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martedì 3 novembre 2015

Burian

E' come quando il vento soffia da Est ma non lo sento perchè tu mi abbracci. 

Ti ricordi? La neve macchiata dal pruno rosso, tu ti sfregavi le mani e tra le tue, le mie. Sollevavo la punta dei piedi per raggiungere (quasi) il tuo volto e ti sfioravo le labbra fredde. Ti ricordi il vento gelido, quello proveniente dalle steppe dell'Est, che ci faceva perdere l'equilibrio? La piazza era coperta da una lastra di ghiaccio ed io e te potevamo specchiarci in quello specchio. Se mi giravo verso di te, il tuo sguardo severo puntava verso l'alto, la neve bianca ti tingeva le guance e tu la lasciavi fare.

E' come quando lasci che le mie mani delineino il profilo del tuo corpo come il dito di un bambino il contorno di un fiore.
Qualche volta, lasci fare anche tu.

Io, invece, gettavo le mie braccia contro il vento e guardavo Piazza degli Eroi dalla griglia scura dei miei capelli a contatto col mio viso. C'eri tu e c'ero io.
C'era la storia sotto ai nostri piedi e noi eravamo parte di un tutto. 
Degli autobus e dei taxi gialli sfrecciavano a qualche metro da noi, rapidi e veloci sotto il grigiore del cielo. Io e te eravamo immobili e messi alla prova solo dal vento.
"Abbracciami", te lo chiesi sottovoce.
Mi hai avvolto nelle tue braccia per come potevi, con i nostri immensi cappottoni impermeabili. Il tuo mento sopra di me gocciolava. Respiravo il tuo respiro caldo e abbassando gli occhi facevo scendere quelle gocce proprio lì dove i nostri corpi erano uniti. 
Non poteva più farmi paura niente, neanche il vento incalzante che ululava ormai forte. Burian.

Era un reel il battito del tuo cuore.
...anche il vento dell'est quella sera profumava di viole.

 

Foto originale:  Christophe Jacrot

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