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mercoledì 6 giugno 2012

Un romanzo: Soldados de Salamina, di Javier Cercas (3)

Il dibattito circa la storiografia della guerra civile segue ritmi incalzanti. La ripresa del tema permette di aprire le porte anche ad un’altra fondamentale riflessione, quella sulla memoria e sugli effetti che questa comporta. Come la Spagna percepisce quel triennio di conflitto? Una testimonianza da prendere in considerazione è uno dei romanzi che da qualche anno ottiene più successo: Soldados de Salamina, di Javier Cercas.
Il proposito è fondamentale in quanto il peso della personalità individuale incide laddove non ce lo si aspetta: la vicenda narrata ci conferma che le persone non sempre si comportano in modo scontato. Un episodio può cambiare il destino delle cose e questo ci fa capire come sia possibile difendersi dall’automatismo delle situazioni, come non ci sia iniziativa che risulti irrilevante e come ogni gesto abbia conseguenze sempre influenti.

Javier Cercas scrive per “commemorare” un atto di pietà in piena Guerra civile spagnola. Durante gli ultimi giorni della guerra nel santuario di Collell (Barcellona) Rafael Sánchez Mazas, membro fondatore del partito fascista di Francisco Franco, è destinato alla fucilazione. Miracolosamente, però, riesce a scappare verso il bosco nel momento stesso in cui inizia la sparatoria. Egli viene scoperto da un soldato repubblicano che, fingendo di non vederlo, decide di non ucciderlo. Più avanti, Sánchez Mazas apparirà come eroe nazionale diventando membro del primo governo di Franco; del soldato repubblicano, invece, non si saprà più niente.

Il romanzo è strutturato in tre parti: “Los amigos del bosque” (gli amici del bosco), “Soldados de Salamina” (soldati di Salamina) e “Cita en Stockton” (appuntamento a Stockton). Nella prima parte troviamo la descrizione del contesto in cui inizia a lavorare Javier Cercas: da dove la decisione di scrivere riguardo alla guerra civile e perché porre in dettaglio la fucilazione (mancata) di Sánchez Mazas. La seconda parte entra già nell’ambito di ricerca storica, in quanto l’autore compie diverse interviste a coloro che ebbero contatti con Sánchez Mazas, indagando su quell’evento che lo vide protagonista. Nella parte finale vi è tutta la volontà di dare un nome al soldato repubblicano che ha messo in salvo il falangista: si lancia alla ricerca del “vero” eroe, prendendo spunto da un’intervista con lo scrittore chileno Roberto Bolaño. La pista che Cercas vuole percorrere è quella dell’anziano Miralles, che vive in Francia e che lottò per la Repubblica durante la guerra civile. Egli scopre che Miralles si trovava in Catalogna durante la fucilazione di Sánchez Mazas. L’autore crede così che in questo vecchio signore si trovi la figura del salvatore del falangista. Il libro, tuttavia, ha finale aperto, in quanto il lettore non sa se è Miralles l’eroe, se è un soldato che per coincidenza si trovava lì o se semplicemente è un personaggio d’invenzione creato da Cercas per dare un nome (rivendicare la sua figura) del repubblicano.

Infine, perché Soldados de Salamina riscuote dunque tanto successo? La risposta è semplice, se si pensa che la pietà del soldato repubblicano è un’eccezione in un contesto in cui tutto sembrerebbe invitare all’indifferenza morale. Solo attraverso tali episodi ci è possibile valutare la posizione sempre incerta che possediamo al momento di scegliere.

Il personaggio-autore Javier Cercas cambia prospettiva durante tutto il corso della storia: prima di imbattersi in questa fortunata avventura letteraria, egli vedeva la guerra civile come un qualcosa di remoto e lontano, tanto distante quanto lo è la battaglia di Salamina. E’ però a partire da quest’indagine che Cercas comprende quanto la guerra sia in realtà viva e presente e quanto continui ad influenzare la vita di molte persone spagnole, compresa la sua.

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