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domenica 25 ottobre 2015

Un tappeto di sale su piazza di neve



Ho scambiato il freddo dell’autunno per la coperta rassicurante del ricordo.

In questo giardino, qui, proprio qui sotto il grande acero rosso, ho aspettato la tua chiamata cento e cento volte. Non badavo al freddo stanco d’Ottobre sfiorarmi le caviglie nude… l’una attaccata all’altra, in punta di piedi al cospetto del tuo arrivo. Non badavo alle foglie che lente ricoprivano il tavolo di legno umido, e lente avvolgevano anche me in una triste danza aspettando l’imbrunire. E negli occhi vitrei possedevo ancora una piccola fiammella d’amore: sì, mi avresti chiamata. Mi avresti parlato ed io non avrei più sentito freddo.
Mi avresti confermato il tuo forte sentimento e quella luce del lampione oltre il giardino che ormai s’accendeva pallida, l’ho scambiata per un tuo bacio. Un bacio freddo…ma presente. Un bacio che poteva accarezzarmi  l’anima e gettarla nelle viscere più profonde della terra, là dov’è freddo come il polo ghiacciato e caldo come l’Inferno. 

Tuttavia, però, tu c’eri. 

E mi bastava.

Come un tappeto di sale su una piazza di neve, mi bastavi a non scivolare.

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