha preteso una così grande dose di oblio, evidenzia i limiti maggiori. Perché, contrariamente a quanto si è voluto far credere, l’esistenza di una memoria storica non è negoziabile: il diritto al ricordo è la condizione per non tornare alla barbarie.”

 
Infine, la bibliografia:

A. ALTED VIGIL, De una historia de la cultura a una historia socio-cultural de la España contemporánea, in “Hacer la Historia del siglo XX”

A. CASTILLO, Entre la pluma y la pared. Una historia social de la escritura en los siglos de oro

E. NASH, Madrid

J. CERCAS, Soldados de Salamina

J. UGARTE, La nueva Covadonga insorgente. Orígenes sociales y culturales de la sublevación de 1936 en Navarra y el País Vasco

M. LUCENA GIRALDO, Il prezzo dell’oblio in “Lettera Internazionale”

M. PEÑA, La historiografia francesa en la historia cultural de la Edad Moderna española. Breve balance de su influencia, in “La historiografia francesa del siglo XX y su acogida en España”

M. PÉREZ LEDESMA, Luci ed ombre della transizione spagnola in “Lettera Internazionale”

O. RUIZ-MANJÓN, Nuevas orientaciones en historia cultural, in “La historia contemporánea en España”

P. POIRRIER, Variazioni sulla storia culturale in Spagna in La storia culturale: una svolta nella storiografia mondiale?

R. GARCÍA CÁRCEL, Aproximación a la historia de la cultura en España a lo largo del siglo XX in “Revista de Historia Jerónimo Zurita”

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